“Non si può parlare di mafia in Romagna e usare la parola ‘infiltrazione’. La criminalità organizzata, qui in Riviera, è radicata”. E’ una presenza consistente e non silenziosa, è una “realtà violenta che non esita a uccidere, a distruggere”. Il racconto narrato dal documentario Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera, ideato dal Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini e girato dal sammarinese Francesco Ceccoli, prende avvio da una calda notte di luglio. Era il 2003 quando il ritrovamento del corpo di Gabriele Guerra, ucciso dalla ‘ndrangheta e trovato riverso sul volante della sua auto, parcheggiata nei pressi della Statale Adriatica all’altezza di Pinarella di Cervia, testimoniò con forza che la criminalità organizzata aveva ormai in via definitiva allungato le sue mani sul paradiso balneare dell’Emilia Romagna. Una delle mete estive più ambite dai vacanzieri di tutta Italia. Una terra di cui per anni si è cercato di difendere il buon nome “attraverso l’idea di una mafia ‘silenziosa’ che commette omicidi e violenze solo al Sud”, e che il Nord, la Riviera, sede di discoteche, locali notturni, sale da gioco e quindi, del divertimento, lo sfiora soltanto.

“Oggi, a dieci anni da quella notte del 2003, finalmente quell’immagine è crollata definitivamente – racconta Patrick Wild, vicepresidente del Gap – ci si è resi conto del fatto che la mafia c’è, che non esita a estrarre le armi per uccidere quando si tratta di imporsi su un clan rivale o di impossessarsi di un’attività economica. Che la criminalità organizzata estorce, ricicla denaro sporco, gestisce traffici di stupefacenti e vive negli stessi luoghi che i cittadini, spesso inconsapevoli, frequentano. Noi, attraverso il documentario, ricostruiamo la cronistoria di questa espansione, che oggi non è più infiltrazione ma radicamento”.

E la cronistoria è un “susseguirsi di crimini”, “verso molti dei quali le prefetture, le questure e gli organi di contrasto furono a lungo silenti”, che dalle più recenti operazioni condotte da carabinieri, Ros, Dda e magistrati, come Mirror, Vulcano I e II, Staffa, Criminal Minds, Titano e Decollo, alcune delle quali giunte alla vigilia del dibattimento, altre prossime alla sentenza, inizia in un nebuloso retroscena di fatti più o meno noti, che però trascinano nell’ombra tutta la Riviera: da Cesenatico a Cervia, da Rimini, a Riccione, a San Marino.

L’omicidio Guerra è solo uno di questi, come la sparatoria del 2005 a Riccione in viale Ceccarini – continua Wild – ma negli anni i segnali di ciò che stava accadendo, del radicarsi della mafia, si sono susseguiti”. Seguendo diverse declinazioni oggi ormai note, come l’estorsione, raccontata, tra le altre, da Vulcano I e II, operazione che svelò 40 casi tra l’Emilia Romagna e altre sette regioni d’Italia confermando, si legge nell’ultima relazione semestrale della direzione investigativa antimafia, “la radicata presenza” nel territorio “di proiezioni della camorra napoletana e casertana, documentandone le consolidate infiltrazioni nell’ordinario circuito economico-imprenditoriale regionale”. O come il riciclaggio di denaro sporco, il cui centro nevralgico della Riviera è San Marino, anche se poi i capitali che da lì passano finiscono generalmente in tutto il circuito regionale e marchigiano, da Rimini, Riccione, con tentativi di penetrazione anche a Gabicce. E poi c’è il traffico di stupefacenti. Difficile dimenticare, ad esempio, l’operazione Decollo che nel 2004 rivelò l’esistenza di un traffico di droga tra il Sud America, l’Europa e l’Australia, passando per Gioia Tauro e arrivando alla provincia di Bologna sempre via San Marino.

“Romagna Nostra”, girato a partire da febbraio 2013, “racconta questi e altri fatti anche grazie al contributo di giornalisti, magistrati, avvocati ed ex politici”. A ricoprire il ruolo di ruolo di narratore sono in molti: c’è il gip di Palermo Piergiorgio Morosini, cattolichino di nascita, che ha rinviato a giudizio gli imputati del processo sulla trattativa Stato-mafia, e c’è l’avvocato e autore del libro “San Marino S.p.a” Davide Grassi. “Il loro contributo serve a dimostrare come le mafie e i suoi molteplici canali di radicazione e sviluppo, dalla droga al gioco d’azzardo, al riciclaggio, sono lentamente attecchiti in territori che fino a poco tempo fa erano considerati immuni, soprattutto per quello che riguarda le violenze, le estorsioni, i pestaggi”.

“Dal 2008, quando è nato il Gap, ci siamo posti l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul pericolo delle infiltrazioni malavistose nel nostro territorio – spiega Patrick Wild – quindi organizziamo incontri aperti al pubblico con esponenti dell’antimafia nazionale, scriviamo articoli, dossier, seguiamo tutte le indagini che si svolgono sul territorio. La scelta di un supporto video è dovuta al fatto che crediamo possa essere uno strumento fruibile da un numero maggiore di persone, a partire dagli studenti che frequentano la scuola”. Perché “il tema è di estrema attualità e per questo non bisogna abbassare la guardia”.

Per sostenere la produzione del documentario, l’associazione ha avviato un crowfunding, un “finanziamento dal basso” sul sito www.produzionidalbasso.com, dove è possibile dare un contributo a partire da 5 euro. “Vorremmo presentare il documentario tra fine novembre e l’inizio di dicembre” conclude Patrick. Più o meno in concomitanza con i processi relativi a Vulcano e Criminal Minds.