In queste settimane ilfattoquotidiano.it e Il Fatto Quotidiano si sono occupati spesso di Unipol e delle cooperative rosse che controllano il grande gruppo assicurativo di Bologna. La discussa fusione, voluta da Mediobanca, tra la compagnia di via Stalingrado e la FonSai, devastata dalla gestione Ligresti, si avvicina. Raccontarla, svelando anche notizie inedite e pubblicando sul web i nostri articoli dopo aver dato alle parti in causa la possibilità di parlare, è stato per noi un dovere. Per tutta risposta il gruppo Unipol ci ha tolto la pubblicità.

La cosa, è bene dirlo subito, non ci sconvolge. Il nostro web giornale fa cronaca, scrive quello che gli altri non dicono e mai come in questo caso è stato orgoglioso di farlo. Dietro alla quotata Unipol spa ci sono infatti le storie, i volti e le passioni di circa 6 milioni di soci di 28 cooperative di consumo, produzione e lavoro. Ci sono cioè persone in carne ed ossa che attraverso Finsoe, l’azionista di maggioranza del gruppo emiliano, legano la loro esistenza alle sorti di un colosso assicurativo non privo di criticità. Ci sono famiglie perbene che, quando entrano in un supermercato Coop, si vedono proporre il deposito dei loro risparmi, come se fossero in banca, seguendo lo schema del prestito soci. Ci sono risparmiatori spesso non in grado di capire che il loro denaro verrà impiegato anche in rischiose operazioni finanziarie.

Informare loro e tutti i lettori di quanto sta accadendo vuol dire tener fede all’impegno preso dai nostri giornalisti economici che, da sempre, tentano di raccontare la realtà con gli occhi dei cittadini consumatori. Così, dopo aver visto cancellare a metà ottobre una campagna di una società del gruppo, in corso su ilfattoquotidiano.it, e aver saputo che una seconda, già in programma, non sarebbe mai partita, possiamo ora solo constatare che tutto ha un prezzo nella vita: anche la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di sapere. Del resto fare pubblicità sul nostro web giornale non è un obbligo. E anche se a fine anno ci verranno a mancare quasi ventimila euro noi qui continueremo a fare il nostro lavoro.

In questa storia però qualcosa non torna. La scelta di rispondere in questo modo a dei pezzi che, sulla base di documenti esclusivi, pongono interrogativi del tutto legittimi sul ruolo ricoperto nell’operazione Grande Unipol dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, dallo studio di commercialisti di Giulio Tremonti e dal generale Emilio Spaziante, ex numero due della Guardia di Finanza, appare una mossa da ottocenteschi padroni delle ferriere. Non la reazione di una realtà economica e sociale, indirettamente disciplinata dall’articolo 45 della Costituzione, che dovrebbe farsi vanto del confronto trasparente con l’opinione pubblica e con la Rete (ilfattoquotidiano.it è il quarto giornale on line italiano e il terzo sui social network).

Sempre, è ovvio, che abbia le carte in regola per farlo. Anche per questo pensando ai milioni di soci delle coop, molti dei quali sono nostri lettori o addirittura collaboratori, viene da sorridere mentre si rilegge il passaggio in cui la Costituzione recita: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.

Peggio, comunque, per Unipol. In questi ultimi mesi più di 90 diversi investitori hanno acquistato spazi pubblicitari su ilfattoquotidiano.it. Ben pochi di loro perseguivano, direttamente o indirettamente, finalità di tipo sociale. C’erano, e ci sono, banche, assicurazioni, case automobilistiche, grandi industrie specializzate in energia. Alcune di queste aziende sono state protagoniste di articoli ancor più duri rispetto a quelli pubblicati sulla compagnia controllata dalle cooperative rosse. Ma, dopo aver guardato la qualità lettori de ilfattoquotidiano.it e apprezzato la nostra scelta (che vale per loro come per tutti) di dare voce a tutte le parti in causa, le loro campagne pubblicitarie online non le hanno mai sospese.

Così nel 2014 questo web giornale, che costa alla nostra società editrice circa 2 milioni e mezzo di euro, raggiungerà probabilmente il punto di pareggio. Lo farà grazie agli investitori pubblicitari e grazie agli utenti sostenitori che hanno scelto di abbonarsi proprio per garantire la nostra indipendenza. Per questo ai lettori chiediamo una volta ancora di valutare la possibilità di diventare sostenitori. Pagare qualcosa (3,99 euro al mese) per garantirsi il diritto di essere informati, in giorni come questi è uno sforzo, ma in fondo anche un privilegio. Prima della fine del mese, anzi, tireremo un primo bilancio della nostra campagna utenti sostenitori. E, alla faccia di Unipol, brinderemo. Potete starne certi.