Pepig, pippipig, peppaaa, peppe, etc. A due, tre anni ogni pronuncia è lecita, del resto, lei parla da sola: Peppa Pig, l’incontrastata regina dei cartoon per i più piccoli, la serie animata più seguita dai bambini tra i tre e cinque anni ogni giorno su Rai YoYo e Disney Channel. Ora sbarca anche al cinema: Peppa, vacanze al sole ed altre storie, ovvero dieci episodi della sesta serie, ognuno della durata di 5 minuti, in programmazione l’11 e il 12, il 18 e il 19 gennaio in 400 sale italiane. Creato nel 2004 in Gran Bretagna da Phil Davies (produzione e dialoghi), Mark Beker (disegni e storia) e Neville Astley (storia e animazione), oggi il cartone animato è distribuito in 180 paesi.

Per chi ha piccoli, una manna dal cielo, anzi, dal digitale terrestre. C’è Peeeppa!, e i pianti si smorzano, con un’unica controindicazione conclamata: l’inedita propensione dei baby-telespettatori a saltare nelle pozzanghere di fango, il sommo piacere della maialina Peppa e famiglia. Papà Pig, Mamma Pig, il fratellino George con il suo inseparabile “dinosauo” giocattolo: maiali antropomorfi, che vivono in una casa – direbbe Fantozzi – umana, guidano, leggono e guardano la tv, ma non rinunciano al loro timbro animalesco, un sonoro grugnito.

Accanto, Nonno e Nonna Pig, e gli amichetti di Peppa e George: Rebecca coniglio e suo fratellino Richard, Suzy pecora, Danny cane, Candy gatto, Pedro pony, Emily elefante, tutti a scuola dall’eterna maestra Madame Gazzella, che strimpella e canta come poche… Regina pure di merchandising e librerie, Peppa piace a tutti, meglio, quasi tutti: gli animalisti dell’Aidaa dissentono, invitando i genitori “a spegnere la televisione o cambiare canale tutti i giorni quando sugli schermi appare il cartone animato Peppa Pig”. Perché? Secondo il presidente Lorenzo Croce, la vita felice di Peppa e sodali mistifica “la sorte reale che tocca quotidianamente a milioni di maiali, mucche, oche e anatre e topi” e distoglie “l’attenzione dalle condizioni di quelli che vivono in allevamenti intensivi, uccisi in maniera brutale per l’alimentazione umana”.

Meglio sarebbe “mostrare anche l’altra faccia della medaglia, quella della violenza e della morte a cui sono sottoposti ogni anno migliaia di animali veri che vengono idealizzati nei cartoni animati”. Uno j’accuse che rischia di finire in tribunale, ma cui prodest? A ben vedere, anche la volpe di Esopo finirebbe in castigo, per tacere del gatto costretto a indossare gli stivali , e dell’altro gatto con l’altra volpe scaltri e truffaldini. Insomma, siamo seri, ovvero, leggeri: che male può fare questa bestiale famigliola, con la maialina senziente e a tratti insopportabile, il timido George dalle risorse inaspettate (dategli un corno, ve lo suonerà!), il papà tenero e difettoso e la madre tuttofare, normativa e un filo inutile?

Certo, vivono in una società multietnica e pacifica di eguali e diversi, che più ideale non si può, ma l’utopia e la speranza possono essere una mistificazione, possono davvero occultare la verità? Ovvero, un maialino scannato che cosa può dire a un bambino di tre anni? Appunto, teniamoci Peppa Pig, e che sia il bambino, semmai, a chiedersi perché quello che grugnisce in tv nel piatto ammutolisce. Ma prima cantiamo con Peppa, e rassegniamoci all’evoluzione della specie: George favella e disegna solo dinosauri, Papà Pig cento ne fa e una ne imbrocca, mentre sapienza e performanza sono un’esclusiva femminile. Perché se l’auto va in panne, suona l’allarme, scoppia un incendio o altri disastri, chi viene in soccorso? La signora coniglio, ovvio. No, il rosa non è solo questione di pelle: l’altra metà del cielo è il cielo di Peppa Pig. Cari maschietti, un grugnito vi seppellirà!