Venerdì a Verona si terrà la marcia per ricordare il più grande scandalo di pedofilia in Italia, compiuto in un istituto per sordi. Mentre il sindaco Tosi nega il patrocinio ma lo concede a un convegno che ha il tono dell’omofobia. Attraverseranno le vie della città scaligera, partendo dall’istituto Provolo. Tra quelle mura per bambini sordi si compì il più grande scandalo di pedofilia compiuto da sacerdoti. In quella scuola che doveva garantire loro un futuro migliore, aiutarli nello studio e nell’inserimento lavorativo e sociale, frequentata da bambini di famiglie povere, orfani o “dimenticati” dai genitori.

Trovarono, invece, l’inferno, anche sotto l’altare, come ha denunciato Giuseppe Consiglio, che subì violenze fino a una decina di anni fa. A distanza di anni, le vittime trovarono il coraggio di denunciare quegli episodi terribili: 67 ex studenti accusarono 26 sacerdoti di abusi e maltrattamenti. “Preti e fratelli religiosi hanno abusato di noi” dissero e lo scrissero pure alla Curia di Verona, che per troppo tempo non diede credito alla loro versione. Solo di recente si aprì lo squarcio sulla verità. E meno di un anno fa il Vaticano ha ammesso gli abusi all’istituto Provolo, infliggendo però pene inadeguate ai preti ancora in vita. A nessuno, ad esempio, è stata tolta la tonaca, nessuno è stato cacciato da quell’istituto della vergogna.

Anche la Provincia di Verona ha negato, come il Comune, il patrocinio alla marcia contro la pedofilia, ma l’anno scorso l’aveva accordato. Nel 2009 il sindaco Flavio Tosi aveva sottoscritto l’ordine del giorno in cui si equiparava la pedofilia a “crimine contro l’umanità”, proprio dopo le denunce dei sordi. Ma ha concesso sia il patrocino e, pare, anche gratuitamente la sala della Gran Guardia, dove si terrà il convegno. L’anno scorso i sordi avevano fatto la colletta per pagare al Comune i duemila euro per un incontro pubblico.

Il convegno è su “La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo”, che ha già sollevato un polverone, perché ha il sapore dell’omofobia. L’organizzatore ha dichiarato che non è vero e “noi vogliamo dare voce ai cristiani e difendiamo la famiglia”. Ma sull’omosessualità ha fatto capire come la pensa in un’intervista apparsa sul Corriere del Veneto: “La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, fino, mi pare, al 1992, sosteneva peraltro che l’omosessualità è una malattia. Poi, con una votazione fatta per corrispondenza, abbastanza inusuale, ha deciso che non lo è più: ma anche questa è un’opinione…”. E ha concluso con un invito agli omosessuali: “Gli direi che lui crede di trovare la felicità attraverso certi comportamenti, seguendo le sue tendenze: ma aggiungerei che se invece seguisse un’altra strada, magari faticando e lottando un po’ contro se stesso, potrebbe essere più felice…”.

Quando un ragazzo abusato conta meno di un convegno dalle teorie bislacche.