Per le famiglie italiane, l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% verrà a costare 207 euro in più all’anno. Lo afferma l’Osservatorio nazionale Federconsumatori. In dettaglio, spiegano le associazioni dei consumatori, a causa dell’incremento dell’Iva, dell’aumento dei costi di trasporto e dei maggiori costi energetici di impresa, le famiglie dovranno sborsare 81 euro in più nel settore dell’abbigliamento, 25 euro per le calzature, 12 euro per vini e liquori. Le ripercussioni sui costi dei carburanti sono invece stimabili in un rincaro di 1,7 centesimi al litro.

“Aumenti che faranno lievitare i costi di trasporto di tutti i beni e servizi – precisano Federconsumatori e Adusbef -, incrementando inevitabilmente il prezzo al dettaglio, anche per quei beni la cui aliquota Iva non sarà soggetta a ritocchi”. Per questo, concludono i rappresentanti dei consumatori, “è indispensabile eliminare l’incremento Iva, senza ricorrere, però, al solito gioco delle tre carte, sostituendo cioè l’aumento di tale imposta con un altro incremento, altrettanto nocivo. Il pensiero va immediatamente al ritocco delle accise sui carburanti, il cui effetto deleterio per l’economia e per i consumi già si è fatto sentire pesantemente negli anni passati”.  Negli ultimi due anni, secondo l’associazione dei consumatori, la spesa delle famiglie è calata del 7,8 per cento.

Numeri e stime sugli effetti del balzello sono arrivati anche dalla Confcommercio. Per l’associazione degli esercenti, il ritocco dell’imposta avrebbe due effetti finora sottovalutati: “Il primo, depressivo, sul sentimento delle famiglie e delle imprese che si vedranno private di quella fiducia a breve termine che aveva dato segnali di risveglio. Il secondo è che andando a colpire le fasce più deboli della popolazione, si potrà aggravare la crisi economica ingenerando gravi tensioni sociali che fino ad oggi sono state scongiurate”. Confcommercio propone una soluzione per evitare l’aumento dell’Iva: “Riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, processo che fino ad ora è stato condotto con troppa timidezza”. “Gli effetti recessivi dell’eventuale aumento dell’Iva – prosegue l’associazione degli esercenti – ovvero contrazione di consumi, produzione e occupazione e aumento dell’inflazione, non esauriscono quelli che possono essere gli effetti indiretti”. I commercianti, infine, sono convinti che lo stop all’aumento dell’aliquota e il taglio del cuneo fiscale “non siano in alternativa”.