“Il sindaco Carolina Girasole, nel momento in cui era chiamata a svolgere, con rigore e imparzialità, le sue funzioni nell’interesse della collettività e a dare un primo, vero tangibile segno della volontà dei cittadini di Isola di ribellarsi a quel giogo mafioso che per anni li ha oppressi, ha abdicato completamente al proprio ruolo e, a dispetto di tanti proclami mediatici, ha permesso alla criminalità organizzata di conseguire i suoi obiettivi e di dettare, ancora una volta, le sue leggi”. Cade così un simbolo dell’antimafia calabrese. Il gip Abigail Mellace non usa mezzi termini nell’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito il sindaco di Isola Capo Rizzuto accusata di corruzione elettorale.

Nelle quasi 400 pagine firmate dal giudice per le indagini preliminari viene spiegato come Carolina Girasole sarebbe stata eletta con i voti della cosca Arena e come avrebbe consentito ai boss di continuare a gestire un terreno di 100 ettari confiscato. Anche se non c’è un contatto diretto tra il sindaco e la cosca, per gli inquirenti (coordinati dal sostituto procuratore generale Salvatore Curcio) ci sono sufficienti prove per dimostrare i favori elargiti alla ‘ndrangheta.

“Si rimane esterrefatti, però la realtà è questa. – commenta il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo – Noi nel corso di attività di indagine sui terreni confiscati agli Arena, nel 2010 abbiamo scoperto che la cosca aveva votato per lei. I contatti sarebbero stati tenuti dal marito, Franco Pugliese che è cognato di un Arena in quanto sua sorella ha sposato il nipote del boss Nicola Arena”.

L’impianto accusatorio poggia le sue basi sulle intercettazioni telefoniche e ambientali da cui emerge che, nel periodo della camapagna elettorale del 2008, il marito della Girasole “si era recato presso il suo bar per chiedere il ‘loro” sostegno, sostegno che era stato prontamente assicurato”. Per gli inquirenti sono 1350 le preferenze che la ‘ndrangheta avrebbe assicurato alla Girasole. È stato il boss Massimo Arena a parlare di politica facendo riferimento al sindaco: “Non possiamo dirlo che gli abbiamo dato i voti… il marito è venuto avanti al bar dicendo… mi raccomando qua..la..proprio il marito… 1000 voti. Praticamente Pasquale era là dice che faceva favori ai cristiani per dargli i voti”.

Pasquale Arena conferma tutto e, ignaro della cimice all’interno di un Audi A4, si confida con un amico: “Si il sindaco è stato bravo no? Glielo direi io come ha preso i voti!!!… lasciamolo stare… che questa è una femmina… questa è una merda… e tu l’hai voluta portare avanti… corriamo scappiamo… quella notte andando e tornando da Crotone… 350 Voti… questo è… queste sono le persone vedi… sigarette… omaggi”.

“Chiedere voti e sostegno per una candidatura a una famiglia di ‘ndrangheta e pensare di non doverne pagare successivamente un prezzo è fuori da ogni logica”. Il pm Curcio non ha dubbi: “I voti sono stati richiesti nella consapevolezza delle conseguenze che potevano derivare. I fatti hanno dimostrato come, alla prima occasione, la famiglia Arena ha riscosso il credito vantato nei confronti del sindaco Girasole. Non è un credito economico, ma è un credito di riconoscenza, che ha legato un pezzo di Stato ad una consorteria criminale”.

Il riferimento è ai terreni confiscati che la cosca Arena coltivava a finocchio. L’amministrazione Girasole avrebbe concesso al clan “non solo il mantenimento di fatto del possesso dei terreni confiscati, quanto la loro coltivazione e la relativa raccolta dei prodotti inerenti all’annata agraria 2010, consentendo agli stessi (Arena, ndr), attraverso l’omessa frangizollatura dei terreni, l’indizione di una gara mediante apposito bando e la conseguente turbativa della gara stessa, di commercializzare il prodotto e ricavarne un profitto lordo pari a un milione di euro».

In sostanza, il sindaco antimafia piuttosto che disporre la frangizollatura dei terreni confiscati destinati all’associazione “Libera Terra Crotone”, una volta che l’Agenzia dei beni confiscati ha consegnato i terreni al Comune, il 7 dicembre 2010 ha predisposto un bando per la raccolta dei finocchi seminati su quei 100 ettari. Un bando che, neanche a dirlo, sarebbe stato vinto da un prestanome della cosca che, così, “non solo recuperava le spese di coltivazione, ammontanti a 250mila euro, sostenute nella annata agraria precedente per l’acquisto delle semenze di finocchio, ma introitava rilevanti profitti, pari ad utile netto di almeno 750mila euro”. La ‘ndrangheta incassa ma ringrazia pure. Ecco quindi che dalle indagini è emerso che gli Arena avrebbero consegnato “in dono” cassette di finocchi alla madre e al suocero del sindaco Girasole. In un’intercettazione, due indagati parlano addirittura di una cassetta da consegnare allo stesso primo cittadino.

“È evidente – scrivono i magistrati – che il dono di una cassetta di finocchi non ha un apprezzabile valore materiale; è altrettanto vero però che il medesimo gesto ha un grande significato simbolico soprattutto se valutato alla luce di quelle che sono le regole non scritte ma universalmente conosciute della cultura calabrese secondo la quale un omaggio è sempre e comunque un segno di grande rispetto e stima e non viene mai fatto in favore di chi non lo merita”.

“Ci sembra di vivere nel paese di Pinocchio dove le persone per bene finiscono in galera perché hanno cercato di fare il loro dovere mentre i delinquenti restano a piede libero e semmai vengono pure premiati qualche volta”. Lo sfogo è dell’avvocato Marcello Bombardiere, difensore della Girasole della quale è stato anche assessore: “Dal punto di vista penale non c’è nulla a carico dell’ex sindaco. Non ci sono intercettazioni fatte nei suoi confronti o del marito, ma solo a carico di due soggetti arrestati in questa vicenda che notoriamente odiavano la Girasole perché è stata l’unica che ha osato mettersi contro la famiglia mafiosa degli Arena rischiando anche la vita. Le dico questo perché se è vero che la Girasole fosse stata d’accordo con gli Arena c’era il modo di assegnare i terreni indirittamente ad associazioni del territorio e, invece, la Girasole ha portato avanti “Libera”. Erano stati coltivati dei finocchi dagli Arena che dovevano andare al macero. Il Comune ha deciso di dare a qualcun altro la possibilità di raccogliere i finocchi e di venderli. Il bando l’ha gestito la Stazione unica appaltante e non il Comune. In tutto questo la Girasole si è confrontata con la prefettura”.