Per cene e regali alcuni non hanno badato a spese. Soprattutto perché, a saldare il conto era la Regione Emilia Romagna. Tradotto: i contribuenti. Ma per ora, più che scuse, dai consiglieri regionali arrivano lamentele. Come quella di Gian Guido Naldi, capogruppo di Sel, che, parlando alle agenzie di stampa, ha puntato il dito contro le pressioni dell’opinione pubblica, lasciandosi andare a paragoni azzardati: “Siamo tutti già colpevoli. In questa situazione di crisi, il popolo vuole il colpevole. È successo anche agli ebrei. Quando il popolo avrà sbranato il suo colpevole, tutto tornerà come prima”.

L’amarezza di Naldi nasce dall’inchiesta aperta dalla Procura di Bologna nel 2012, sulle spese dei gruppi consiliari in Emilia Romagna. I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati tutti i capigruppo, nessuno escluso da Pd al Pdl, a Movimento 5 stelle e Idv. L’accusa è peculato, e ora i pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi sotto la supervisione del procuratore Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini, stano cercando di capire se qualcuno ha utilizzato soldi pubblici a fini personali. Nel frattempo, giorno dopo giorno, trapelano dettagli sui rimborsi. Nella mole di documenti passati al setaccio dagli inquirenti compaiono scontrini per wc pubblici, cene di lusso, gioielli Tiffany, e oggetti d’arredamento.

L’aria nei corridoi di viale Aldo Moro l’aria si taglia con il coltello. La maggior parte degli indagati preferisce glissare, limitarsi a un no comment, oppure rimandare ogni dichiarazione ai prossimi sviluppi dell’inchiesta. Alcuni come Monari, capogruppo del Pd, hanno già incassato la fiducia di alcuni colleghi di partito.

Naldi è tra i pochi consiglieri che hanno voluto rilasciare un commento. Lo sfogo, e soprattutto, il paragone con l’Olocausto, però, hanno ottenuto l’effetto opposto, gettando benzina sul fuoco delle polemiche. “ Le sue sono parole vergognose – ha commentato il capogruppo dei 5 stelle, Andrea Defranceschi – Non ci si può permettere di paragonare responsabilità derivanti dalla carica pubblica rivestita e liberamente scelta, a ciò che è stato inferto a chi è servito da capro espiatorio e realmente non aveva nessuna colpa”.

Ma è lo stesso Naldi, dopo poche ore, a decidere di fare dietrofront, scusandosi per l’accostamento. “In un periodo di esasperazione nel quale avverto un profondo rammarico per essere considerato già colpevole ancor prima che siano state dimostrate eventuali scorrettezze, mi sono espresso con un paradosso che, mi rendo conto per primo, non è proponibile”.