A Madrid è già diventata una questione di Stato. Un incidente diplomatico tra due Paesi con più di un miliardo di euro in gioco, tanto quanto la reputazione di una delle maggiori imprese di costruzione della Spagna. I lavori per l’ampliamento del canale di Panama sono a rischio, a causa di un contenzioso tra il consorzio Grupo Unidos para el Canal (Gupc) che si occupa dell’espansione e l’autorità che gestisce il transito nel canale. Il consorzio ha minacciato di interrompere i lavori, a causa di un contrasto con le autorità panamensi legato all’aumento dei costi pari a 1,2 miliardi di euro.

Ma la questione non è certo solo spagnola. Il presidente del Panama, Ricardo Martinelli, non ha risparmiato di bacchettare neppure l’italiana Salini Impregilo, che con la spagnola Sacyr fa parte del Gupc. “Vado a Roma e a Madrid a esigere il rispetto della responsabilità morale di questi governi che stanno agendo così perché non è possibile che un’impresa metta una quantità enorme di sovra-costi in un’opera di ampliamento”, ha detto chiaro e tondo giovedì alla stampa locale.

La Impregilo si era aggiudicata nel luglio 2009 il contratto per la costruzione di un terzo canale di passaggio, che rientra nel grande progetto panamense per raddoppiare la capacità di transito all’interno del canale, promosso e finanziato dall’Autorità del canale (Acp) insieme alla spagnola Sacyr (le due società in quota di maggioranza), all’impresa navale belga Jan de Nul e la panamense Constructora Urbana. Per la politica italiana le opere pubbliche a Panama sono da sempre un terreno scivoloso. I due Paesi, durante il governo Berlusconi, hanno avuto relazioni molto strette, anche grazie all’amicizia personale fra il presidente Martinelli e Silvio Berlusconi.

Adesso però Martinelli non ha certo usato mezze misure contro il consorzio italo-spagnolo: “Hanno vinto l’appalto a un prezzo stacciato e ora arrivano con la storia che i prezzi sono aumentati”, ha ribadito alla stampa locale. Dalla Spagna le notizie non sono rassicuranti: la Sacyr, che guida il consorzio, avrebbe fatto i conti senza l’oste, inserendo alle voce entrate del suo bilancio i costi aggiuntivi sostenuti per l’esecuzione dei lavori, senza che tali cifre fossero riconosciute dall’Autorità del canale. La società iberica si è però giustificata riconoscendo l’uso di questo metodo di contabilizzazione in risposta a una richiesta della Comisión Nacional del Mercado de Valores spagnola sul bilancio del 2012.

Fonti vicine al gruppo, in attesa di una mediazione con le autorità panamensi, continuano però a insistere sul fatto che la richiesta di questa cifra è fondata e assolutamente certificabile. Frattanto il presidente Martinelli aveva già convocato l’italiano Massimo Tudini e lo spagnolo Jesús Silvia, ambasciatori a Panama, per chiedere spiegazioni: “Sono disposto ad andare fino alla fine del mondo a litigare per gli interessi del Paese. Quest’opera deve essere conclusa perché è uno dei progetti marittimi più importanti”. Poi ha ammonito Roma e Madrid ad “assumersi la responsabilità morale di ciò che è accaduto” e a mediare con le aziende che fanno parte del gruppo di costruzione.

Al palazzo della Moncloa si sono così mobilitati tutti: domenica sera il ministro dell’Industria Ana Pastor atterrerà nella capitale panamense per portare un messaggio del governo spagnolo. Ma un passo avanti c’è stato anche da parte delle istitutizioni di Panama. L’Autorità del Canale si è detto disposto a pagare l’importo aggiuntivo, solo però se attendibile. Intanto la crisi ha gettato nel panico la Borsa di Madrid: sia Sacyr che Salini Impregilo hanno perso parecchi punti nel giro di 24 ore. E adesso tutti guardano al contratto stipulato che prevede di risolvere la disputa, se non con un accordo tra le parti, tramite un ricorso in appello o l’arbitrato internazionale.

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