Cinque mozioni, firmate da quasi cinquanta parlamentari di cinque schieramenti diversi – Scelta civica, SEL, M5S, Nuovo Centro Destra e Lega Nord – per impegnare il Governo ad intervenire con determinazione ed urgenza sul mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore in Italia e, in particolare, sulla SIAE, la Società Italiana autori ed editori che di quel mercato è regina, incoronata dalla legge che le attribuisce un regime di esclusiva che per tutti i firmatari delle mozioni non ha più ragion d’essere.

E’ Andrea Romano (Scelta Civica), firmatario della prima delle cinque mozioni, ad aprire la discussione, chiarendo subito che l’obiettivo del Parlamento “è quello di tutelare i produttori di cultura e, in particolare, la modalità attraverso la quale ogni produttore di cultura ha dalla propria produzione un provento, un beneficio anche di carattere economico”.

Non c’è dubbio, secondo i firmatari delle cinque mozioni, che l’attuale disciplina sulla gestione dei diritti d’autore non è al passo con la rivoluzione dei processi creativi e dei modelli di business che il digitale prima e Internet poi hanno avviato.

“Noi non riteniamo che il monopolio sia una brutta parola” – aggiunge l’On. Romano nel chiarire il senso della sua mozione che, annuncia, precede l’imminente presentazione di un disegno di legge – ma “dipende se il monopolio è utile o non è utile all’interesse generale e se è efficiente o non efficiente”.

Ed il punto è proprio questo. Tutti i firmatari delle mozioni sono concordi nel ritenere che il monopolio SIAE, allo stato, sia inutile ed inefficiente.
Lo dicono –confermando quanto già scritto da queste stesse colonne – tutti i firmatari delle mozioni.

La SIAE è inefficiente ed è in attivo non certo grazie all’intermediazione dei diritti d’autore, ma grazie alle attività collaterali, come ad esempio le convenzioni con l’agenzia delle entrate, la vendita di immobili, eccetera“.

Senza contare, come sottolineano in molti, che la Società Italiana autori ed editori, attualmente, fa quadrare i conti grazie a proventi finanziari rappresentati, in larga misura, dagli interessi sulle somme destinate ai titolari dei diritti che le percepiscono con enormi ritardi.

E’ duro, puntuale, circostanziato il j’accuse che i firmatari delle mozioni indirizzano alla SIAE alla quale imputano oltre all’inefficienza una straordinaria arretratezza ed incapacità di intermediare i diritti d’autore provenienti dallo sfruttamento online delle opere dell’ingegno e, soprattutto, di essersi trasformata – attraverso il “golpe” consumatosi all’inizio dello scorso anno – in una società che dovrebbe rappresentare gli interessi di 100 mila autori ma è gestita solo ed esclusivamente da poche decine di loro, unicamente perché più ricchi degli altri.

Non dimenticano i Parlamentari quanto accaduto alla fine del 2012, quando la gestione Commissariale presieduta da Gian Luigi Rondi e della quale facevano parte anche gli avvocati Mario Stella Richter e Luca Scordino – quest’ultimo frattanto “promosso” a Consigliere di Gestione della società – ha stravolto la Governance dell’Ente, stabilendo che in assemblea ciascun socio abbia un voto, più un altro voto per ogni euro guadagnato.

Su un’altra cosa i firmatari delle mozioni sembrano tutti d’accordo, le colpe di una situazione divenuta ormai insostenibile e che minaccia uno dei patrimoni più preziosi per il nostro Paese non sono tutte della SIAE ma anche e, forse, soprattutto, delle Istituzioni che avrebbero dovuto e potuto – per legge – vigilare sul suo operato e non l’hanno fatto.

“Se la SIAE è carente sotto tutti gli aspetti elencati, la responsabilità va ascritta anche all’indifferenza degli organi di vigilanza e all’inerzia del Parlamento”, dice senza giri di parole, l’On. Celeste Costantino (SEL).

Un’accusa puntuale e condivisibile a quanto il Ministero dei beni e delle attività culturali, quello dell’Economia e la Presidenza del Consiglio dei Ministri avrebbero potuto fare e non hanno, sin qui, fatto, preferendo girarsi dall’altra parte.

Se, tuttavia, i firmatari delle mozioni sono tutti d’accordo sul fatto che così non si possa andare avanti e sull’esigenza di un intervento risoluto ed urgente, anche per rispondere alla richiesta di trasparenza ed efficienza nel sistema delle società di gestione dei diritti d’autore che arriva dall’Unione Europea, non c’è ancora totale sintonia sulle soluzioni.

Scelta Civica, con l’On. Romano, propone una scissione della SIAE: da una parte le funzioni pubblicistiche e dall’altra quelle privatistiche di gestione dei diritti d’autore da esercitare, però, in regime di concorrenza.

SEL, con l’On. Costantino è, invece, contraria all’idea dello scorporo mentre il Movimento Cinque Stelle con l’On. Battelli, nell’annunciare la presentazione di un proprio disegno di legge, propone la sua ricetta d’urgenza: “Il governo si impegni, fin da ora, a cancellare immediatamente il nuovo statuto, azzeri la dirigenza e valuti profondamente se è il caso di portare avanti questa agonia. … Il Governo si impegni a togliere la polvere da quel palazzo austero, si impegni a cancellare le pessime politiche che hanno portato ad essere quello che oggi rappresenta la Siae verso i suoi associati: una vergogna che tutela solo chi può pagare.”.

E’ più cauto, l’On. Rampi (PD) sull’idea di scommettere su concorrenza e liberalizzazioni come panacea di tutti i mali, sottolinea l’esigenza di cercare rimedi ad una situazione già emersa come insostenibile nel corso della commissione di indagine sulla SIAE, svoltasi nella scorsa legislatura ma mette anche in guardia sull’opportunità di far tesoro del contesto di grande confusione che si è creato nel mercato dell’intermediazione dei diritti connessi all’indomani dell’affrettata liberalizzazione disposta dal Governo Monti.

Ognuno, insomma, ha le sue ricette, tante paure e perplessità rispetto alle soluzioni altrui ma tutti mostrano una certezza: è arrivata il momento di cambiare musica, in tutti i sensi.

Non resta che sperare che sia davvero così, che Parlamento e governo riescano, finalmente, a rimettere gli autori ed i creatori di arte cultura – tutti e non solo i più ricchi – al centro di un sistema virtuoso nel quale chi più mette a disposizione della collettività, più guadagna perché sia davvero incentivato a continuare a creare ed ad accrescere la ricchezza del nostro straordinario patrimonio culturale.