“In memoria di Silvio Berlusconi“. Si intitola così un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo (tratto da un articolo del blogger Sergio Di Cori Modigliani). E’ l’addio che il Movimento cinque stelle si prepara a dare a Berlusconi, nel giorno in cui si vota la sua decadenza da parlamentare. Si ripercorre la figura dell’uomo, dalla sua ascesa fino al giorno della sua caduta, che comunque non porterà – secondo l’autore – alla fine di un sistema. “Mi piacerebbe per davvero poter dire che siamo alla vigilia del crollo di un regime. Non è così. Non ancora – si legge sul blog del leader M5S – E’ semplicemente la fine di un banale uomo per tutte le stagioni”. Un personaggio che, a sentire il blog M5S, è stato ai giochi dei “grandi poteri che si annidano nella politica”: amico di George W. Bush e accanito sostenitore della sua guerra in Iraq. Non solo. “Amico di Vladimir Putin e ammiratore della sua politica. Amico di Muammar Gheddafi, fino a quando il mondo non gli voltò le spalle. Un uomo normale, come tanti al mondo, niente di eccezionale, tranne per i suoi fedelissimi. “E’ stato funzionale nell’ultimo ventennio sia ai colossi finanziari anglo-americani che al Kgb sovietico, passando per lo Stato del Vaticano, la troika, l’Iran, Israele, l’Arabia Saudita, gli emirati Arabi, la Libia, l’intero sistema bancario internazionale. Il mondo è sempre stato pieno di individui del genere”, scrive il blogger. 

Ma la parabola del Cavaliere, per il post, è identica a quella fatta da quei personaggi che “durante la loro carriera hanno portato una maschera, convinti che quella fosse realmente la loro natura”, “che li ha fatti inciampare in quella patina umana, davvero molto umana, una mitomania mista a onnipotenza“. Insomma, la storia di Berlusconi – e soprattutto la sua uscita di scena, almeno in Parlamento –  “è la stessa toccata ad altri: Saddam Hussein, Gheddafi, (…) Videla in Argentina, per il ricchissimo e potentissimo Bettino Craxi“. “Riciclare oggi l’aspetto gossiparo, grazie alle ultime e recentissime confessioni pepate di Ruby, – si legge ancora nell’articolo – ci aggiunge, a mio avviso, un tono folcloristico pecoreccio che tinge la tragedia italiana di quel sapore farsesco che offende la coscienza dei cittadini pensanti di questa nazione”. Mentre è bene ricordarlo come “ciò che è sempre stato e sarà sempre: un boss dell’illegalità e del malaffare che ha svenduto la nazione, ha impoverito il paese, lo ha bloccato, ingessato ed espoliato”.