“No al condono di Zingaretti“. I consiglieri del Movimento 5 Stelle della regione Lazio hanno occupato in serata l’aula del consiglio per chiedere una seduta d’urgenza. “Se non verrà votata la proroga al Piano territoriale paesistico, che scade il 14 febbraio, ci sarà un vuoto legislativo dove sarà possibile fare tutto”. La denuncia del gruppo parte dal timore che possano essere intraprese azioni dannose per l’ambiente. I quattro consiglieri, chiusi dentro la sala, sono sostenuti a breve distanza da sette parlamentari grillini (Frusone, Di Battista, Baroni, Di Stefano, De Lorenzis, Valente e Della Valle) che sono arrivati in via della Pisana con il solo obiettivo di dare un aiuto. Chi non accetta l’azione dimostrativa, sono i rappresentanti della maggioranza. “Tanto rumore per nulla”, ha commentato l’assessore Michele Civita, “nessuno dei pericoli paventati dal consiglieri si realizzerà”. Il capogruppo Pd Marco Vincenzi invece, punta il dito contro “la lentezza” degli stessi 5 Stelle che avrebbe impedito il voto sulla proroga nei giorni scorsi. La replica: “E’ confuso e dice cose sbagliate”.

L’occupazione dei 5 Stelle sarebbe motivata dal rischio di interventi selvaggi sul territorio. “Se non viene approvata la proroga”, spiegano, “sarà possibile, almeno nei giorni di vuoto legislativo che potrebbero intercorrere tra il termine e la prossima seduta del consiglio: costruire in zone vincolate; aumentare le cubature degli immobili; aprire una centrale a biogas in territori vincolati; stravolgere l’urbanistica dei centri storici e l’assetto del territorio regionale”. Per questo motivo, hanno dichiarato i consiglieri hanno deciso di compiere il gesto simbolico di restare dentro il consiglio: “Occupiamo l’aula fino a quando il presidente Leodori non ci garantirà che entro venerdì sarà convocato il consiglio che deve essere al servizio dei cittadini e non dei costruttori e degli speculatori. Non assisteremo in silenzio allo stupro del territorio e del paesaggio laziale, se volete darci supporto ci trovate a via della Pisana”.

Una contestazione fortemente criticata dall’assessore alle politiche del territorio, alla mobilità e ai rifiuti Michele Civita: “Tanto rumore per nulla. La mancata proroga del termine di approvazione del Piano o il suo slittamento non producono infatti alcun effetto sulle misure di salvaguardia del Paesaggio che continuano a essere efficaci e vigenti. Infatti il superamento della data del 14 febbraio, come è indicato nell’articolo 21 della legge regionale sul paesaggio (la n. 24 del 1998), aumenta i livelli di salvaguardia e consente di realizzare nelle aree con decreto paesaggistico minimi interventi edilizi ovvero solo quelli di restauro edilizio, risanamento statico e manutenzione straordinaria degli edifici”. Una critica condivisa da Marco Vincenzi, capogruppo Pd: “La messinscena dell’occupazione grillina è solo fumo per sottrarsi alle gravi responsabilità. Lunedì scorso si è svolta la conferenza dei capigruppo con l’obiettivo di ‘calendarizzare’ proprio la proposta di legge regionale 128 e il gruppo con la sua assenza ha contributo a far mancare il numero legale. Oggi, in conferenza dei capigruppo, il Partito Democratico ha di nuovo proposto di discutere la proposta di legge in un consiglio previsto sempre per venerdì 14 e i pentastellati hanno fatto mancare il loro assenso, impedendo per la seconda volta la ‘calendarizzazione’. I verbali delle conferenze dei capigruppo confermano senza possibilità di smentita. L’occupazione del Consiglio è solo propaganda e demagogia”.

Una posizione contestata però dai 5 Stelle. “Se c’è stata una forza politica che ha fatto saltare il numero legale”, ribattono, “è quella che Vincenzi capeggia in consiglio visto che oggi abbiamo dovuto sospendere più volte la seduta, prima di scioglierla, perché la maggioranza era colpevolmente assente. E’ falso che sia una nostra responsabilità il fatto che dal 15 febbraio fino a quando Leodori non si degnerà di convocare il consiglio sarà possibile presentare progetti edilizi che non rispettano il Piano Territoriale Paesistico Regionale. Rispediamo al mittente le accuse e rimaniamo qui, in attesa di una risposta che tuteli il territorio e i cittadini laziali e non costruttori e speculatori vari.”