Dopo la svalutazione da 404,2 milioni di euro sui titoli in portafoglio, Telecom e Rcs in primis, Mediobanca ha chiuso l’esercizio 2012/2013 con perdite per 180 milioni. L’anno precedente si era chiuso con 81 milioni di utile. Il dato è comunque migliore dei 200 milioni di perdita che era stata annunciata a giugno. Anche se a livello di capogruppo il rosso è stato di 235 milioni, in peggioramento rispetto ai 200,2 milioni del 2011-12. In ogni caso Piazzetta Cuccia non distribuirà alcun dividendo ai suoi azionisti tra i quali spiccano Unicredit, Fininvest, Mediolanum, Pirelli, Generali e il gruppo dei francesi capitanati da Vincent Bolloré. Gli stessi che entro fine mese dovranno confermare o meno l’adesione al patto di sindacato che ha in mano la maggioranza dell’istituto creato da Enrico Cuccia.

In dettaglio, l’adeguamento dei titoli in portafoglio ai valori di mercato e il loro trasferimento in bilancio al comparto disponibili alla vendita ha generato utili su Pirelli (65,6 milioni) e sulla holding Gemina che controlla tra il resto gli Aeroporti di Roma (23 milioni). Perdite, invece, sull’editrice del Corriere della Sera, Rcs (-38,5 milioni) e sulla scatola che ha in mano la maggioranza relativa di Telecom, Telco (-319,7 milioni). A queste, spiega Mediobanca in una nota, si aggiungono le svalutazioni sulle altre azioni quotate disponibili per la vendita (29,1 milioni), quelle in Burgo (-44,8 milioni), Sintonia (-33,4 milioni) e nel gruppo della sanità privata francese di Antonino Ligresti, Santè (-25,2 milioni). Le altre partite, obbligazioni e azioni minori, concorrono per 45,9 milioni (rispettivamente 46,9 milioni e -1 milioni).

“La nostra quota di Sintonia non è in vendita. Quella di Gemina lo è”, ha precisato l’ad Alberto Nagel agli analisti escludendo l’intenzione di investire nuovi soldi in Telecom Italia. “Noi siamo piuttosto venditori rispetto ad essere pronti a metterci nuovi soldi – ha dichiarato -. Abbiamo detto chiaramente che usciremo da Telecom, una compagnia poco liquida. Altresì non intendiamo investire ulteriore liqudità”.

Quanto all’attività bancaria, nell’esercizio chiuso il 30 giugno Mediobanca ha registrato un calo del 12% dei ricavi a 1,6 miliardi (anche se nell’ultimo trimestre il margine d’interesse è salito dell’8%) e un risultato lordo ordinario a 343 milioni (-39%) a fronte di un contenimento dei costi  del 4 per cento. In dettaglio l’attività core di private banking ha segnato un utile di 41,1 milioni con ricavi in aumento a 123,3 milioni (erano 109,9 milioni) mentre il credito al consumo che la banca esercita con Compass ha portato un utile netto a 71 milioni, in calo di 26 milioni sul 2012, con un portafoglio da 9,4 miliardi (+3%) ed erogato pari a 5 miliardi (+2%). Ancora in rosso, poi, gli sportelli di CheBanca! che hanno chiuso l’anno con una perdita di 27,8 milioni, rispetto ai 42,6 milioni del 2012, con un aumento del costo del rischio che passa da 19,5 a 25 milioni e impieghi stabili a 4,3 miliardi.

Intanto in attesa delle conferme e delle disdette dei soci, il consiglio di amministrazione su indicazione dell’azionista Carisbo, ha cooptato Giorgio Guazzaloca. L’ex macellaio che detiene il primato di essere stato l’unico sindaco di Bologna di centrodestra, subentra a Fabio Roversi Monaco che si era dimesso dal consiglio di Piazzetta Cuccia dopo la nomina alla presidenza di Banca Imi (gruppo Intesa SanPaolo).

Dalla riunione dei soci riuniti nel patto, poi, è uscita soltanto l’ufficializzazione dell’uscita di Unipol, la compagnia delle Coop che aveva ereditato il 3,83% dei Ligresti in Piazzetta Cuccia, ma che ha dovuto cederla per motivi di Antitrust. La quota degli azionisti di Mediobanca legati all’accordo è così scesa da 42,03 al 38,19 per cento. Anche perché nessuno degli altri soci si è fatto avanti finora per rilevare la partecipazione. La scadenza per uscire dal patto, in ogni caso, è il 30 settembre, quindi i giochi sono ancora aperti e secondo molte indiscrezioni, Generali che ha un 2% del capitale, sarebbe potuta uscire già martedì 17. Del resto lo stesso amministratore delegato della banca ha invitato il Leone di Trieste, sua partecipata rilevante, a farsi da parte. “Più coerentemente con la strategia Generali e con la nostra di uscire dai patti di sindacati, ho consigliato a Generali di uscire dal nostro patto. Non è il miglior modo di allocare i capitali“, ha detto Nagel agli analisti.

Per l’incontro del patto sono stati visti arrivare nella sede di Piazzetta Cuccia Giampiero Pesenti, il rappresentante di Ennio Doris (Maurizio Carfagna), Marco Tronchetti Provera, Giuseppe Lucchini e Carlo Acutis. Gilberto Benetton era già in sede dalla mattina per il cda sui conti al quale Tarak Ben Ammar e Piersilvio Berlusconi hanno partecipato in videoconferenza. In vista dell’assemblea che il 28 ottobre dovrà anche deliberare sull’eventuale revoca del consigliere e vicepresidente Tronchetti Provera condannato in primo gradoa 1 anno e otto mesi per l’affaire Kroll, i grandi soci hanno “valutato che la situazione determinatasi non fa venir meno il rapporto fiduciario con lo stesso”.