Erano 50, forse 100 persone, senza uno slogan chiaro, ma solo un semplice “No alla politica, ai banchieri e un richiamo al movimento dei Forconi” che nelle stesse ore stava mettendo in subbuglio molte città d’Italia. Eppure per cinque ore hanno mandato in tilt il traffico di Bologna. Il momento clou della protesta è stato quando per un’ora, intorno all’una, l’incrocio che porta alla stazione è stato bloccato senza preavviso, creando una coda di decine di autobus pubblici fermi nella centralissima via dell’Indipendenza. Per i pendolari non c’è stato altro da fare che attendere mentre i manifestanti decidevano quale parte della città andare a bloccare.

Quella di Bologna, nella mattinata di lunedì 9 dicembre, era iniziata come una manifestazione del Movimento anti-Equitalia. Il gruppo, cresciuto in gran parte su Facebook era nato nato quasi due anni fa sull’onda dell’emozione per il suicidio di Giuseppe Campaniello, l’imprenditore oberato dai debiti che si diede fuoco a Bologna davanti alla sede dell’Agenzia per le Entrate. “Siamo solo semplici cittadini che chiedono di essere ascoltati. Per distinguerci porteremo tutti una sciarpa bianca al collo. Politici o bandiere di partito saranno allontanati dalla nostra manifestazione”, aveva detto Elisabetta Bianchi, la donna che da tempo guida il movimento contro la società di riscossione tributi. Dopo un sit in davanti alla sede di Equitalia, il corteo è arrivato sino a piazza Maggiore, dove, davanti alla sede del comune, c’è stata una richiesta di incontro con il sindaco di Bologna Virginio Merola. Da quel momento però le sciarpe bianche sono un po’ scomparse. Il movimento anti Equitalia, suo malgrado, è stato soverchiato da un gruppo di giovani che dicevano di fare parte del movimento dei Forconi, ma che in realtà avevano più i modi e le parvenze degli ultras. Tra loro c’erano anche alcuni personaggi vicini all’estrema destra cittadina, con cartelli che inneggiavano all’uscita dall’euro.

Così tra cori da stadio e insulti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ai parlamentari in generale e ai banchieri (ma soprattutto alle loro madri), il corteo prima ha minacciato di andare a occupare la tangenziale di Bologna. Poi, bloccata dalla polizia in tenuta anti-sommossa, è tornata verso il centro bloccando la zona di piazza dell’Unità, poi ancora una volta la zona della stazione. Non sono mancati i battibecchi con i passanti: tra i motivi di dissenso con un passante, un manifestante sosteneva l’ingiustizia del milione di euro stanziati a favore dei campi nomadi Bologna. Infine i ‘superstiti’ alla lunga camminata si sono ritrovati in piazza Maggiore dove, tra decine di tricolori comparsi improvvisamente dalla valigia di un manifestante, alcuni hanno proposto di voler passare la notte all’addiaccio in attesa, nella mattinata di martedì 10 dicembre, di fare ripartire la protesta.