Affidare la correzione delle prove scritte dell’esame di maturità a una commissione nazionale. È una proposta semplice, che permette un notevole risparmio e introduce nelle scuole il principio di competizione in modo equo, trasparente e oggettivo. E così potrebbe tornare anche il bonus maturità.

di Gianni De Frajat* (lavoce.info)

Una semplice proposta

Il “pacchetto per scuola, università e ricerca” del Governo prevede, tra le altre misure, l’abrogazione del cosiddetto “bonus maturità”. Secondo il comunicato stampa del Miur, una commissione sta già lavorando “per definire proposte alternative per la valorizzazione del percorso scolastico”. Con questa nota, vorrei sottoporre all’attenzione del ministro una proposta che a mio avviso ha numerosi pregi: è semplicissima, di facile comprensione per i media e l’opinione pubblica; se adottata oggi, potrebbe essere in opera già dal 2014. Non solo non costa, ma darebbe un notevole risparmio. Introduce nelle scuole il principio di competizione in modo equo, trasparente e oggettivo. È in opera da molto tempo in moltissimi paesi il cui sistema scolastico è spesso addotto ad esempio di efficienza. La proposta è in tre articoli:

Articolo 1. La correzione delle prove scritte dell’esame di maturità è affidata a una commissione nazionale.

Articolo 2. La prova orale è abolita (o resa facoltativa, o può togliere o aggiungere fino a un massimo di 3 voti a quello ottenuto nelle prove scritte, o è sostituita da una quarta prova scritta). Come organizzare la correzione di quasi un milione e mezzo di elaborati? Una singola commissione non potrebbe ovviamente correggerli tutti. Nel Regno Unito c’è un sistema gerarchico in cui ogni gradino ri-corregge una parte degli elaborati di ogni correttore del gradino inferiore, ricalibrando le valutazioni degli elaborati non ri-corretti sulla base delle modifiche apportate ai voti. Questo garantirebbe un grado di omogeneità tra le valutazioni molto superiore a quello attuale, convincendo inoltre il pubblico che il giudizio è uniforme e oggettivo.

Quanti correttori servono? Nel 2012 c’erano 111.793 studenti di liceo scientifico; assegnare a ciascun correttore 300 elaborati di matematica e richiedere al livello successivo di ri-correggerne il 25 per cento impegnerebbe meno di 400 correttori di primo livello, 100 di secondo livello, 25 di terzo livello, con una commissione nazionale di sei membri: senz’altro meno di quelli richiesti adesso. E i correttori potrebbero espletare il loro compito in una settimana, magari tranquillamente nella casa in montagna, o di notte, quando fa fresco. 

Nel Regno Unito gli elaborati sono ancora spediti per posta, ma è concepibile che ogni elaborato sia scannerizzato, consentendo così una completa randomizzazione territoriale della distribuzione degli elaborati, per cui un correttore di primo livello potrebbe correggere un compito di Cavarzere, uno di Bitonto, uno di Battipaglia, eccetera. Personalmente, abolirei la prova orale, credo che a pochi studenti e docenti dispiacerebbe non poter provare l’ebbrezza immortalata magistralmente da Nanni Moretti. Ma se la si vuole lasciare, se ne riduca l’importanza e il ruolo, come ormai avviene per molti esami universitari.

Competizione ed equità

Con questa proposta, verrebbe introdotta nella scuola una forte iniezione di competitività. Il voto di maturità medio di una scuola non dipenderebbe più dalla severità dei commissari di quell’anno, ma sarebbe una misura oggettiva, che permetterebbe ai genitori di valutare se il liceo Giordano Morin sia migliore o peggiore del Bruno Ugo, e di mandare i figli all’uno piuttosto che all’altro.

E visto che moltissimi insegnanti prendono il lavoro seriamente, sono fieri se i loro studenti fanno bene, son convinto che darebbero il meglio di sé per il successo della propria scuola. Non solo, ma se un preside vedesse che gli studenti della sezione A, dove insegna il professor Zombieri, prendono, anno dopo anno, voti migliori di quelli della sezione B, dove insegna il professor Bichichi, potrebbe dedurre che il primo è un insegnante migliore del secondo, e magari, se ministero e sindacati glielo permettono, concedere al primo e non al secondo aumenti di stipendio e scatti di carriera discrezionali. Premiare e incoraggiare la capacità e l’entusiasmo degli insegnanti può solo incoraggiare i più capaci, e a lungo termine escludere i lavativi dalla formazione delle giovani generazioni. Come tutti, gli insegnanti rispondono agli incentivi, e quindi la proposta va completata.

Articolo 3: In ogni scuola, la vigilanza durante le prove scritte è effettuata da personale non appartenente a quell’istituto. Perché? Penso sia ovvio: non induciamo in tentazione l’insegnante che conosce Gianni da tre anni, che sa che è bravo in matematica, che lo vede in difficoltà in un passaggio facile facile, e che pensa che se superasse questo piccolo blocco finirebbe il compito a pieni voti. La vigilanza durante gli scritti non è un compito pedagogico, non richiede insegnanti, può venir fatta da altri dipendenti pubblici, sufficientemente addestrati, così come gli scrutatori elettorali. E senza alcun interesse al successo degli studenti in aula.

Oltre a migliorare la trasparenza e la competizione, tale semplice proposta permetterebbe alla commissione di “valorizzare il percorso scolastico” semplicemente re-introducendo il “bonus maturità”, evitando così che la vita di uno studente sia determinata solo da un foglio a crocette compilato in un mattino in autunno. Non solo: con la maturità oggettiva ed equa sarebbe semplice e accettabile introdurre il bonus nella versione originale, mai operativa, in cui il voto della maturità è ponderato, così come avviene per l’ammissione nelle università inglesi più prestigiose, con i risultati degli studenti della stessa scuola.

Questo per riflettere il fatto che il figlio di un operaio non specializzato e di una casalinga con la licenza elementare, cresciuto nella provincia calabrese e mandato dopo la media al professionale, che ha lavorato alla sera durante gli ultimi due anni, e che con 90 risulta tra i migliori della sua scuola, è “più capace e meritevole” e ha più “diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” di un figlio di avvocati che ha vissuto nel lusso e ha studiato al miglior liceo classico di Milano maturandosi con 91 grazie a regolari lezioni private individuali.