“La Santa Sede ha permesso abusi su migliaia di bambini”. Durissimo atto di accusa delle Nazioni Unite contro il Vaticano per i preti pedofili. In un rapporto del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, diffuso dall’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra, si chiede che vengano “immediatamente rimossi” e consegnati alle autorità civili tutti i prelati coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo. Sono “decine di migliaia” nel mondo, secondo il Comitato Onu, le vittime degli abusi perpetrati dai preti pedofili. Il Comitato, che appena due settimane fa aveva ascoltato i rappresentanti vaticani, ha anche chiesto alla Santa Sede di rendere accessibili i propri archivi in modo che chi ha abusato e “quanti ne hanno coperto i crimini” possano essere chiamati a risponderne davanti alla giustizia. Altrettanto dura la risposta del Vaticano: “Tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”.

Il Comitato, un organismo formato da 18 esperti indipendenti di diritti umani, “è gravemente preoccupato dal fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto l’ampiezza dei crimini commessi, non abbia preso le necessarie misure per affrontare i casi di abusi sessuali e per proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato a una continuazione degli abusi e all’impunità dei responsabili”. Il rapporto condanna la pratica di trasferire i responsabili di abusi di parrocchia in parrocchia all’interno dello stesso Paese o anche in un altro, nel tentativo di coprirne i crimini e di sottrarli alla giustizia. Una pratica, viene sottolineato, che “mette a rischio i minori di molti Paesi, con decine di autori di abusi sessuali che sono ancora in contatto con minori. Il Comitato critica aspramente il Vaticano anche per il suo atteggiamento verso l’omosessualità, la contraccezione e l’aborto. Nel documento la Santa sede viene invitata a rivedere le proprie politiche per assicurare il rispetto dei diritti dei bambini e la loro possibilità di accedere alle cure mediche. “Probabilmente – è stato il commento a caldo di monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore vaticano presso l’Onu di Ginevra – delle organizzazioni non governative, che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni, hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica”.

Puntuale è arrivata la risposta del Vaticano. “Secondo le particolari procedure previste per le parti della Convenzione, la Santa Sede prende atto delle osservazioni conclusive sui propri rapporti, le quali saranno sottoposte a minuziosi studi ed esami nel pieno rispetto della Convenzione sui diritti del fanciullo nei differenti ambiti presentati dal Comitato secondo il diritto e la pratica internazionale come pure tenendo conto del pubblico dibattito interattivo con il Comitato svoltosi il 16 gennaio 2014″. Poi la risposta (con polemica): “Alla Santa Sede – prosegue la nota – rincresce, tuttavia, di vedere in alcuni punti delle osservazioni conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”.

Due settimane fa si era saputo che sono stati quattrocento i sacerdoti ridotti allo stato laicale da Benedetto XVI tra il 2011 e il 2012 perché accusati di pedofilia. “L’accusa alla Santa Sede che avrebbe ostacolato l’attuazione della giustizia – aveva affermato monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore vaticano presso l’Onu di Ginevra – mi sembra essere un po’ campata in aria: impedire il corso della giustizia, in qualsiasi Paese, a detrimento della sua legittima giurisdizione sarebbe un’interferenza indebita e ingiusta da parte di qualsiasi soggetto. La Santa Sede – aveva aggiunto Tomasi – sostiene il diritto e il dovere di ogni Paese a perseguire ogni crimine contro i minori; quindi, non regge la critica per cui si cerca di interferire od ostacolare il corso della giustizia. Al contrario, si vuole, come Papa Francesco insiste, che ci sia trasparenza e che la giustizia abbia il suo corso”.

Non a caso il primo provvedimento suggerito a Bergoglio dal consiglio degli otto “saggi” cardinali che lo aiutano nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia romana, è stato quello di istituire una commissione per la protezione dei minori. Provvedimento che fu annunciato ai giornalisti dal cardinale arcivescovo di Boston, il cappuccino Sean O’Malley, a capo della diocesi americana dove scoppiò in modo impressionante lo scandalo della pedofilia nel 2002, costringendo Giovanni Paolo II a trasferire a Roma l’allora arcivescovo, il cardinale Bernard Francis Law. Altro provvedimento importante preso da Papa Francesco, due mesi dopo l’elezione, è stato l’esilio dalla Scozia imposto al “cardinale molestatore” Keith Patrick O’Brien. Dopo le dimissioni di Benedetto XVI, infatti, il porporato scozzese decise di non prendere parte al conclave ammettendo che “la sua condotta sessuale era scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”.

Incontrando i 120 superiori generali degli ordini religiosi, quasi due mesi fa, Papa Francesco aveva sottolineato il grande lavoro compiuto da Benedetto XVI per contrastare la pedofilia ecclesiale: “Ci deve servire da esempio per avere il coraggio di assumere la formazione personale come sfida seria avendo in mente sempre il popolo di Dio”. Negli otto anni di pontificato di Ratzinger, infatti, lo scandalo della pedofilia dei sacerdoti è scoppiato in modo impressionante. Significativo fu l’atteggiamento di Benedetto XVI con il fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado, autore di numerosi abusi sui suoi seminaristi, il cui comportamento fu definito da Ratzinger “immorale”. “Purtroppo – ammise Benedetto XVI – abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti”.

Twitter: @FrancescoGrana