Renato Schifani h24. Il capogruppo del Pdl al Senato parla ovunque e a ogni ora, come un rullo compressore, ripetendo il copione degli ultimi due giorni: minaccia la crisi, avverte il Pd, raccomanda attenzione, predice un partito pronto all’opposizione. La strategia dovrebbe servire, se non a far cambiare idea al Partito Democratico (ormai deciso a votare la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore nella giunta per le elezioni), almeno a vestire l’alleato di governo della responsabilità di far cadere il governo delle larghe intese.  “Il Popolo della libertà è pronto ad andare all’opposizione. Lo ha già fatto nel 2006 e continuerà a fare la sua parte”, spiega al Tg5. “E poi un governo raccogliticcio, un governo d’aula sarebbe il male del Paese perché privo di coesione politica, privo di programma e non troverebbe un’intesa su nulla. Sarebbe meglio tornare alle urne“. Poi il presagio a Radio Anch’io: “Vedo l’avvicinarsi di un momento di crisi. Quando si convive in un’alleanza devono vigere le regole del reciproco rispetto” e dal Pd “non riscontriamo questo atteggiamento”. Da qui l’avvicinarsi di “un countdown che determinerà irreversibilmente scelte politiche”. Dopo l’ennesima richiesta di “approfondimenti” sulla legge Severino, prima che la giunta si pronunci per la decadenza del Cavaliere dal seggio di Palazzo Madama, ribadisce che se l’esecutivo guidato da Enrico Letta cadrà “non sarà responsabilità del Pdl”. Poi incontra i cronisti al Senato e giura di aver “registrato la compattezza del nostro gruppo che si atterrà alle decisioni del presidente Berlusconi” e spiega che “quando un alleato di governo votacontro un altro alleato di governo la convivenza politica diventa impossibile”. Infine passa da SkyTg24 e dice che neanche il Porcellum è responsabilità del Pdl: “Noi siamo stati sempre pronti a dire che andava messo in sicurezza, introducendo immediatamente quelle norme che lo ponessero al riparo dai rilievi della Corte Costituzionale. Se ciò non è stato fatto non è certo responsabilità del Pdl”.

E il presidente della Repubblica? Giorgio Napolitano non sta studiando il da farsi in caso di crisi di governo. Perché – si sottolinea in ambienti del Colle citati dall’Ansa – avendo già messo in massima evidenza che l’insorgere di una crisi precipiterebbe il Paese in gravissimi rischi, conserva fiducia nelle dichiarazioni di Berlusconi in base alle quali il governo continua ad avere il suo sostegno. 

La segreteria del Pd, ad ogni modo, per il momento pare non farsi impressionare. La partita politica è complicata, ma sul punto la posizione pare trasparente. “La legge va applicata”, è la posizione espressa dal segretario Guglielmo Epifani e condivisa dai membri della segreteria. “La nostra posizione – spiega il responsabile Economia Matteo Colaninno – è chiara: il governo deve andare avanti ma il problema sta tutto nel Pdl: se decide di aprire la crisi sarebbe una decisione irresponsabile e irragionevole”. Il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Luigi Zanda ribadisce: “I toni del presidente Schifani sono profondamente sbagliati. La crisi di Governo non si minaccia né si evoca soprattutto in un momento come questo in cui l’Italia ha bisogno di essere governata per uscire da una crisi economica e sociale drammatica”. Il senso è anche in un altro, nel Pd: “Le questioni personali di Berlusconi non debbono avere riflessi sulla tenuta del governo”. Linea simile, peraltro, aveva espresso Benedetto Della Vedova, componente della giunta per le elezioni in quota Scelta Civica: “Schifani sa benissimo, avendo votato il suo partito la legge Severino, che quello a cui siamo chiamati non è un voto per salvare o condannare un alleato o un avversario politico. Siamo chiamati all’applicazione di una legge che è stata discussa ampiamente, vivisezionata e che è stata giudicata una conquista da tutto il Parlamento. Schifani chiede, ed è giusto tant’è che io lo farò, di ascoltare senza pregiudizio la relazione del senatore Augello. Ma il pregiudizio, politico, è quello espresso da Schifani che cerca la politicizzazione di una vicenda che non dovrebbe essere politicizzata”.

Da San Pietroburgo, dove sta partecipando ai lavori del G20, il premier Enrico Letta dribbla le domande dei cronisti su una possibile crisi dell’esecutivo: “Ci sono talmente tanti obiettivi da raggiungere in 24 ore che farei il danno dell’Italia se mi deconcentrassi dagli obiettivi che mi sono dato. Penso sia importante per tutto il Paese che io mi concentri sugli obiettivi, sui bilaterali, sugli impegni che ci siamo presi. Voglio che in questo G20 l’Italia colga tutti gli effetti positivi di essere usciti dall’alveo dei sorvegliati speciali: è l’obiettivo che sto cercando di perseguire”.

Ma la strada della crisi non è scontata, neppure nelle fila berlusconiane. Significativo l’intervento di Fabrizio Cicchitto, che in mezzo a ripetuti attestati di fedeltà verso il leader vittima “di un attacco politico giudiziario” charisce: “Guai a introdurre in un dibattito serio la nozione del traditore e del tradimento, che poi è del tutto estranea proprio alla tradizione culturale di Forza Italia”. E di “traditori” si è parlato recentemente a proposito di un gruppo di parlamentari pidiellini che sarebbero pronti alla scissione per sostenere un Letta bis o una soluzione simile, disinnescando la corsa alle elezioni anticipate minacciate da Berlusconi, che avrebbe già registrato un videomessaggio sulla rotttura delle larghe intese. “Il partito unito non è una sorta di caserma agli ordini di qualche caporale – conclude Cicchitto – ma può essere attraversato da riflessioni politiche che possono anche essere diverse”.