Oltre 4 miliardi di euro. A tanto ammontano le rettifiche nette su crediti operate da Unicredit nei primi 9 mesi del 2013. Una cifra piuttosto consistente, nonostante il calo dell’8,7% rispetto al 2012. Più di un terzo del totale, 1,6 miliardi, è stato operato soltanto tra luglio e settembre. Il dato rappresenta comunque un calo del 10,6 sull’anno prima, mentre la copertura complessiva dei crediti del gruppo si colloca ora al 44,6 per cento. Scende, intanto, il costo del rischio nei che nei nove mesi è stato pari a 111 punti base, contro i 117 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Per quanto attiene all’Italia, si legge nella nota a commento dei risultati trimestrali della banca, tutti i crediti deteriorati risultavano coperti al 42,3% a settembre 2013 e in particolare il rapporto di copertura delle sofferenze si attestava al 54,9 per cento. Sempre al 30 settembre 2013, la dimensione del portafoglio oggetto di ottimizzazione in Italia era pari a 44,1 miliardi, con una flessione di 3,1 miliardi dal dicembre 2012. 

Le altre poste non operative per il terzo trimestre comprendono accantonamenti per rischi e oneri per 174 milioni, per lo più derivanti da altri accantonamenti di natura legale nonché relativi a impegni contrattuali e la plusvalenza per la cessione di Yapi Sigorta per 191 milioni al lordo delle imposte.

E così nel terzo trimestre del 2013 la divisione di banca commerciale di Unicredit in Italia ha riportato una perdita netta di 165 milioni, a causa appunto di accantonamenti su crediti per 1,1 miliardi, che hanno compensato il margine operativo lordo di 945 milioni registrato nel trimestre. A livello di gruppo, invece, la banca ha chiuso il trimestre con 204 milioni di utili (-39,1%), mentre i profitti dei nove mesi sono stati di 1 miliardo di euro (-28,5%) dopo che i ricavi sono scesi del 7,1% a 18,2 miliardi e i costi operativi del 2,2% a 11 miliardi.

“Inerzialmente” Unicredit sta andando verso un livello di accantonamenti nel 2013 in Italia “ancora molto alto, ma inferiore a quello del 2012, salvo l’asset quality review della Bce ( l’esame approfondito dei bilanci delle prime 130 banche dell’Eurozona che partirà a fine mese, ndr) e le ispezioni della Banca d’Italia“, che “potrebbero richiedere” ulteriori “sforzi in termini di accantonamenti”, ha commentato l’amministratore delegato Federico Ghizzoniche conferma la previsione di una crescita del Pil italiano nel 2014 nell’ordine dello 0,6 per cento.

Sul futuro, in ogni caso, peserà anche – e non poco – la rivalutazione della quota in Bankitalia che secondo lo stesso Ghizzoni dovrebbe portare all’istituto 15-20 punti base di miglioramento nell’indicatore  indicatore della solidità patrimoniale Core Tier 1, attualmente all’11,71 per cento. Il direttore generale Roberto Nicastro, ha però precisato che si tratta di stime molto preliminari perché “ci sono ancora diversi elementi da definire”.

La banca ha poi precisato che, dopo aver rimborsato anticipatamente circa 2 miliardi a giugno, all’inizio di novembre Unicredit ha restituito alla Bce un altro miliardo dei prestiti ottenuti con le aste a tasso zero tra fine 2011 e inizio 2012. L’ammontare di prestiti ancora dovuto è ora sceso a circa 23 miliardi di euro.