Ricevo una delle numerose mail pubblicitarie quotidiane che recita: “Primo ottobre 2013: il Sistri riparte, sei pronto?”. Oddio cosa mi sono perso?

Impegnato in faccende lavorative mio malgrado lontane mille miglia dalla mia professione e dai miei studi (che s’ adda fà pe campà), avevo abbandonato, dal  2012 la dissennata idea del progetto Pecoraro – Prestigiacomo, vera opera traversale, sempre di moda come l’attuale governo, ed eccomi ripiombato nel baratro.

Ripercorro in un attimo, per i tanti che non sanno cosa è il Sistri, la storia e le “nobili” motivazioni del suo esistere; si disse che mettere un congegno elettronico, a pagamento delle imprese beninteso, su ogni mezzo che trasportava rifiuti era utile, si disse che bisognava far pagare alle imprese un diritto di iscrizione e dar loro una modalità elettronica per gestire la contabilità dei rifiuti prodotti, si disse che le forze dell’ordine con un “super g.p.s.” (personalmente ritengo più utile dotare le forze dell’ordine di uomini, mezzi e carburante, togliendo magari qualche servizio scorta non così  utile) avrebbero tracciato i movimenti dei mezzi in Italia. Si fecero appalti per le forniture di questi sofisticati strumenti tecnologici ma soprattutto, ad avvalorare la tesi del progresso contro le ecomafie, si disse che chiunque fosse stato contrario era, per atto di fede, amico degli ecomafiosi.

La propaganda, del diavolo che diventa santo, ebbe il suo apice con l’ex ministro Prestigiacomo, ora impegnata nella difesa arroccata e platinata, soprattutto platinata, del condannato di Arcore.

In passato ho già avuto modo di esprimere, da utilizzatore, ahimé, del sistema Sistri, anche attraverso questo blog, alcune perplessità: esprimevo ed esprimo ancora oggi, la mia fondata certezza che questo arruffato, costoso, complicato e fumoso sistema tecnologico non potesse in alcun modo contrastare il drammatico problema del traffico illecito dei rifiuti: ho ripetuto e ripeto che chi vuole delinquere e lo fa per milioni di euro e traffici internazionali, non certo si ferma davanti alla iscrizione al Sistri, anzi magari, sarà tra i primi sostenitori, mandante occulto dei veri traffici nascosti: facciata pulita e retro bottega sporco!

Per chi non fosse del mestiere, per chi non è mai stato in un cantiere o in una chimica di processo a verificare, guanti alla mano e pipetta per i prelievi, la reale produzione di rifiuti, per poi gestirla dividendosi tra analisi e registrazioni, io sì, devo precisare che in Italia un sistema di tracciabilità dei rifiuti è già presente e attivo da anni, l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, lo portò a vero sistema di gestione, gettando  nuove basi per i controlli incrociati tra produttore e smaltitore, coinvolgendo, peraltro, anche le micro imprese, gli artigiani e il microcosmo annesso. Certo necessitava di migliorie, parecchie peraltro e fu sconvolgente vedere, anni fa e con i miei occhi in un ufficio di una Camera di Commercio, centinaia di denunce rifiuti (il 730 ambientale) abbandonate e ammassate come carta da macero; espressione, non certo per imperizia  delle Camere di Commercio o dei suo funzionari, di come il sistema paese riteneva utili quei dati, spesso disgiunti da tutto e a volte solo  mero dato statistico.

Ebbene, questa mattina un raggio di sole, involontario a dire il vero: in preda all’ansia di fare tutto e per bene, aggiorno il dispositivo elettronico fornitomi, anzi acquistato, dall’ex ministro Prestigiacomo, rileggo oltre trecento pagine (non scherzo!) di manuali operativi alla faccia delle semplificazioni e del ministro Orlando e in preda ad un dubbio, chiamo disperato il numero verde: 800 003836, espongo la domanda ad un operatore gentilissimo, credetemi, mi dice: “attenda per favore chiedo al collega”….poco dopo esclama: “senta…se ci richiama la prossima settimana, perché forse oggi Il Ministero ha indicato che….forse ci saranno rettifiche e modifiche e semplificazioni ulteriori”: evviva l’Italia si lavora per un nulla in tutti i sensi!

Abbasso gli sprechi di Stato.