Pochi minuti, giusto quelli necessari a confermare le proprie dimissioni. Hans-Peter Friedrich, ministro alle politiche agricole, è la prima tegola a cadere sulla testa di Angela Merkel da quando si è insediato il governo di grossa coalizione. “La pressione politica era diventata troppo forte”, ha spiegato il ministro davanti ai giornalisti. Friedrich – esponente della Csu – è nell’occhio del ciclone per aver diffuso confidenzialmente informazioni su un’inchiesta internazionale in corso sulla pedofilia.

Tutto comincia pochi mesi fa, a ottobre. Friedrich è in quel momento ancora ministro degli Interni. A settembre ci sono state le elezioni per il Bundestag, ma il vecchio governo è ancora in carica perché le trattative per formare la nuova maggioranza si rivelano più lunghe del previsto. Friedrich viene a sapere “da un Segretario di stato” – stando alle dichiarazioni del suo portavoce – che è in corso un’inchiesta su un giro internazionale di pedofilia e sarebbe coinvolto anche un parlamentare tedesco. Si tratta di Sebastian Edathy, eletto nelle file della Spd. Il suo nome compare in una lista, ma non esisterebbero prove di un coinvolgimento diretto. Il ministro degli Interni decide di informare in via riservata i vertici del partito socialdemocratico. Passano i mesi, ma non trapela nessuna notizia. Poi, improvvisamente, una settimana fa, Edathy decide di rimettere il mandato di parlamentare. “Per motivi di salute”, dichiara. Ancora pochi giorni e si capisce che c’è dell’altro sotto. Martedì scorso la polizia fa irruzione nell’abitazione e nell’ufficio dell’ex parlamentare. La Procura di Hannover informa il giorno dopo di aver aperto un’inchiesta sul suo conto. Sul computer di Edathy la polizia trova immagini di ragazzi nudi tra i 9 e i 13 anni, scaricate dalla rete. L’esponente socialdemocratico avrebbe anche ordinato video compromettenti, “ai limiti di quella che la magistratura ritiene pornografia minorile”, precisa la Procura. “La domanda se si tratti effettivamente di pedofilia è di difficile risposta”. Gli inquirenti hanno deciso comunque per l’apertura di un procedimento a carico del parlamentare.

La vicenda sarebbe finita qui, se non fosse per le gaffe commesse dai compagni di partito di Edathy nei commenti a caldo. Prima ancora che la Procura abbia dichiarato pubblicamente il motivo della perquisizione, un’esponente socialdemocratica si lascia sfuggire che la questione è “seria” e potrebbe esserci “un’accusa molto grave” nei riguardi di Edathy. Troppi dettagli che si incastrano: un parlamentare che lascia il mandato per motivi di salute, i suoi compagni di partito che sembrano sapere da tempo della bufera in arrivo. Il carico da novanta lo mette il capogruppo parlamentare della Spd, Thomas Oppermann. E’ lui a tirare in ballo il ruolo di Hans-Peter Friedrich e a raccontare che ad ottobre il ministro in persona avrebbe messo al corrente il segretario socialdemocratico Sigmar Gabriel del coinvolgimento di un suo parlamentare. Secondo queste rivelazioni Friedrich sapeva che era in ballo il nome di Edathy e che sarebbero scattati procedimenti penali.

Lui, Friedrich, ha provato a resistere alla bufera. Ancora poche ore prima delle dimissioni annunciate nel pomeriggio aveva dichiarato che non avrebbe lasciato il suo incarico da ministro. A meno che la stessa Procura non avesse aperto nei suoi confronti un’inchiesta per violazione di segreto d’istruttoria. Ma nell’incontro con Angela Merkel, convocato d’urgenza, deve aver cambiato idea. Pare che la Cancelliera fosse furiosa per lo scandalo piovuto tra capo e collo, e proprio agli esordi del governo di grossa coalizione messo in piedi dopo mesi di estenuanti trattative. Subito dopo il colloquio Friedrich si è presentato in sala stampa. “La pressione nei miei confronti è tale che non sarei più in grado di portare avanti il mio compito con la concentrazione e la calma necessarie, e neppure con un adeguato sostegno politico”

di Tonino Bucci