Non votare sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Attendere che la Corte d’appello e la Corte di Cassazione abbiano ridefinito e confermato l’entità dell’interdizione dai pubblici uffici. Nel frattempo istituire un “comitato inquirente” per approfondire gli aspetti della legge Severino. A cercare la terza via, nella giunta per le elezioni del Senato, ci prova il componente del Psi Enrico Buemi. La chiama “relazione alternativa”, ma non arriverà neanche a un voto perché il presidente della commissione Dario Stefàno ha già archiviato come “inaccoglibile perché infondata” la proposta, “in quanto al di fuori del regolamento della Giunta e del Senato”. Ma la partita è tutt’altro che finita perché Buemi sta valutando se adire alla giunta del regolamento: “Sarebbe utile sentire Augello, ma i tempi sono stretti. Prima di domattina devo decidere”. 

La giunta dunque ha proseguito la propria discussione, alla quale seguirà domani, mercoledì 18, la controreplica del relatore del caso Berlusconi, il senatore del Pdl Andrea Augello, e il voto fissato per la serata. Nel frattempo il Movimento 5 Stelle ha depositato la richiesta di modifica del regolamento del Senato per evitare il voto segreto in Aula: “Sono effettuate a scrutinio palese le votazioni comunque riguardanti le persone e le elezioni mediante schede”.

La proposta di Buemi, il socialista eletto con il Pd
Buemi – eletto nelle liste del Partito Democratico in quota Psi – in realtà c’aveva già provato a rallentare il ritmo del lavoro della giunta. Aveva denunciato la presunta fretta del Pd, aveva protestato perché secondo lui c’era chi non vedeva l’ora di far cadere il governo, aveva caldeggiato approfondimenti mettendosi sul solco tracciato dai senatori del Pdl. E ancora oggi – nonostante il segretario del suo piccolo partito, Riccardo Nencini, avesse appena finito di dire che “per la decadenza non c’è scampo: dura lex sed lex” – ha provato a offrire la sua ultima carta per allungare i tempi in giunta. Secondo Buemi la relazione di Augello andrebbe bocciata. Ma si dovrebbe nominare un nuovo relatore che ne facesse un’altra. Quindi, si dovrebbe costituire un comitato inquirente “così come previsto dal regolamento”. L’obiettivo principale, ha spiegato, è quello di “emancipare” la giunta per le Immunità del Senato rispetto alla legge Severino. “Possiamo noi accettare che un decreto emanato dal governo in un’altra legislatura ci detti la linea anche sulla procedura della giunta?”, chiede il socialista. Il decreto legislativo conosciuto come legge Severino ha compiuto, infatti, “una gravissima ingerenza procedurale” sull’attività della giunta. E siccome Buemi vuol difendere “l’autonomia del Parlamento” indica una nuova strada da seguire. Riferendosi al precedente di Cesare Previti dove fu il comitato presieduto dall’allora deputato Gianfranco Burchiellaro a pronunciarsi sulla decadenza, e non il relatore sui casi di elezioni contestati della Regione Lazio, la giunta per le Immunità del Senato dovrebbe convocare un comitato inquirente e non limitarsi a votare la relazione Augello.

In quella che lui definisce “una proposta politica” Buemi propone di pronunciarsi solo ed esclusivamente sulla pena accessoria dell’interdizione che è stata già disposta dai magistrati milanesi anche se si deve stabilire ancora il quantum. Secondo il senatore socialista si dovrebbe attendere che il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, comunichi al Senato la cancellazione di Berlusconi dalle liste elettorali in seguito all’interdizione. Dopodiché vorrebbe che la giunta si pronunciasse su questo. La proposta, insomma, è che il comitato presieduto dalla Pezzopane porti in giunta e in assemblea una relazione di decadenza di Berlusconi “ad efficacia differita a quando la sentenza di interdizione dai pubblici uffici sarà pronunciata in via definitiva”. “Se una Repubblica è caduta su un voto segreto – conclude Buemi – forse un’altra si potrà salvare evitandolo”.

Stefàno: “Irricevibile, si riferisce a interdizione che non ancora definita”
Ma l’obiezione di Stefàno è chiara: la proposta è irricevibile perché fa riferimento “ad una parte della sentenza di condanna non ancora passata in giudicato“. “Il tribunale di Milano, infatti – ricorda Stefàno – ancora non ha notificato” la parte della sentenza relativa alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che deve essere ancora quantificata. “Se la proposta di Buemi dovesse essere considerata una sorta di pregiudiziale, vorrei ricordare che non è più tempo per presentare questioni pregiudiziali in questa fase della procedura. Il nostro ‘no’ alla sua tesi si basa su regole e principi giuridici”.

Il Pd insiste: “Votare la decadenza”
Peraltro il cosiddetto “lodo Buemi” non avrebbe comunque avuto grande successo in giunta. “Casomai andava posto prima che iniziasse questa procedura e si basava su un gentlemen agreement – dice Benedetto Della Vedova, commissario in quota Scelta Civica – I gentlemen sicuramente ci sono, l’idea che si arrivasse ad un accordo adesso, per sospendere del tutto e ricominciare, era comunque complicata”. Proceduralmente, conclude, “la giunta non può aspettare l’interdizione, ne prenderemo atto quando arriverà”. Giusto ieri Stefania Pezzopane e Giorgio Pagliari (membri di giunta in quota Pd) avevano ribadito che per loro Berlusconi deve decadere punto e basta. 

A scanso di equivoci la Pezzopane ha ribadito: “Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere all’indomani della sentenza, come segno di responsabilità nei confronti del Paese, del Parlamento e delle leggi dello Stato. Se lo facesse ora, comunque, sarebbe una mossa giusta. Se le sue dimissioni potrebbero provocare imbarazzi? Gli imbarazzi li risolverebbe a se stesso se si dimettesse. Berlusconi sta facendo un braccio di ferro con il Parlamento privo di senso”. Nel frattempo il Movimento 5 Stelle ha chiesto in giunta la decadenza di Berlusconi: “Chiediamo la decadenza per insussistenza delle questioni poste da Berlusconi e dal relatore Augello”.

Malan: “Legge Severino cucita contro B. Fanno come Mussolini”
In giunta è intervenuto anche il senatore del Pdl Lucio Malan. Il berlusconiano da una parte ha denunciato che la legge Severino è ritagliata contro il Cavaliere (e quindi i parlamentari che l’hanno votata convintamente meno di 10 mesi fa dovrebbero farsi qualche domanda). Dall’altra ha paragonato le norme sull’incandidabilità alla decadenza dei deputati antifascisti nel 1926 decisa dalla maggioranza di Benito Mussolini. “Nel mio intervento – riferisce Malan – in giunta per le elezioni ho sottolineato quanto sarebbe pericoloso per i diritti di tutti applicare retroattivamente una norma penale gabellandola per ‘amministrativa’ o per ‘requisito morale’. Peggio ancora se lo si fa stabilendo contestualmente che sulle leggi relative alla decadenza in corso di mandato non è possibile sollevare la questione di costituzionalità. Una cosa simile fu fatta il 9 novembre 1926, quando i deputati aventiniani antifascisti furono fatti decadere sulla base di una sorta di ‘indegnità morale’ decisa ex post dalla maggioranza mussoliniana, per rimuovere ogni ostacolo all’instaurazione del regime fascista”.