Via libera della Camera alla legge sull’omofobia. Ma la maggioranza si spacca e il testo passa con i voti del Pd e di Sc, nonostante il no del Pdl (ma con qualche sì a titolo individuale come quello dichiarato da Giancarlo Galan). I sono stati 228, i no 57, le astensioni 108. Il testo passa ora al Senato in seconda lettura. I deputati del Movimento 5 stelle hanno danno luogo a un’originale protesta: un bacio in bocca, per polemizzare contro chi vuole “immolare i diritti sull’altare dell’inciucio“. Dopo aver annunciato l’astensione sulla “legge farsa” sull’omofobia, i deputati M5S si sono alzati in piedi, si sono girati verso il compagno di banco e si sono baciati. Donne con donne, uomini con uomini. Alcuni, si sono abbracciati. Altri hanno alzato cartelli, che il presidente di turno Roberto Giachetti ha fatto fa ritirare. “Onorevole Nuti, se ha finito di baciare il collega, faccia ritirare quei cartelli”, ha sollecitato Giachetti. Dalla tribuna, i deputati Cinque stelle che stanno scontando una sospensione per essere saliti sul tetto della Camera contro le modifiche alla Costituzione, hanno osservato la protesta dei colleghi.

La mediazione è saltata quasi subito e si è andati al voto con la maggioranza in ordine sparso. Laddove non sono (ancora) riusciti i problemi giudiziari e la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi da una parte e la lite sulle questioni economiche (in particolare il possibile aumento dell’Iva) dall’altra, potrebbe riuscire la legge sull’omofobia: Pd e Pdl rompono il patto delle larghe intese. “Cambiamo il testo o il Pdl voterà contro”, aveva minacciato il capogruppo alla Camera del Popolo delle libertà Renato Brunetta. “La mediazione è fallita”, rispondevano dal Pd. E così è stato: i due partiti hanno votato in maniera opposta su numerose proposte di modifica, ma soprattutto sulla pronuncia finale sul cosiddetto “emendamento Verini” che introduce un’aggravante per il reato di omofobia. Il testo è passato con 354 voti a favore e 79 contrari. La norma è quella che ha determinato una spaccatura tra Pd e Pdl. Poco prima del voto (per sì erano Pd, Scelta Civica, Sel e M5S) il Pdl ha avvertito che “la legge sull’omofobia non potrà essere approvata così com’è dal Senato”. Concetto ribadito dopo l’ok della Camera da Sergio Lo Giudice, senatore democratico e primo firmatario in Senato del disegno di legge contro l’omofobia: “Finalmente un ramo del Parlamento approva una legge contro l’omofobia e la transfobia. Un atto di civiltà che rompe un anatema ventennale. Tuttavia il testo approvato oggi dalla Camera andrà modificato al Senato“. 

L’emendamento a firma di Walter Verini inserisce nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia“. Poco prima del voto sull’aggravante, era stato dato il via libera, nonostante il no di Pdl, M5S e Sel, alla prima parte dell’emendamento, che stabilisce che “non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”. In chiusura delle votazioni, è passato un altro emendamento, firmato dalla deputata Pd Michela Marzano, che prevede un monitoraggio statistico sulle discriminazioni e la violenza. Questa volta la votazione è stata palese: il Pdl ha votato contro, ma alcuni deputati azzurri, tra cui Mara Carfagna, Debora Bergamini e Giancarlo Galan, hanno votato a favore. Il testo proposto dalla Marzano prevede che “ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e transfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più a rischio con cadenza almeno quadriennale”.

Passa sub emendamento: “Aggravanti non valgono per organizzazioni politiche”
La buona notizia, è che si riesce dove si era fallito nella scorsa legislatura: si approva, almeno in prima lettura, una legge sull’omofobia. Nella speranza che non si areni al Senato. Il testo, su cui si arriva al voto dopo numerosi rinvii, introduce nel nostro ordinamento il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica. E nella legge Mancino, l’aggravante di omofobia. Temperata, però, dalla previsione esplicita che “non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee”, anche nel caso siano “assunte” in “organizzazioni” politiche, sindacali, culturali, religiose. E’ su questo emendamento ‘salva associazioni’, introdotto su iniziativa di Gregorio Gitti (Sc) e accettato dal Pd per avere il via libera al testo, che scoppia la protesta delle associazioni gay, nonché di Sel e M5S. La norma, secondo chi la sostiene, non intacca l’efficacia della legge nel punire violenza e anche reati come la diffamazione. Secondo gli oppositori, invece, annacqua non solo il reato di omofobia, ma tutta la legge Mancino. E finisce per “discriminare i lavoratori omosessuali”, secondo il M5S, ed è un “salvacondotto”, sostiene Sel, per associazioni e partiti omofobi, razzisti, nazifascisti. 

Ma tutta la seduta è carica di tensione. E solo la richiesta del voto segreto da parte di Pdl, Lega e Fdi, evita che sia ancora più evidente la rottura nella maggioranza. Il Pdl, in cui si fa sentire con particolare forza l’area cattolica, si oppone all’aggravante voluta dal Pd. Annuncia il voto contrario e dice sì a tutti gli emendamenti presentati da esponenti Pdl, contro il parere del relatore Ivan Scalfarotto.

Tutti contro tutti. M5s a Scalfarotto: “Espone omosessualità come feticcio”
E’ una parabola discendente, invece, il rapporto in Aula tra Pd e M5S. La seduta si apre con una dichiarazione di “sostegno incondizionato al Pd” (che dà l’illusione ottica di alludere anche a spiragli per il futuro) e si chiude con l’accusa di aver dato il via libera, per mediare con cattolici e Sc, a una legge “farsa”. A un certo punto, si sfiora anche la rissa. E’ quando il grillino Andrea Colletti accusa Scalfarotto, che ha dichiarato la propria omosessualità in Aula (come anche il collega di Sel Alessandro Zan), di “usare la propria” tendenza sessuale “come un feticcio, a meri fini propagandistici ed elettorali”. “Vergogna“, gli urlano dai banchi del Pd. Alta tensione, insomma. A dispetto della scena finale, che vede i deputati grillini baciarsi sulla bocca (donne con donne, uomini con uomini), abbracciarsi e alzare cartelli contro le discriminazioni. La battaglia ora si sposta al Senato.