Nel giorno in cui ad Atene un 66enne è morto per arresto cardiaco perché non poteva permettersi esami diagnostici privati e la struttura pubblica a cui chiedeva asilo non aveva un solo letto libero, la Grecia intera è scossa dalla proposta del ministro della Salute Adonis Gheorghiadis di inserire un ticket di 25 euro per ogni notte di ricovero nelle strutture sanitarie pubbliche del Paese. Come dire che in un solo colpo si spazza via il diritto alla salute e il dovere al soccorso previsto nel giuramento di Ippocrate come dimostra l’inquietante episodio avvenuto nel Metropolitan Hospital della capitale.

Il titolare della salute, finito nell’occhio del ciclone mediatico perché avrebbe assunto al ministero una ex soubrette televisiva, definisce le misure improcrastinabili al fine di reperire i cento e più milioni di euro che occorrono al comparto salute per far fronte al buco di bilancio per l’anno appena iniziato: un altro dei tagli indiscriminati imposti dalla troika. Con la differenza che la salute non è paragonabile al cda di una municipalizzata o allo smembramento di una partecipata del Tesoro, ma ha a che fare con la vita stessa dei cittadini. 

Annuncia le barricate l’opposizione del Syriza che definisce la misura miserabile, a cui si aggiunge il costo di un euro per ogni ricetta medica. Un fronte questo che potrebbe determinare una spaccatura nella maggioranza conservatori-socialisti al governo, con il Pasok che non se la sente di avallare una decisione così netta e che incide pesantemente non solo sulle tasche dei cittadini ma soprattutto sulla sopravvivenza di quei greci indigenti che in un momento di emergenza dovessero trovarsi senza denari. Mancano i soldi, si chiede il partito guidato dal giovane Alexis Tsipras? E allora si inizino a “rastrellare i grandi evasori fiscali, i protagonisti degli scandali giudiziari che nell’ultimo biennio sono venuti alla luce, senza pescare nelle tasche del popolo greco”. E chiede ufficialmente al governo di ritirare la proposta, trovando un alleato nella Sinistra Democratica che proprio per divergenze sui tagli al welfare lo scorso giugno aveva abbandonato la maggioranza al governo, causando il rimpasto per il governo presieduto dal premier Samaras. 

Contrario alla proposta del ministro Gheorghiadis anche il presidente dei Medici Ospedalieri Dimitris Barnaba, secondo cui è una misura disastrosa. “Come dimostrato da migliaia di ricerche scientifiche, i cittadini che hanno un grave problema di salute in caso di ticket non si rivolgono agli ospedali pubblici, rischiando la stessa vita”. E aggiunge che se la misura dovesse essere votata, “l’accesso dei cittadini agli ospedali sarà reso ancora più difficile, aumentando così malattie che potrebbero essere trattate precocemente e i costi di trattamento finale esploderanno”. Con il paradosso che i soldi che il Governo incasserà da questo provvedimento, dovrà poi spendere, raddoppiati, per patologie che peggioreranno.

Le organizzazioni mediche di tutto il Paese annunciano scioperi e manifestazioni pubbliche di protesta invitando tutti i cittadini a scendere in piazza. Una situazione che potrebbe degenerare se fossero confermate le voci di una drammatica chiusura del Servizio Sanitario Nazionale: con migliaia di ammalati che sarebbero costretti o a rivolgersi (per chi può) agli studi medici privati o agli ospedali ma versando quel famigerato ticket. In entrambi i casi cassando una precisa sfera di diritti.

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