Emergenza abitativa, senza diritti, acqua pubblica e contrasto al saccheggio dell’agro romano. Sono da sempre i temi forti di Andrea Alzetta, meglio conosciuto come Tarzan, eletto consigliere comunale a Roma come indipendente nelle liste di Sel. Un mondo lo separa da Silvio Berlusconi eppure i destini potrebbero incrociarsi anche se solo nelle aule di giustizia. Alzetta è stato infatti eletto consigliere con una valanga di voti, 1700, ma è decaduto in virtù della legge Severino e ha fatto ricorso. Domani dovrebbe esprimersi il Tar del Lazio. Un precedente che potrebbe tornare utile al pregiudicato Berlusconi. “Non voglio in nessun modo favorirlo indirettamente – spiega Alzetta – il mio ricorso nasce a seguito della ingiusta esclusione, di molto precedente rispetto alla sua vicenda e si fonda su presupposti di violazione nell’applicazione della legge”.

Il ricorso, infatti, punta ad una errata declinazione della norma parla di ‘violazione e falsa applicazione di alcuni articoli’, ma nelle pieghe, qualora il giudice amministrativo non volesse accoglierlo, in via ‘meramente subordinata’ chiede con apposita ordinanza che la legittimità costituzionale della legge venga vagliata dalla Consulta. Insomma, il giudice del Tar potrebbe inviare la norma Severino alla Corte Costituzionale. Un caso remoto, ma è l’appiglio che potrebbe consentire a Berlusconi e ai suoi legali di eccepire in giunta del Senato che bisogna attendere il giudizio della Consulta sulla norma. 

B. vaglia ogni strada, ogni ipotesi pur di salvare la carica di senatore, garantendosi l’immunità e mettendosi a riparo dalle temute ulteriori beghe giudiziarie. Un vantaggio inconsapevole e indiretto. Così Alzetta si spinge oltre: “Chiarisco un punto. Se solo dovessi sospettare un vantaggio di Berlusconi derivante dalla mia sacrosanta battaglia ritirerei il ricorso, ma è comunque una ipotesi che escludo”.

Il consigliere decaduto spiega il suo caso: “Io sono nel giusto e sono stato lasciato solo. La sinistra romana mi sosteneva con convinzione durante le elezioni, poi una volta al governo la mia figura è stata dimenticata”. Il ricorso Alzetta non accenna alla retroattività, ma alla disparità di trattamento tra consiglieri regionali, comunali rispetto a senatori e deputati. “Disparità su due punti. All’articolo 1 della legge – racconta Alzetta – l’incandidabilità è riferita alle condanne superiori a due anni, ma per i consiglieri si parla, invece, di condanne non inferiori a due anni. L’altro punto di disparità è nei decreti attuativi dove, sempre per deputati e senatori, c’è il tempo di incandidabilità, stabilito nella durata della condanna moltiplicata per tre, nel mio caso 6 anni”. Alzetta viene condannato a due anni senza interdizione e con sospensione condizionale della pena, in via definitiva, nel 1996 per fatti risalenti ai primi anni novanta, durante una manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese. Un caso che apre una riflessione politica: “I reati connessi alle lotte sociali e al rispetto dei diritti umani non penso debbano essere elemento di esclusione dalle assemblee elettive. La legge nasce per fare pulizia di corruttele e banditismi, invece, l’unico a pagare sono stato io”. Alzetta continua: “Questi son garantisti solo con B., ma con i migranti e i rom sono giustizialisti con leggi liberticide come la Bossi-Fini e il reato di immigrazione clandestina”.

Il consigliere decaduto di soccorso rosso non vuole neanche sentire parlare. “Io con B. non divido nulla, dopo 20 anni di berlusconismo questo paese ha eletto l’illegalità a modello imperante. Loro non sanno a chi attaccarsi. Lui è stato condannato con interdizione dai pubblici uffici, non può stare in Senato indipendentemente dalla Severino e comunque non lo favorisco. Dovesse accadere, dirò addio al consiglio comunale perché di B. e delle sue politiche non ne possiamo più”.