E’ stato arrestato dai carabinieri l’ex direttore marketing del Banco do Brasil Henrique Pizzolato, uno dei 25 condannati a Brasilia nel processo ‘Mensalao’, la Tangentopoli brasiliana. Era in possesso di un passaporto falso. Pizzolato, che ha doppia nazionalità, mesi fa era fuggito per sottrarsi all’arresto. Mentre a Modena – dove da Maranello, a quanto si è appreso, sarebbe stato portato Pizzolato – la vicenda è ancora circondata da fittissimo riserbo, si apprende che proprio attorno al passaporto del banchiere si concentra il problema della sua fuga in Italia, di cui la stampa (non solo brasiliana) ha parlato nei mesi scorsi.

Secondo alcuni servizi, le autorità italiane sarebbero state a conoscenza della situazione processuale di Pizzolato prima della sua fuga dal Brasile, avvenuta a novembre: secondo tali fonti, gli sarebbe stato concesso un duplicato del passaporto per poter raggiungere l’Europa. Brasilia aveva già revocato i passaporti dell’ex alto funzionario del Banco do Brasil, che ha la doppia cittadinanza brasiliana e italiana. Dal suo ambiente invece filtrò che la fuga sarebbe avvenuta senza passaporto, soltanto con una “lettera di autorizzazione”. Pizzolato era stato condannato a 12 anni e 7 mesi di detenzione per corruzione, associazione per delinquere e riciclaggio per lo scandalo ‘Mensalaò, scoppiato in Brasile nel 2005. Era il sistema di mazzette mensili pagate dal Pt, il Partito dei Lavoratori, all’opposizione, e che garantivano il voto dei deputati a favore del governo di Lula. Per dodici dei 25 condannati, tra cui il potente ex braccio destro di Lula, Josè Dirceu, nel settembre scorso è stata disposta la revisione del processo.

Pizzolato sarebbe stato il primo a essere incarcerato il 13 novembre scorso, ma quando gli agenti si erano presentati a casa sua avevano trovato solo i familiari. L’ex esponente del Pt era già fuggito. In auto, Pizzolato avrebbe raggiunto il Paraguay, per poi prendere un aereo verso l’Italia. “Ho deciso di far valere il mio legittimo diritto di libertà per essere sottoposto ad un nuovo giudizio in Italia, in un tribunale che non è sottoposto alle imposizioni dei media controllati dall’imprenditoria, come è previsto nel trattato di estradizione tra Brasile e Italia”, aveva poi scritto in una lettera. Il ministro della Giustizia brasiliana, Josè Eduardo Cardozo, aveva reso noto a dicembre che, nel caso di mancata estradizione sarebbe stato chiesto all’Italia di far scontare sul proprio territorio la pena prevista per l’ex direttore marketing del Banco do Brasil. Sulla vicenda pesa in qualche modo il caso contrario di Cesare Battisti, condannato in Italia per terrorismo al quale il governo brasiliano ha concesso l’asilo politico. In Brasile era temuta l’ipotesi di una “rivincita” con Pizzolato, negando di consegnarlo alla giustizia brasiliana, anche per il fatto che l’uomo ha comunque cittadinanza italiana. In questo caso, era stato annunciato che sarebbe stato chiesto all’Italia, appunto, di far scontare sul proprio territorio la pena prevista.