Il Popolo della libertà adotta la tecnica Imu anche con l’Iva e trova sponda nel Pd, o almeno in una parte di esso. Se il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, infatti, si dice d’accordo con i berlusconiani, diametralmente opposta la posizione di Stefano Fassina, secondo cui per evitare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto bisognerà rivedere il provvedimento che ha cancellato l’Imu. A dare il là alla polemica è stato il Popolo della Libertà. “Letta smentisca l’aumento dell’Iva e onori gli impegni presi nell’atto di nascita del governo”, ha dichiarato Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl, dopo le indiscrezioni della stampa secondo cui il Tesoro avrebbe già deciso che dal primo ottobre la terza aliquota dell’imposta sul valore aggiunto salirà dal 21 al 22%, perché “o si finanzia l’abolizione della tassa immobiliare o si finanzia il blocco dell’aumento dell’Iva“.

Ma questa volta il Pd non gioca in difesa e, con il suo capogruppo alla Camera, avverte l’esecutivo. “Sarebbe un duro colpo per le famiglie e le imprese e finirebbe per deprimere ulteriormente i consumi”, ha detto Roberto Speranza, augurandosi che “il governo faccia tutto il possibile per scongiurare tale aumento”. Palazzo Chigi avrebbe deciso ieri di rinunciare allo stop dell’aumento dell’Iva, al termine degli incontri tra Letta, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e Rehn, in Italia per un’audizione parlamentare. D’altronde lo stesso Letta ha dichiarato nei giorni scorsi che la partita dell’Iva “è complicata”.

Sulla questione, tuttavia, è intervenuto anche il viceministro dell’Economia Stefano Fassina (Pd), con parole che potrebbero scatenare l’ennesima bagarre in ciò che resta delle larghe intese. A sentire il giovane turco, infatti, il mancato aumento dell’Iva non può che passare da una modifica sul decreto che ha cancellato l’Imu, la principale battaglia vinta dal Pdl. “Per evitare l’aumento dell’Iva rivediamo l’intervento sull’Imu, confermiamo la cancellazione per il 90% dei proprietari e lasciamo contribuire il 10% delle abitazioni di maggior valore” ha detto Fassina, spiegando che così si recuperano 2 miliardi, da usare anche per la deducibilità per i capannoni. Il numero due del Tesoro, inoltre, ha spiegato che ”l’aumento dell’Iva dal 1 ottobre peserebbe negativamente sull’economia” e che, proprio per questo motivo, “non c’è dubbio. Va evitato”.

Ciononostante, l’esponente Pd non è ottimista: “Non vi sono gli spazi di finanza pubblica per affrontare entro la fine dell’anno Iva, Imu, cassa integrazione in deroga, missioni internazionali e interventi per rispettare il limite del 3% di deficit sul Pil – ha spiegato Fassina – Un impegno, si ricordi, assunto dal Governo Berlusconi non da Letta o Saccomanni. E’ necessario, quindi, scegliere”. Rivedendo l’intervento sull’Imu, lasciando la tassa sul 10% delle prime case di maggior valore, per il viceministro si recupererebbero “due miliardi di euro. Un miliardo lo utilizziamo per rinviare l’aumento dell’Iva; un miliardo lo dedichiamo alla deducibilità dell’Imu per i beni strumentali delle imprese”.

A stretto giro di posta la controreplica di Brunetta. Durissima. “Stefano Fassina perde il pelo ma non il vizio. Con le sue dichiarazioni irresponsabili il viceministro dell’Economia continua a produrre confusione e incertezza, nonostante il suo ruolo di governo” ha detto il capogruppo Pdl alla Camera. Non solo. Per l’ex ministro “non è possibile e non è più accettabile un comportamento come quello del viceministro Fassina che rimette ogni volta in discussione recentissime decisioni del governo a cui appartiene”. Brunetta, inoltre, ha attaccato il commissario europeo Olli Rehn, che ha criticato ieri duramente il decreto per l’abolizione della tassa immobiliare sulla prima casa. “È bastata la visita di un giorno a Roma del commissario per gli Affari economici e monetari dell’Ue, Olli Rehn, con le sue inopportune dichiarazioni, che tutti adesso reputano inevitabile l’aumento dell’Iva a ottobre”, ha avvertito. “Eppure gli impegni del premier Enrico Letta nel discorso su cui ha ottenuto la fiducia delle Camere lo scorso 29 aprile erano chiari: rinunciare all’inasprimento dell’Iva; superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa; generale riduzione del costo del lavoro e del peso fiscale”.

Mentre Simon O’Connor, portavoce del commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn, ha precisato che sull’eventuale aumento dell’Iva “spetta al governo decidere”. Dura la reazione del centrodestra, non solo da Brunetta. “E’ ora di finirla con i caporali di giornata come questo Olli Rehn, un signor nessuno che viene in Italia a fare il supervisore”, ha commentato Maurizio Gasparri. “Rifletta piuttosto sui disastri che gente come lui ha causato distruggendo l’Europa, burocrati ottusi che uccidono i popoli e fanno morire il Continente sotto la concorrenza sleale cinese e a causa di politiche economiche fallimentari”, ha aggiunto, definendo Rehn una “persona sgradita. Prenda l’aereo e torni a casa e paghi tutte le tasse che vuole. In Italia sulla prima casa l’Imu non c’è più e non sarà questo figuro a rimetterla”.

E anche Daniele Capezzone si schiera contro il rincaro della tassa. “Se davvero scattasse l’aumento Iva, ci troveremmo dinanzi a un caso paradossale di suicidio-omicidio”, ha fatto sapere il presidente della commissione Finanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti Pdl. “Di suicidio politico del governo e della maggioranza che dovessero deciderlo, e di omicidio economico di una domanda interna che è già a livelli bassissimi”.