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Agricoltura, non c’è solo la Fao: le mire di Sanchez sulle agenzie Onu, l’ira di Lollobrigida e i piani di Trump

Braccio di ferro tra il Governo Meloni che appoggia (insieme alla dem Elly Schlein) l'ex ministro Martina alla guida dell'organizzazione Onu e il premier spagnolo, che sbarra la strada con un suo candidato
Agricoltura, non c’è solo la Fao: le mire di Sanchez sulle agenzie Onu, l’ira di Lollobrigida e i piani di Trump
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Giù le mani dall’agricoltura. O, meglio, dalla gestione delle principali agenzie agricole Onu. È arrivata a un punto di rottura la diatriba tra la Spagna di Pedro Sanchez e l’Italia sul rinnovo dei vertici della Fao. Dietro non c’è solo la volontà di due Paesi di piazzare il proprio candidato a capo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Per l’Italia, l’ex ministro ed ex segretario dem, nonché attuale vicedirettore della Fao, Maurizio Martina, per la Spagna, il ministro socialista dell’Agricoltura, Luis Planes. C’è la determinazione del governo Sanchez di dettare la linea di quella che dovrà essere la politica agricola europea nei prossimi anni e di avere un ruolo anche nelle logiche globali. Per il Governo Meloni, però, il settore agricolo è troppo strategico, a maggior ragione se si allarga il campo d’azione oltre i confini e se si scorge un piano iberico ben preciso. Ed è difficile non vedere un piano dietro la volontà di Sanchez di piazzare candidati spagnoli non solo alla Fao, ma anche nelle altre due principali agenzie agricole. Una è l’International Fund for Agricultural Development (Ifad), l’istituzione finanziaria nata con il compito di sradicare povertà e fame nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo e che si occupa in prima linea di promuovere la ‘sicurezza alimentare’ tanto cara al ministro Francesco Lollobrigida e al Governo Meloni. L’altra è il Programma alimentare mondiale (WFP), sempre dell’Onu, la maggiore organizzazione umanitaria al mondo che sostiene l’agricoltura in contesti di crisi. Non sfugga il confine sottile tra sostenere l’agricoltura e determinare cosa, come, dove e con quali progetti occorra coltivare. Tradotto: le tre agenzie hanno un ruolo determinante a livello globale. Inevitabile, però, che il conflitto prendesse una piega spiccatamente politica. Per più ragioni. Ma per averle tutte Sanchez dovrà fare i conti anche con la visione ‘America first’ di Donald Trump.

Il conflitto tra Italia e Spagna

Come più volte sottolineato, non si parla di un settore come un altro, ma di un settore strategico. Per la Spagna e certamente per l’Italia del governo di Giorgia Meloni, legato a doppio filo a Coldiretti e con a capo del dicastero dedicato Francesco Lollobrigida. Non meraviglia, dunque, che il ministro abbia scritto una lettera, riporta il Corriere della Sera, alla ministra dell’Agricoltura di Cipro, Maria Panayiotou, attuale presidente di turno del Consiglio Ue, parlando di “egemonia alimentare”. “A fronte di tale quadro nelle tre agenzie – ha scritto il ministro italiano – considero francamente impraticabile qualsiasi percorso centrato sul rinnovo del solo vertice Fao e che prescinda dalla ricerca di un equilibrio complessivo nella definizione di una posizione unitaria Ue”. Nella missiva, Lollobrigida dice ‘no’ anche a “un coordinamento che ignori il ruolo proprio dei ministri degli Affari esteri, ai quali spetta la decisione finale circa l’orientamento europeo per il ricambio ai vertici delle tre agenzie Onu”. Non si tratta, però, esclusivamente di una questione di braccio di ferro tra Stati.

Una questione politica

Perché il nome di Maurizio Martina, già ministro, ma anche già segretario del Pd, l’ultimo prima dell’era di Elly Schlein, era riuscito a mettere d’accordo il Governo Meloni e il centrodestra. Politico di centrosinistra, fuori dal Parlamento dal 2021, anno in cui è diventato numero due della Fao diretta dal cinese Qu Dongyu, all’organizzazione Onu Martina non ha mai portato una ‘visione’ lontana da quelle del governo e di Lollobrigida. Che, dunque, non hanno fatto alcuna fatica ad appoggiarlo. A questo punto, diventa delicata la posizione di Elly Schlein, come non manca di sottolineare Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e coordinatore del gruppo dei Conservatori (Ecr) in Commissione Agricoltura. Fidanza invita la leader del Pd a sostenere Maurizio Martina e parla della Spagna di Pedro Sanchez che “gioca a fare l’asso pigliatutto in campo alimentare”. E aggiunge: “Sarebbe fin troppo facile evidenziare il cortocircuito: un governo italiano di centrodestra che candida un ex segretario del Pd e l’idolo europeo del Pd, Pedro Sanchez, che gli sbarra la strada”.

Gli altri incarichi sul tavolo (e le mire di Trump)

Tutto reso ancora più insopportabile dalle altre mire di Sanchez, su cui bisogna ora capire cosa ne pensano gli altri Paesi europei e non. Intanto, sempre per il ruolo di direttore della Fao, corre anche l’ex commissario Ue, Phil Hogan. Il politico irlandese è stato commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale nella Commissione Juncker, dal 2014 al 2019 e, fino al 2020, commissario europeo per il commercio nella Commissione von der Leyen I. Il secondo mandato di Qu Dongyu (rieletto nel 2023), si concluderà il 31 luglio 2027. Ma qualche mese prima del rinnovo della Fao, toccherà scegliere il direttore del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. Oggi quel ruolo è dell’economista spagnolo Alvario Lario, che punta al rinnovo. E ci punta anche Sanchez, che vorrebbe piazzare un uomo di fiducia anche al vertice del Programma alimentare mondiale, di cui dal 2023 è stata direttrice esecutiva Cindy Hensley McCain, che ha rassegnato le sue dimissioni qualche mese fa, dopo essere stata colpita da un ictus. Tra i candidati, però, c’è anche il 37enne Luke Lindberg – il nome proposto lo scorso 8 aprile dall’amministrazione Trump – sottosegretario per il Commercio e gli Affari Agricoli Esteri presso il Dipartimento dell’Agricoltura Usa. Ma è una candidatura che arriva non proprio sotto i migliori auspici. Trump ha continuato a tagliare i fondi per l’aiuto alimentare internazionale, colpendo proprio i programmi del World Food Programme in una quindicina di Paesi poveri. Misure che hanno avuto conseguenze devastanti in in zone vulnerabili, tanto che lo stesso Wfp ha descritto i tagli come una “condanna a morte” per milioni di persone. Ora, però, Trump lancia un altro messaggio ed è notizia di questi giorni. Un paio di conferenze sono bastate per dire al mondo che gli Stati Uniti non vogliono lasciare il sistema umanitario delle Nazioni Unite. A patto, si intende, di controllarlo. In nome degli interessi americani, in nome della visione ‘America first’.

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