La Procura della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna ha citato in giudizio quasi tutti i capigruppo della attuale legislatura in Consiglio regionale per l’uso illegittimo di soldi pubblici finalizzato a pagare le interviste in tv e nelle radio. Per le famose comparsate a pagamento nei telegiornali e nei programmi di informazione televisiva e radiofonica, i magistrati contabili ora chiedono indietro 140 mila euro. Eccetto il gruppo dell’Italia dei valori, nessun partito è escluso dalle accuse che riguardano i periodo che va dal 2010 a parte del 2012. Ma a pagare saranno solo i presidenti dei gruppi, in quanto responsabili del buon utilizzo dei soldi messi loro a disposizione dalla Assemblea legislativa. Questo anche nel caso in cui le interviste siano state rilasciate da altri consiglieri del gruppo.

Il conto più salato è quello relativo alla Lega nord: al capogruppo Mauro Manfredini sono contestati 70.290 euro. 15 mila euro è la somma chiesta indietro a Marco Monari, ex capogruppo Pd da poco dimessosi per lo scandalo delle cene e dei viaggi da migliaia di euro pagati coi soldi pubblici, venuto a galla nell’ambito dell’inchiesta ‘madre’ sulle spese pazze in Regione. A Luigi Giuseppe Villani, ex capogruppo Pdl dimessosi per gli scandali giudiziari di Parma, i pm contabili chiedono quasi 3mila euro. A Gian Guido Naldi, capogruppo di Sel sono contestati circa 14.421 euro, mentre Roberto Sconciaforni, capogruppo della Federazione della sinistra dovrà pagare, se condannato, circa 11.193 euro. Quota salata anche per Silvia Noè, capogruppo Udc e unica consigliera del partito di suo cognato Pier Ferdinando Casini: 14.531 euro. Tra gli eletti chiamati a rispondere alla Procura contabile c’è anche Andrea Defranceschi del Movimento 5 Stelle: se condannato dovrà restituire 7.656 euro.

La vicenda era esplosa nell’agosto del 2012, quando erano state denunciate sulla stampa le fatture del gruppo consiliare del Movimento 5 stelle nei confronti dell’emittente 7 Gold. L’ex pupillo di Beppe Grillo, Giovanni Favia, allora nel gruppo, aveva ammesso di avere pagato per apparire nei programmi di informazione sulle emittenti locali: “L’informazione non è libera, continuerò a pagare per andare in tv”, aveva detto. Da quel momento lo scandalo si era esteso a macchia d’olio e la lista dei consiglieri regionali accusati di aver acquistato spazi televisivi su emittenti locali per essere intervistati si era allungata fino a ricomprendere tutti i gruppi.

Nel caso della Lega nord colpisce la somma spesa solo nel 2011 per le interviste a pagamento: 38 mila euro, proprio nell’anno in cui Manes Bernardini, uno dei consiglieri regionali del Carroccio, correva come candidato sindaco alle elezioni comunali a Bologna. Ad ogni modo per i magistrati contabili, il concetto è chiaro: per apparire nei programmi di informazione, nei tg, non si deve pagare, tanto meno coi denari dei cittadini. “Il pagamento di un corrispettivo da parte di un soggetto politico per acquisire dall’emittente, in forza di un contratto (…) la disponibilità di uno spazio televisivo o radiofonico all’interno di programmi di informazione o di comunicazione politica” – si legge nella citazione a giudizio della procura della corte dei conti – rende quel contratto e dunque quel pagamento “nullo per illiceità dell’oggetto”. Tradotto: quei 140 mila euro sono stati pagati in maniera illecita.

Sul fronte penale, il sostituto procuratore Antonella Scandellari, che a inizio settembre 2012 aveva aperto un fascicolo per peculato, aveva mandato anche la Guardia di Finanza in Regione per acquisire i contratti con radio e tv locali, e i magistrati – coordinati dal procuratore capo Roberto Alfonso e dall’aggiunto Valter Giovannini – avevano sentito tutti i capigruppo di viale Aldo Moro. Il 9 luglio 2014, assistiti da un unico avvocato, Antonio Carullo del foro di Bologna, i sette consiglieri regionali dovranno difendersi dalle accuse davanti ai giudici della corte dei conti.