“L’Assemblea degli Associati Siae, nel corso della riunione tenutasi venerdì primo marzo al Palazzo dei Congressi, in Roma, ha nominato il nuovo Consiglio di Sorveglianza, composto da 34 membri, che sarà in carica per quattro anni. Migliaia di persone hanno gremito l’edificio dell’Eur sin dalle prime ore del mattino e le operazioni di voto si sono svolte con grande rapidità ed efficacia.”.

E’ così che la Società italiana autori ed editori, in un comunicato pubblicato sul proprio sito internet, racconta quanto accaduto ieri nel corso dell’assemblea elettorale che ha nominato il primo Consiglio di Sorveglianza della sua storia.

Sembra il resoconto puntuale di una bella giornata elettorale – a prescindere da chi abbia vinto e chi perso – svoltasi all’insegna della partecipazione, della trasparenza e dell’efficienza. Non è stato così, però e, anzi, è probabilmente vero l’esatto contrario.

Chi ha scritto il comunicato stampa della Siae o non era presente ed è stato male informato o mente nella piena consapevolezza di mentire. Non si spiega diversamente come abbia potuto scrivere che “migliaia di persone hanno gremito l’edificio dell’Eur sin dalle prime ore del mattino”.

Ieri all’assemblea di SIAE hanno partecipato poche centinaia di persone, 597, secondo il numero annunciato in assemblea dal Commissario Straordinario Gian Luigi Rondi e, certamente, meno di 800 giacché i presenti non hanno neppure riempito la sala del Palazzo dei Congressi nella quale si sono svolti i lavori, sala che ha una capienza di 800 posti.
Raccontare di un palazzo “gremito da migliaia di persone” è una balla, diffusa ad arte con l’intento di far apparire partecipata la consultazione elettorale.

Si è invece, probabilmente, trattato delle elezioni meno partecipate della storia della società.

Poche centinaia– su quasi cento mila associati – presenti di persona e poco più di 2500 i votanti, contando gli associati che hanno votato per delega.

Una scarsa partecipazione che è il risultato, quasi-scientifico, di una serie di ostacoli che la gestione commissariale della Siae – peraltro duramente contestata nel corso dei lavori dell’assemblea – ha perseguito attraverso una serie di modifiche allo Statuto e la fissazione di procedure elettorali discutibili.

Tanto per cominciare, per la prima volta nella storia dell’ente, si è votato solo a Roma anziché nelle oltre cento sedi periferiche della Siae con l’ovvia conseguenza di limitare drammaticamente la partecipazione degli associati che, nella più parte dei casi – oltre il 99% – non se la sono naturalmente sentita di affrontare spese ed oneri di una trasferta a Roma per votare.

Ma non basta.

Anche la percentuale degli associati che, non potendo raggiungere Roma, hanno delegato altri a votare per loro è stata bassissima: probabilmente attorno al 3%. Colpa, in questo caso, delle tante complicazioni introdotte nel nuovo statuto per l’esercizio del voto per delega: l’esigenza di una firma autentica e un limite massimo per ogni rappresentante di dieci deleghe.

Uffici comunali e cancellerie dei tribunali, nella più parte dei casi, si sono rifiutati – ed a ragione – di autenticare la firma in calce alla delega come, invece, secondo le istruzioni date dalla Siae agli associati avrebbe dovuto accadere e, naturalmente, in pochi hanno preso appuntamento da un notaio e pagato decine di euro per farsi autenticare la firma in calce alla delega.

Era davvero indispensabile richiedere una firma autentica in calce alla delega? Non si potevano raccogliere i voti anche per corrispondenza? Non si poteva continuare a far votare negli uffici locali della Siae come sin qui accaduto? Era davvero impensabile attuare, da subito, il voto elettronico come, peraltro, previsto nello statuto?  L’area riservata agli associati del portale della Siae non avrebbe potuto essere utilizzata a tal fine?

La gestione commissariale non ha pensato a queste opzioni o ha invece, scientificamente, deciso di ignorarle? E’ questa la domanda che non ci si può astenere dal porsi davanti al drammatico risultato in termini di partecipazione registrato nel corso delle elezioni di ieri.

Egualmente, discutibile l’affermazione nel comunicato stampa della Siae secondo la quale le operazioni di voto si sarebbero svolte con “grande rapidità ed efficacia”. Non è andata così.
L’organizzazione della giornata costata alla SIAE un milione di euro ha fatto cilecca.

Al di là degli effetti speciali, del ricco buffet, dell’esercito di centocinquanta hostess e steward in divisa e dei sessantacinque dipendenti e funzionari della Siae incaricati di supervisionare le operazioni di voto è, davvero, successo di tutto e di più, sin dalle prime ore del mattino.

Tanta confusione, troppa per parlare di procedure di voto rapide ed efficaci: interpretazioni discordanti delle regole da parte del personale incaricato di controllare le deleghe, stampare e consegnare le schede elettorali ad associati e delegati e, al momento del voto, ordini e contrordini provenienti dal banco della presidenza, totale incertezza circa la durata di ogni votazione e, soprattutto, modalità di raccolta delle schede almeno discutibili tanto sotto il profilo della sicurezza che sotto quello della privacy.

Basti pensare che tra gomitate e risatine, le schede elettorali, riportanti in bella mostra i dati dei ricavi di ciascun associato, sono state passate di mano in mano per essere poi ammassate in enormi scatoloni di plastica portati a spasso dalle hostess e dagli steward incaricati della raccolta delle schede.

Difficile definire riuscita la consultazione elettorale di ieri.

Nessun brivido e nessuna emozione, d’altra parte, alla proclamazione degli eletti, tutto come da copione. La quasi totalità delle poltrone del Consiglio di Sorveglianza, salvo una sparuta pattuglia di “testimonianze” diverse, proviene, naturalmente, dalle liste dei grandi gruppi editoriali musicali e da quelle dei grandi autori, Gino Paoli in testa.

Ora – e per ora perché c’è da giurarci che le contestazioni sulle operazioni di voto non mancheranno e perché c’è sempre la scure del giudizio amministrativo che pende sulla legittimità dello statuto – la Siae è dei ricchi.
L’ultimo atto del golpe si è consumato ieri.

Dichiarazione di trasparenza: sono legale di alcune delle associazioni che hanno impugnato il nuovo statuto della Siae dinanzi al TAR Lazio