La notizia del prossimo processo per le interviste a pagamento mette in fibrillazione gli ex colleghi del gruppo del Movimento 5 stelle in Regione Emilia Romagna, Andrea Defranceschi e Giovanni Favia. Il primo, rimasto vicino a Beppe Grillo, è stato infatti chiamato dalla procura della Corte dei conti a rispondere di 7mila euro pagati per alcune ‘comparsate’ in televisione per le quali autorizzò l’esborso di soldi regionali. Ora però Defranceschi allontana ogni responsabilità da sé, rimandandola a chi, come Giovanni Favia, era andato concretamente a farsi intervistare a pagamento: “Io non ci sono mai andato, perché non ho mai pensato che fossero utili”, ha spiegato. Ma la responsabilità vera, per il consigliere M5s, sta a monte: “Vedremo come andrà il processo, ma se c’è da risarcire, allora deve essere l’Ufficio di presidenza a farlo, perché ha scritto e approvato il regolamento sull’ammissibilità di quelle spese”.

Il suo ex collega di gruppo gli risponde a stretto giro attraverso un comunicato, che in parte sembra contraddire quanto spiegato dal suo ex collega: “Con Defranceschi su questo tema non c’è e non c’è stata nessuna frizione. Le decisioni del gruppo assembleare, nonostante lui ne avesse la responsabilità e la titolarità, sono sempre nate da un sano e proficuo confronto tra noi due”. Poi Favia ha ricordato: “Entrambi sul tema dell’utilizzo della televisione abbiamo avuto diversi dubbi e timori, tant’è che abbiamo deciso di ricorrervi solo nell’ultimo anno. Ma eravamo d’accordo, seppur con accenti diversi, che quello della tv fosse uno strumento più efficace, rispetto a internet, per arrivare direttamente ai cittadini. All’epoca anche all’interno del Movimento la discussione era molta accesa, ma alla fine le consultazioni erano tutte a favore dello sfruttamento del mezzo televisivo”. 

Nel pomeriggio, complice ance la seduta del consiglio regionale in corso, sono arrivate anche le reazioni degli altri politici sotto accusa. La più inattesa quella dell’ex capogruppo Pd Marco Monari, tornato dopo un mese per la prima volta in consiglio regionale, da quando si è dovuto dimettere da capogruppo Pd. Lui, indagato dalla procura per i rimborsi e ora chiamato a risarcire 10 mila euro per le interviste a pagamento (che anche in questo caso riguardano altri consiglieri democratici), reagisce con una battuta amara: “Ogni giorno ha la sua pena”.

“Noi abbiamo fatto una cosa che per noi era regolare”, si è difeso Manfredini della Lega nord, a cui sono contestati oltre 70 mila euro. “Sono in parte stupita”, ha commentato Silvia Noé, la capogruppo Udc (quasi 15 mila euro per le ‘ospitate’ ai tg) che poi spiega: “Il fatto che ci siamo tutti comportati allo stesso modo significa che prima ci siamo confrontati per non compiere atti illeciti”. “Io rimango convinto che fossero spese regolari e lecite, anche perché ci sono state autorizzate”, ha detto Roberto Sconciaforni della Federazione della sinistra (oltre 10 mila euro di interviste). Dello stesso parere il capogruppo di Sel Gian Guido Naldi.