Punizione papale esemplare per il “cardinale molestatore” Keith Patrick O’Brien. “Per le stesse ragioni per cui decise di non prendere parte all’ultimo conclave, l’arcivescovo emerito di St. Andrews and Edinburgh, d’intesa con Papa Francesco, nei prossimi giorni lascerà la Scozia per alcuni mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa la destinazione futura del cardinale sarà da concordare con la Santa Sede“. È quanto annuncia un comunicato della Sala Stampa vaticana. Un provvedimento durissimo quello inflitto al porporato scozzese, auspicato anche dall’episcopato della Gran Bretagna.

Il cardinale O’Brien, accusato da quattro sacerdoti di “comportamenti inappropriati”, prima dell’inizio del conclave che ha eletto Bergoglio, aveva ammesso le sue responsabilità riconoscendo che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”. Per questo motivo O’Brien aveva deciso di non prendere parte né alle congregazioni generali dei cardinali durante la Sede Vacante, né al conclave che avrebbe eletto il nuovo Papa.

In uno dei suoi ultimi atti di governo della Chiesa, il 25 febbraio scorso, tre giorni prima di lasciare il pontificato, Benedetto XVI aveva accettato le dimissioni anticipate di O’Brien dal governo della diocesi di St. Andrews and Edinburgh. Il Papa tedesco, precisò in quell’occasione il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, era stato “opportunamente informato” sulla condotta del cardinale scozzese.

La prima denuncia contro O’Brien fa riferimento a fatti accaduti nel 1980 ed è stata fatta da un ex seminarista del collegio di St. Andrews, ai tempi ventenne e oggi sposato, che considerava il cardinale la sua guida spirituale. Altri tre seminaristi dell’epoca, oggi sacerdoti, hanno raccontato di avere avuto rapporti inappropriati con il porporato in diverse occasioni: in una parrocchia, alla residenza di O’Brien e durante sedute di preghiera notturne. «Dovete capire – ha spiegato uno di loro – la relazione che esiste tra un vescovo e un sacerdote. Quando prendi l’ordine, presti giuramento di obbedienza anche verso di lui. È più del tuo capo, più del CEO della tua compagnia. Lui ha un enorme potere su di te. Non è che arrivi lì e gli dai un calcio nelle palle».

Proprio stamane, nell’omelia della ormai consueta Messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta in Vaticano, Francesco aveva usato parole durissime sulle tentazioni a cui sono soggetti preti e vescovi: la ricchezza, che può diventare avarizia, e la vanità. “Quando un prete, un vescovo – ha affermato il Papa – va dietro ai soldi, il popolo non lo ama e quello è un segno. Ma lui stesso finisce male. San Paolo ricorda di aver lavorato con le sue mani, non aveva un conto in banca, lavorava. E quando un vescovo, un prete va sulla strada della vanità – ha concluso Francesco – entra nello spirito del carrierismo e fa tanto male alla Chiesa, fa il ridicolo alla fine, si vanta, gli piace farsi vedere, tutto potente”.

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