All’Assemblea generale dell’Onu tutti gli occhi sono puntati sul neopresidente iraniano Hassan Rohani, al suo debutto sul palcoscenico internazionale. Dalla tribuna più prestigiosa del Palazzo di Vetro – quella dove fino ad un anno fa tuonava il suo predecessore Ahmadinejad – ha cercato di consegnare al mondo un’immagine diversa dell’Iran: quella di un Paese di grande tradizione, cultura e che vuole solamente la pace. “Sì alla pace, no alla guerra”, ha detto Rohani aprendo il suo intervento all’Onu. L’Iran non pone minacce al mondo o alla regione, ha affermato il leader iraniano.

Passando poi al nocciolo della questione, ossia al nucleare iraniano, Rohani ha voluto assicurare: “Il programma nucleare iraniano è esclusivamente pacifico”. L’Iran è pronto al dialogo, ma qualsiasi “imposizione” non sarà tollerata, ha messo però in guardia Rohani. Il presidente iraniano ha detto che Teheran è pronta a raggiungere un “accordo quadro” per affrontare le divergenze con gli Stati Uniti. Rohani ha detto alla Cnn di esser stato autorizzato a negoziare con gli Stati Uniti dal leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, sul nucleare e su questioni regionali.

Anche se non c’è stato l’atteso incontro all’Onu tra il presidente Usa Barack Obama e il presidente iraniano Hassan Rohani, ma il nuovo leader di Teheran ha brevemente incontrato il presidente francese François Hollande a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu. Hollande e Rohani hanno parlato del programma nucleare iraniano e della situazione in Siria e Libano.

”Abbiamo l’opportunità storica di risolvere la questione nucleare” scriveva poche ore prima il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in un tweet, prima dell’avvio della 68/ma Assemblea generale dell’Onu. Quella che potrebbe passare agli annali per la svolta nel rapporto tra Teheran e il mondo occidentale.

Aperture apprezzate da molti, anche da chi ancora resta insieme ad Israele il principale ‘nemico’di Teheran: gli Stati Uniti. Barack Obama conferma l’apertura al dialogo da parte Washington. A patto però che adesso, dopo tante parole, Teheran mostri le carte, mostri “fatti concreti”.

Per i fatti ci sarà tempo nei prossimi giorni, fin dalla riunione del gruppo dei 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania), alla quale prenderanno parte il capo della diplomazia iraniana Zarif e anche il segretario di Stato americano, John Kerry. Riunione prevista a New York entro giovedì. Lì si comincerà a vedere davvero quali sono le reali intenzioni di Teheran.

Da Rohani c’è stata anche un’apertura sull’Olocausto. “Tutti i crimini contro l’umanità, compresi i crimini commessi dai nazisti contro gli ebrei,sono riprovevoli e condannabili”, ha detto il presidente iraniano a margine dell’Assemblea dell’Onu. Ma, ha proseguito,”questo non significa che poiché i nazisti hanno commesso dei crimini contro un gruppo, questo gruppo deve confiscare la terra di un altro gruppo e occuparla. Anche questo è un atto che dovrebbe essere condannato”.

Per ora si prende atto solo di un clima profondamente cambiato, non più fatto di provocazioni, di gesti ostili, di frasi eclatanti. Anche se Benjamin Netanyahu, da Gerusalemme, ha ordinato alla delegazione israeliana all’Assemblea dell’Onu di comportarsi esattamente come accaduto negli ultimi anni: alzarsi e abbandonare la sala quando a prendere la parola è l’Iran. Non importa se stavolta a parlare sia Rohani e non Ahmadinejad. E non importa se da Teheran arrivano chiari segnali di distensione. Per il premier israeliano, il discorso di Rohani all’Onu è stato “cinico”.

In Israele il sospetto che l’offensiva diplomatica di Rohani sia solo fumo negli occhi – per ammorbidire le sanzioni verso Teheran e prendere tempo sul programma nucleare – è forte. “Ancora la settimana scorsa – ha denunciato Netanyahu – Rohani, come il suo predecessore, si è rifiutato di riconoscere la Shoah come un fatto storico”. Quando l’Iran – ha aggiunto – “cesserà di invocare la distruzione di Israele e ne riconoscerà il diritto all’esistenza allora ascolteremo i loro discorsi all’Assemblea generale”.

Parole che comunque non intaccano quel ruolo di star che Rohani si è ritagliato in queste ore al Palazzo di Vetro. Anche lui non era presente né all’intervento di Obama né al pranzo offerto dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Ma nessuno sembra disposto a dare a questi due episodi una interpretazione negativa. La sua assenza è quasi certamente legata alla fitta agenda di bilaterali del presidente iraniano, tra cui un incontro con il capo del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, che vuole sfruttare ogni momento della sua presenza all’Onu per lanciare il suo messaggio. Mentre fuori dal Palazzo di Vetro c’è chi lo contesta, accusandolo di essere coinvolto a pieno nei misfatti del regime. Sul palco, fuori dall’Onu, si alternano anche personalità del calibro dell’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, l’ex ambasciatore Usa all’Onu John Bolton e il deputato democratico Patrick Kennedy.

Continuano intanto gli incontri diplomatici sulla Siria. Il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si sono incontrati per circa 90 minuti al Palazzo di Vetro. Dopo il colloquio Kerry ha dichiarato che la sessione è stata “molto costruttiva”. Tuttavia Kerry e Lavrov non hanno raggiunto un accordo su un testo della risoluzione sulle armi chimiche siriane che soddisfi i criteri del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Gli Usa spingono per un sistema di controllo degli armamenti chimici siriani che sia verificabile, vincolante e applicabile e che privi la Siria di tutto l’arsenale e di tutte le relative strutture. Diplomatici delle Nazioni unite hanno riferito che le divergenze tra gli Usa e la Russia relativi al modo in cui dovrebbe essere applicata la risoluzione sulla Siria hanno bloccato le azioni del Consiglio di sicurezza. Mosca si oppone a qualsiasi riferimento al Capitolo 7 dello Statuto dell’Onu, che prevede azioni militari e non militari per promuovere la pace e la sicurezza.  I due si incontreranno nuovamente all’Onu venerdì con Lakhdar Brahimi, inviato speciale di Onu e Lega araba per la Siria, per promuovere i piani per una nuova conferenza internazionale che dovrebbe aiutare la formazione di un governo siriano di transizione.

Un gruppo di ispettori dell’Onu sulle armi chimiche è rientrato oggi in Siria. Tra gli obiettivi di questa nuova missione vi è quello di cercare di far luce su un altro presunto bombardamento chimico su Khan al Assal, un villaggio vicino ad Aleppo, che sarebbe avvenuto il 19 marzo scorso e di cui il regime accusa i ribelli. Compito degli ispettori, tuttavia, è solo quello di verificare se armi chimiche siano state effettivamente usate, ma non indicare i responsabili.