Entrando un po’ dentro gli eventi, scopro che i fautori della finta «scissione» da Berlusconi sono quasi tutti «cattolici», con qualche escrescenza di contorno: Cicchitto (P2), Saccomanni, cattolico perché già socialista craxiano. Alfano, Formigoni, Lupi, Mauro, Lorenzin, Di Gerolamo, Giovanardi (ah! Beato chi ha un Giovanardi tra le costole, non avrà mai male di schiena), et similia. O meglio, costoro dicono di essere «cattolici», ma non lo sono. Come può essere cattolico un Formigoni o peggio uno Schifani che è ancora indagato per mafia? Beh, mi direte che mafia e religione sono sempre andati a braccetto. Ed è vero! Non basterà un Francesco anche Papa a salvare il grano dal loglio.

Tornando a bomba, ma ci siamo dentro fino al collo, pare che la «scissione» sia stata voluta da Ruini, da parte della Cei e spezzoni del Vaticano che mal sopportano Papa Francesco che ha dato ordini di non volere ingerenze nelle politiche dei Paesi e dei partiti. Costoro infatti, tramano nell’ombra e come sicari si muovono rasenti i muri, in silenzio, travestiti per la «maggior gloria di Dio».

La Cei e il Vaticano non hanno rinunciato al sogno dell’unità politica dei cattolici, cioè quelli che sono pronti a ubbidire per spartirsi il potere e la carogna che resterà dell’Italia e ci provano ogni volta, anche contro la logica, la grammatica, la sintassi e anche contro la Storia. Non demordono mai, perché pensano di essere al di sopra di Dio, il quale Dio se vuole mantenere il posto a tempo indeterminato deve ubbidire a loro, miscredenti e pagani senza ritegno e senza scrupoli. Dio è lo strumento del loro potere.

Ecco come è nata la santa scissione che mantiene le mani libere a Berlusconi e inguaia il Pd perché una parte, quella che resterà delusa, si aggregherà al «Nuovo Centro Destra», nome che prova che non ci credono nemmeno loro. Resta l’amara conclusione che in Italia chi comanda è sempre una sottana di prete che fa e disfa pretendendo anche l’inchino e il baciapiedi da governo e collaterali.

Un mio amico di Siracusa, Aurelio Caliri, mi informa che a Lampedusa durante un tg abbia detto: «Una scena orribile che spero la Divina Provvidenza abbia fatto verificare per fare aprire gli occhi all’Europa». Se questo scempio deve essere detto da un cattolico, protetto dagli eminentissimi cardinali, allora voglio essere ateo, miscredente, agnostico e altro ancora. Come si fa a dire una bestialità del genere, sufficiente per una scomunica nella debita forma? Siamo in mano di questa gentaglia qua, che dice l’ignominia di una gravità inaudita. Nessun prete ha risposto.

Papa Francesco? Poveretto, ce la mette tutta, ma presso di lui la «scissione» è già riuscita: lui fa il papa delle folle e quelli tramano incontri, fanno piani di guerra, disegnano strategie elettorali perché il gioco non è la veste bianca, per giunta povera, ma il cuore dello Stato italiano che deve diventare l’espressione visibile del Regno di Dio – pardon! – del regno ecclesiastico. La loro forza è nel fatto che il Papa non conosce la situazione italiana.

Papa Francesco domenica 17 novembre 2013 ha fatto cilecca e mi dispiace: si è messo a propagandare la «misericordina», la scatoletta fatta dai polacchi più retrogradi: dentro c’è un par di santini e un rosario. Una volta, Ernesto Calindri beveva un Cynar nel gorgheggio del traffico «contro il logorio della vita moderna», oggi se non c’è di meglio, abbiamo la «misericordina» made in Polsky. Ah! Cecco, Cecco! Non è così che si riforma la Chiesa.