Due giorni di discussioni, prima in streaming tra i senatori, poi in assemblea congiunta a porte chiuse. Il rientro a Roma del Movimento 5 Stelle dopo le vacanze sembra un flash back nel passato, di quando si facevano riunioni fiume e c’erano rese dei conti tra dissidenti e talebani a suon di scontrini. Ma l’aria è cambiata e martedì 3 settembre i delegati grillini escono dalla riunione con una proposta: una bozza di legge elettorale da far votare ai militanti attraverso il blog di Beppe Grillo. Poche le informazioni trapelate al termine dell’incontro, anche perché, una delle nuove regole, per l’ennesima volta, è quella di non parlare con la stampa se non attraverso i portavoce e soprattutto: evitare i personalismi. A rivelare il progetto di consultazione dal basso sulla legge elettorale, alcuni deputai e senatori sui social network, come Luigi Di Mario, Luigi Gaetti e Patrizia Terzoni. 

E’ l’idea per cercare di arginare le spaccature: presentare una proposta di legge elettorale e chiedere alle forze politiche in Parlamento di votarla. Se non sarà così resterà solo l’opzione del voto, a patto che il governo delle larghe intese cada. Una strategia che vorrebbe calmare gli umori e riappacificare i gruppi all’interno del Movimento, dopo le sedute fiume di “psicoanalisi”.

Due le posizioni che non riescono a trovare un accordo: da una parte chi esclude ogni possibilità di alleanza con il centrosinistra per formare una maggioranza alternativa in caso di crisi del governo di Enrico Letta, dall’altra chi parla di eccessivo “grillismo”, ovvero rigidità e bigottismo dei comportamenti. Per esempio Luis Orellana (un tempo candidato alla presidenza del Senato dal M5S) è un fiume in piena: “Bisogna essere pronti e non avere tabù – dice – Potremmo avere un fortissimo peso contrattuale. In Sicilia abbiamo una alleanza in corso. A Ragusa abbiamo vinto il ballottaggio perché siamo stati aiutati. Io sono per il dialogo come eravamo per il dialogo ad aprile quando siamo andati a parlare con Vito Crimi e Roberta Lombardi“. Parole forti alle quali non si è unito Francesco Campanella, tra i più critici della linea ufficiale, ma che nell’intervento subito successivo si è limitato a chiedere maggiori chiarimenti e partecipazione della base. Chi non ha accettato le provocazioni è Nicola Morra, portavoce al Senato: “Spero che Luis riveda le sue posizioni. Altrimenti vuol dire che dovremo prendere due strade diverse”. Frasi che sembrano venire da un passato recente di espulsioni e scontri all’interno del gruppo.

Poi la polemica sulla piattaforma, già emersa nelle ore scorse: “La piattaforma sono anni che viene promessa. L’ultima promessa era a luglio. Chi ha promesso si dimetta”. Orellana punta il dito contro “questa totale opacità di chi compone lo staff”. Sotto il profilo politico la replica arriva da Paola Taverna: “Mai con il Pd e mai con il Pdl: questo abbiamo detto in campagna elettorale. Otto milioni di persone mi hanno votato per mandarli tutti a casa. Chi non si riconosce più in qualcosa che è lampante e specchiato può andare a fare politica altrove”.

Paola Nugnes aggiunge: “Io non chiedo che le persone che hanno avuto bisogno di parlare vadano fuori o che siano persone cattive. Chi pensa che la linea di partenza della campagna elettorale sia cambiata si alzi e lo dica, altrimenti ci portiamo una serpe in seno che non ci farà andare avanti”. Alla fine spazza via i dubbi il concetto ribadito dal capogruppo Nicola Morra: “Questa è una guerra che va combattuta con regole di ingaggio che però non ci devono far perdere in partenza la partita. Se loro ci tengono nei palazzi, se giochiamo ai piccoli onorevoli non faremo niente di nuovo. Siamo stati umiliati, presi a martellate in testa. In quanto M5S vedremo bocciate tutte le nostre proposte. Si dialoga con chi dimostra nei fatti di voler dialogare. Segnali concreti non ne son venuti. Noi siamo qui per fare la guerra per combattere la partitocrazia e le sue incrostrazioni”.

Qui dentro, dove già la tensione è già alta, si inserisce uno scontro diretto tra il senatore di origini venezuelane e il responsabile della comunicazione del gruppo Cinque Stelle a Palazzo Madama, Claudio Messora: “Sono successe cose gravi – dichiara Orellana – Non deve succedere che una persona da noi stipendiata si permetta di farlo. Gliel’ho detto via mail, l’ho comunicato anche al capogruppo Morra ma non ho mai avuto risposta. Voglio dirglielo anche di persona”. Secondo il senatore Messora “ha creato grandissimi problemi, per me è una ferita aperta. Non ha la mia fiducia”. Orellana fa riferimento all’articolo “Piccoli onorevoli”, postato ad agosto da Messora e ripreso dal blog di Grillo, che criticava i senatori “aperturisti” per la formazione di un nuovo governo.

Ma esiste un gruppo che fa quadrato intorno al responsabile comunicazione: “Io ancora non capisco chi ha potuto sentirsi offeso. Chi si è sentito offeso è perché si sente ‘onorevole'” afferma il senatore Bruno Marton. “A mio avviso Messora ha usato un periodo ipotetico”, che riguarda il futuro, “non contesta quello che abbiamo fatto fin’ora”, ha detto Giovanni Endrizzi. “Claudio sul suo blog personale ha scritto quel che voleva. Quando sul mio Facebook scrivo quel che voglio faccio la stessa cosa”, ha detto Carlo Martelli distinguendo fra funzione istituzionale e interventi personali. “Messora ha detto la verità, qualcuno ha avuto la coda di paglia che ha preso fuoco”.  Al contrario secondo Martelli la colpa è di chi parla con i giornali: “Ci sono persone – denuncia – che hanno chiamato i giornalisti per dire quel che succedeva. Dobbiamo fare i nomi e i cognomi di chi ha rilasciato interviste e di chi ha chiamato i giornalisti. Abbiamo un portavoce, che parli solo lui. Se ha dubbi ci chiama”. Anzi, di più. “Facciamo un ‘documentino’ in cui ognuno si impegna a non parlare con la stampa. Così risolviamo anche il problema dei personalismi”. E infine la Taverna: “Mi sarei incazzata se avesse criticata un ‘piccolo cittadino’, non un ‘piccolo onorevole’. Io non mi sono mai sentita un’onorevole. Chi non si riconosce più in questo – ha aggiunto tra gli applausi – senza rancore, può andare a fare politica da un’altra parte”.

La situazione non si può definire di tensione e ne sono ulteriore prova due prese di posizione. Una è dello stesso Martelli che racconta che “il nostro whatsapp è una cloaca maxima degli insulti. Si son dette delle cose lì – racconta – da persone che poi si sono presentate qui chiedendo ‘come stai? Ti trovo dimagrito o abbronzato’. Se vogliamo essere gruppo le cose si dicono in faccia, un conto è insultare le persone e un altro è dire cose sul Movimento”. Su presunte spaccature dentro al gruppo si sofferma anche Maurizio Romani: “E’ emerso un grande astio qui dentro, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Sembra già che siamo divisi in due gruppi, forse tre. Io sono stato ripreso perchè mi sono fermato a rispondere alle domande dei giornalisti. Se volete che non parli con nessuno, bè buttatemi fuori. Io sono un medico, sono abituato a parlare e a rispondere”.