Dunque è possibile. Stando alle cronache del corteo di Roma del 19 settembre, cui hanno partecipato migliaia di “antagonisti”, è possibile manifestare con forza ma senza violenza, distinguendosi nettamente dalla minoranza dei facinorosi illegalmente aggressivi. È persino possibile cercare di ostacolarne o impedirne le gesta, così facilitando l’azione delle forze dell’ordine. Perché quel che è successo a Roma sembra invece lontano se non impossibile in Val di Susa, con i No-Tav? Il movimento è formato per la stragrande maggioranza di persone “per bene”.

Ma ce ne sono anche “per male”, con tutte le sfumature del male, fino a mettere in conto la commissione di reati. E le persone per bene non osano distinguersi troppo dai violenti. Anzi, li tollerano. Spesso li accettano e ne condividono l’azione (“siamo tutti black bloc” è uno slogan abituale…). E ciò nonostante si sia registrata, negli ultimi due anni, una evidente impennata che cercherò di esporre con esclusivo riferimento alla materialità obiettiva dei fatti accaduti, senza ovviamente toccare nessun profilo di eventuali responsabilità individuali.

Nel giugno-luglio 2011 e anche successivamente vi sono stati pesanti attacchi (di solito notturni) contro il cantiere di Chiomonte. Un’infinità di oggetti atti a offendere (pietre, biglie di ferro, razzi, bombe carta e bottiglie incendiarie) è stata scagliata contro gli operai e poliziotti che sono costretti a vivere asserragliati in quel cantiere. A operare sono squadre organizzate secondo schemi paramilitari, tanto da indurre il Tribunale della libertà di Torino (giudice “terzo” indipendente da tutto e da tutti) a parlare ripetutamente di “eversione” e “micidialità”. E ancora recentemente è stata fermata un’auto (che viaggiava in convoglio con altre di copertura) zeppa di strumenti che una consulenza tecnica ha qualificato come assai pericolosi.

Poi ci sono stati moltissimi attentati / sabotaggi, con danni assai gravi, contro i mezzi di lavoro delle ditte che sono impegnate nel cantiere (Rodotà ha sostenuto che si tratta di fatti assimilabili a quelli intimidatori di stampo ‘ ndranghetista). Vi sono anche state reiterate iniziative illegali contro vari giornalisti “sgraditi” in Valle. Da ultimo, ecco l’ordigno esplosivo in grado di uccidere fatto recapitare a un giornalista di Torino che ogni giorno i siti No-Tav gratificano con insulti e minacce (per cui non si può escludere, in linea di principio, l’ipotesi che l’attentato – pur anonimo – sia per certi versi riconducibile a qualche scheggia dell’area).

Va ancora ricordata la cosiddetta “Libera repubblica della Maddalena”. Poco se ne è parlato, mentre la vicenda avrebbe meritato ben altra attenzione. Si è trattato di una “enclave” creata nei pressi del cantiere, con tanto di posti di blocco valicabili soltanto da coloro (forze dell’ordine comprese) che ottenevano il permesso dei sedicenti “repubblicani”. Dunque, un pezzo del territorio dello Stato italiano sottratto per qualche mese alla sovranità dello Stato medesimo. Un fatto che può serenamente definirsi “eversivo”. Così come è “eversivo” bloccare mezzi di trasporto sul-l’autostrada, circondarli con un manipolo di persone molte delle quali travisate, pretendere l’esibizione di documenti personali e di trasporto per verificare che il carico non abbia a che fare col cantiere. Com’è successo a un ignaro e terrorizzato camionista olandese, al cui mezzo è stata anche squarciata una ruota per meglio bloccarlo.

Tutto ciò comporta l’usurpazione di funzioni che ogni Costituzione democratica riserva esclusivamente al potere pubblico. E se le parole hanno ancora un senso, per definire tale usurpazione ce n’è una soltanto: che è appunto eversione. Ebbene, contro questa catena di gravi violazioni di legge, la voce delle persone per bene del Movimento o non si è fatta sentire per nulla o ha balbettato qualche confuso distinguo, quando non ha addirittura preteso di legittimare con pubblici proclami certe azioni violente come i sabotaggi. Col risultato che le persone per bene del Movimento potrebbero anche avere tutte le ragioni del mondo (non lo so, non rientra nel perimetro delle mie competenze) circa l’utilità e i costi del Tav: ma per quanto siano eventualmente valide, queste ragioni non possono che risultare screditate dall’accettazione di fatto di forme anche gravi di violenza.

Si può dire anzi che il Tav – ormai sempre più e irreversibilmente – sembra diventato un pretesto per professionisti della violenza assortiti (le persone “per male”), affluiti nella Valle da varie città italiane ed europee per sperimentare metodi di lotta incompatibili con il sistema democratico, costruendo una specie di laboratorio che si spera non abbia mai a rivelarsi come incubatrice di vicende ancor più gravi. Sono fatti che non si possono non vedere. Invece, fra politici, amministratori, intellettuali e opinionisti si trovano ancora – purtroppo – personaggi che a prendere le distanze, condannandola senza riserve, dalla commissione di reati (anche violenti) gli viene l’orticaria. Per cui preferiscono tacere o addirittura manifestare indulgenza.

Inglobando in questo “generoso” atteggiamento un catalogo di attacchi scomposti contro il doveroso accertamento delle responsabilità penali. In realtà per esprimere radicale insofferenza verso la prospettiva che i violenti possano essere soggetti – come qualunque altro cittadino – all’obbligo di rispondere delle illegalità commesse.

Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2013