La stretta del credito vale per molte aziende. Ma non per quelle della famiglia Berlusconi. Le banche vanno infatti in soccorso della Mondadori. Che visti i conti in rosso ha chiesto la rinegoziazione delle linee di credito. E l’ha ottenuta a condizioni piuttosto vantaggiose, in particolare da Intesa Sanpaolo e Mediobanca. Per di più senza dover rispettare i vincoli di bilancio (covenants) che erano stati definiti con le banche creditrici pena l’immediato rientro dai prestiti.

E’ quanto emerge dall’ultimo bilancio dell’editrice presieduta da Marina Berlusconi che ha evidenziato un risultato netto nei primi nove mesi del 2013 in rosso per 32,3 milioni di euro, mentre nello stesso periodo del 2012 era stato registrato un utile di 16,3 milioni. Brutte notizie anche dal fatturato, visto che il dato consolidato si è fermato 931,2 milioni, in riduzione del 9,5% rispetto ai 1.028,4 milioni del 2012. In calo la raccolta pubblicitaria di Mondadori, che è scesa a 105 milioni (-18,6%). In crescita, invece, quella di Mediamond (joint venture con Publitalia per Internet): +18,3 per cento.

E così le difficoltà registrate sinora nel 2013 hanno portato alla scelta di rinegoziare con le banche linee di credito per un totale di 570 milioni. Un nuovo contratto di finanziamento è stato firmato con un pool di cinque istituti per  270 milioni con scadenze di pari importo nel 2016-2017-2018, in sostituzione di scadenze ravvicinate per circa 380 milioni complessivi. Sono state inoltre rinegoziate le linee di credito esistenti pari a 300 milioni, composte da un finanziamento di 200 milioni concesso da Intesa Sanpaolo con scadenza a fine 2016 e da un finanziamento di 100 milioni con scadenza a fine 2017 concesso da Mediobanca, che ha tra i membri del cda proprio Pier Silvio Berlusconi e tra gli azionisti la holding di famiglia presieduta sempre da Marina, la Fininvest, nonché il gruppo Mediolanum.

Di fatto Mondadori è riuscita a ricontrattare le linee sulla base degli attuali bassissimi tassi d’interesse. Non solo. Ha anche ottenuto la rinuncia delle banche (in gergo waiver) a far valere i propri diritti di richiesta di rientro in virtù dello sforamento dei paletti (covenant) sul rapporto tra debito e margine operativol lordo previsti dal contratto per gli esercizi 2013 e 2014.  Le banche, insomma, non lesinano crediti alla Mondadori. Nonostante una situazine economica tutt’altro che rosea. Dimostrata non solo dai conti, ma anche da alcune decisioni prese dai vertici, come quella di chiedere indietro ai fornitori il 5% di quanto incassato grazie a commesse assegnate dall’azienda editoriale. Il tutto con una lettera inviata nei mesi scorsi e firmata dall’amministratore delegato Ernesto Mauri.

Per quanto riguarda i risultati economici dell’azienda, secondo quando comunica Mondadori, dal confronto dei primi tre trimestri del 2013 rispetto a quelli dell’anno scorso, “emerge un trend di stabilizzazione del calo dei ricavi e di un progressivo recupero della riduzione del margine operativo lordo (ante effetti non ricorrenti ed oneri di ristrutturazione): -17,3% nel terzo trimestre rispetto al -48,9% nel primo semestre dell’anno”. La nota diffusa da Segrate prevede per l’ultima parte dell’anno “un margine operativo lordo (ante oneri di ristrutturazione e componenti straordinarie) in linea con quello dello stesso periodo dell’anno precedente”. Mentre “per quanto riguarda l’intero esercizio 2013, in permanenza di un contesto di mercato che non presenta ancora segnali di miglioramento, si conferma un margine operativo lordo di bilancio sostanzialmente inferiore all’esercizio precedente, anche per il forte differenziale di componenti non ricorrenti e di oneri di ristrutturazione”. In soldoni, quindi, il 2013 andrà peggio del 2012 che si era chiuso con un rosso di 167,3 milioni di euro.