E’ sempre stata in prima fila contro la ‘ndrangheta. La stessa ‘ndrangheta che arrivò a incendiarle la casa al mare per intimidirla. La stessa ‘ndrangheta a cui, adesso, viene accostato il suo nome. Carolina Girasole, ex sindaco di Isola Capo Rizzuto dal 2008 al 20013, è agli arresti domiciliari con l’accusa di essere stata eletta grazie a voti sporchi, in cambio dei quali avrebbe garantito favori della ‘ndrina Arena. Una delle cosche più potenti all’interno dell’organizzazione, estesa in altre regioni italiane e all’estero. La Guardia di Finanza di Crotone con l’operazione “Insula” ha eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare con accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione elettorale, turbativa d’asta, usura, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Tra gli arrestati ci sono soggetti affiliati alla ‘ndrangheta, un poliziotto che avrebbe passato informazioni alla cosca e il boss Nicola Arena, di 76 anni, capo dell’omonima ‘ndrina, già detenuto. Le ordinanze sono state emesse dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura distrettuale antimafia. Agli arresti domiciliari è finito anche il marito dell’ex sindaco che avrebbe chiesto esplicitamente appoggio alla cosca Arena per l’elezione di Carolina Girasole a primo cittadino nel 2008. 

La Girasole, secondo le Fiamme gialle, in cambio dei voti sarebbe stata accomodante nei confronti della cosca e di un terreno di 78 ettari nella disponibilità della famiglia sequestrato nel 2005, e confiscato nel 2007 . In particolare gli Arena garantirono 1.350 voti per l’elezione a sindaco di Isola Capo Rizzuto. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro, Abigail Mellace, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Salvatore Curcio. Nelle oltre cinquecento pagine il giudice evidenzia che ci fu un accordo tra Franco Pugliese, marito di Carolina Girasole, con Massimo e Pasquale Arena, figli del boss Nicola Arena, per “ottenere voti effettivamente reperiti ed assicurati dalla cosca in misura di almeno 1.350”. Il patto tra la cosca e l’allora sindaco era finalizzato a “futuri favoritismi – prosegue il giudice – ed agevolazioni in favore della consorteria di ‘ndrangheta da parte del sindaco e della sua amministrazione”. Favori che si concretizzavano attraverso un’attività amministrativa apparentemente lecita e “sapientemente guidata, nell’assicurare alla cosca Arena non solo il mantenimento di fatto del possesso dei terreni confiscati a Nicola Arena, quanto la loro coltivazione a finocchio e la relativa raccolta dei prodotti inerenti all’annata agraria 2010”.

“Glielo direi io come ha preso i voti“. E’ questa una delle frasi pronunciate da Pasquale Arena, figlio del boss dell’omonima cosca Nicola Arena, nel corso di una conversazione intercettata e riportata nell’ordinanza di custodia cautelare. Nella telefonata Arena, stizzito, parla con Francesco Notaro, dipendente comunale e responsabile dell’ufficio demografico del Comune di Isola Capo Rizzuto, che gli aveva indicato la Girasole come “la persona da portare avanti” in campagna elettorale. Il boss poi ricorda che “quella notte, andando e tornando da Crotone, gli abbiamo procurato 350 voti anche con sigarette e omaggi”.

Carolina Girasole, professoressa e attualmente consigliere di minoranza, venne eletta nel 2008 nella lista civica di centrosinistra, alle ultime elezioni politiche era stata candidata alla Camera con Scelta civica di Mario Monti ma non venne eletta. A maggio la sua casa al mare venne incendiata, una minaccia, si pensò subito, per il suo impegno antimafia. A Il Fatto Quotidiano denunciò di essere stata abbandonata dal suo stesso partito, il Partito democratico che alle elezioni amministrative di quello stesso mese preferì appoggiare Nuccio Milone, ma venne comunque eletta come consigliere di opposizione. L’ipotesi di reato a suo carico è corruzione elettorale in occasione delle elezioni amministrative del 2008.

Nei cinque anni precedenti, la Girasole aveva incentrato il suo mandato contro la criminalità organizzata. Per questo venne accomunata ai primi cittadini di Monasterace e Rosarno, Maria Carmela Lanzetta ed Elisabetta Tripodi (la prima non è più in carica), insieme alle quali aveva partecipato a numerose manifestazioni antimafia. Ad una di queste partecipò anche l’allora segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, venuto in Calabria per esprimere solidarietà a Maria Carmela Lanzetta dopo un’intimidazione subita.

Il procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, ha espresso “dolore” per il coinvolgimento dell’ex sindaco, perché “questo alimenta la sfiducia”. Il Procuratore ha spiegato poi l’origine dell’indagine: “Le investigazioni sottoposte al giudice – ha aggiunto Lombardo – nascono dalle osservazioni della cosca Arena. Non abbiamo seguito le elezioni del 2008. Non ce ne era motivo. Ma la verità dobbiamo seguirla fino in fondo“.