Doveva essere il giorno della nomina del nuovo comitato di esperti su Stamina, e invece dal ministero della Salute tutto tace. A parlare, indirettamente, sono le cartelle cliniche dei 36 pazienti in cura a Brescia, come già anticipato da alcuni dei membri della commissione nominata da Beatrice Lorenzin lo scorso maggio e poi  sospesa dal Tar del Lazio, che non contengono alcuna prova documentata di miglioramenti reali nei pazienti sottoposti al trattamento stamina. Nelle “analisi dei singoli pazienti” – in possesso delle agenzie di stampa – sono riportate il numero di infusioni effettuate da ciascun malato e la patologia di cui soffre, seguite da una valutazione generale delle condizioni dei pazienti, in cui si riportano situazioni stazionarie, peggioramenti o, in qualche caso, miglioramenti ma riferiti a livello soggettivo da parte del malato o dei suoi familiari. In molti casi la casella “valutazione terapia” non risulta compilata.

Proprio domani a Roma i genitori e i sostenitori pro-Stamina hanno convocato una conferenza stampa per “mostrare la documentazione medica che attesta gli esiti degli esami laboristici e strumentali, dalle indagini generali (esami del sangue, di liquidi biologici, di radiologia e diagnostica per immagini) fino a quelle selettive per l’esplorazione diagnostica dei vari tessuti, organi, apparati e sistemi, secondo il criterio della suddivisione in sezioni specialistiche”. Documenti che secondo le famiglie, attesterebbero i benefici delle infusioni del cosiddetto metodo Stamina ma che, come contesta la comunità scientifica “non posso essere soggetti alle valutazioni soggettive dei parenti e dei malati”. “I miglioramenti sono documentati da videoregistrazioni eseguite dai genitori”, si legge ad esempio nella sintesi della cartella clinica di un bambino malato di Sma1, sottoposto al metodo Stamina agli Spedali Civili di Brescia. Il paziente ha eseguito 6 infusioni fra ottobre 2011 e ottobre 2013. Durante la visita a marzo 2013, un mese dopo l’infusione, sempre in assenza di esami strumentali, “i genitori e il neurologo riferiscono ulteriore miglioramento, ma non è stata riempita la voce del database ‘Valutazione terapia'”. E sono ancora i genitori a riportare “miglioramenti della mobilità spontanea e nell’interazione”, documentati da video eseguiti dagli stessi, il 25 novembre, a un mese dall’ultima infusione di staminali, la sesta.

Gli Spedali Civili di Brescia hanno dichiarato di non poter seguire più dei 36 pazienti attualmente in cura, e in una relazione anticipata dall’ Adnkronos hanno espresso preoccupazione sugli effetti che recenti pronunce di tribunali, chiamati a decidere se autorizzare le infusioni per alcuni pazienti,” potrebbero avere sull’organizzazione dell’attività ospedaliera e, soprattutto, sulla salute degli stessi malati”. Ma il timore più grande degli esperti bresciani è in particolare che, “ove si prevedesse in modo generalizzato che le cellule di un donatore vengano utilizzate anche per pazienti diversi da quello per il quale è stata effettuata la donazione, si consentirebbe a Stamina di ottenere, gratuitamente e a carico del Servizio sanitario, quel risultato che in passato, come si ricava da notizie di stampa, Stamina cercava di ottenere dietro pagamento di una somma (7 mila-8 mila euro). In pratica – incalzano gli Spedali Civili – si verrebbe a creare una sorta di ‘banca delle cellule’, la cui gestione di fatto farebbe capo a Stamina e ai medici che con questa collaborano”.

Intanto sono vicine alla conclusione le indagini della procura di Torino su Davide Vannoni e il suo staff: secondo fonti giudiziarie già nei prossimi giorni il pm che conduce l’inchiesta, Raffaele Guariniello, ricevuti gli esiti della consulenza commissionata a un gruppo di medici farmacologi potrebbe inviare gli avvisi di chiusura indagine . Il fondatore di Stamina Foundation è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, mentre sempre dalla procura di Torino è stato chiesto il rinvio a giudizio per tentata truffa alla Regione, per fatto risalenti al 2007. Intervistato su Repubblica dice: “Porterò i miei malati all’estero. Ho preso soldi solo da chi poteva permetterselo”. Per cinque infusioni, a San Marino, il tariffario era di 27mila euro.