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Incendio in un deposito Bartolini a Milano, domate le fiamme: finito anche il pericolo esplosione delle bici elettriche. Aperta inchiesta

Il nuovo bollettino del Comune prevede attenzione nel raggio di 500 metri dall'incendio: non utilizzare spazi verdi pubblici; evitare attività fisica all'aperto; non utilizzare verdura coltivata sul balcone o negli orti
Incendio in un deposito Bartolini a Milano, domate le fiamme: finito anche il pericolo esplosione delle bici elettriche. Aperta inchiesta
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Il vasto incendio che ha colpito ieri sera un deposito di smistamento Bartolini nel quartiere Bovisa a Milano è considerato domato. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte e stanno continuando ancora ora perché due container continuano a bruciare. Contenendo bici elettriche, si temeva che le batterie potessero causare esplosioni, ma anche quel pericolo, confermano all’Ansa i vigili del fuoco sul posto, è cessato. Intanto la procura di Milano ha aperto un’inchiesta.

“È ancora impossibile riuscire a spegnere due mezzi carichi di bici elettriche, che ci limitiamo a raffreddare, ma il 95% del fuoco è stato spento, il più è fatto”, spiegano ancora i pompieri.

Sul posto, in via don Giovanni Minzoni, sono al lavoro solo le squadre necessarie a tenere sotto controllo i due container. Anche per la giornata di oggi, giovedì 9 luglio, Arpa e Ats avevano inizialmente raccomandato di tenere le finestre chiuse nelle case vicine e a non stazionare vicino al deposito, sconsigliando ai bambini giocare o sostare all’aperto e di consumare frutta e verdura raccolti nelle vicinanze. Le precauzioni, specificava il Comune, valevano per un raggio massimo di 2 chilometri dall’area dell’incendio.

Il perimetro, dopo i nuovi rilievi di Arpa, è stato diminuito a un raggio di 500 metri da via Don Minzoni 10. In particolare le nuove direttive prevedono di non utilizzare spazi verdi pubblici; evitare attività fisica all’aperto; non utilizzare verdura coltivata sul balcone o negli orti; per scuole e nidi: evitare utilizzo di spazi all’aperto.

Si tratta comunque di misure precauzionali indicate dall’autorità sanitaria, ha spiegato l’assessore alla protezione civile Marco Granelli.

Le prime rilevazioni di Arpa non avevano comunque registrato “valori critici per gli inquinanti monitorabili sul posto”. Sono presenti “gli inquinanti tipici della combustione, le cui concentrazioni non risultano preoccupanti, anche grazie alla dispersione dei fumi in atmosfera”. Il personale del dipartimento Arpa, comunque, continua a monitorare la situazione e lo farà fino al completo spegnimento dell’incendio. Per monitorare la qualità dell’aria i tecnici Arpa hanno installato un campionatore ad alto volume vicino all’anagrafe del Comune di Milano in via Baldinucci, in base alla mappa previsionale di ricaduta dei fumi acquisita dai colleghi del gruppo specialistico di contaminazione atmosferica. Il primo filtro del campionatore verrà ritirato nelle prime ore del pomeriggio e inviato al laboratorio di Milano per la ricerca di eventuali sostanze microinquinanti: diossine, furani e IPA.

L’incendio ha interessato in particolare un capannone di circa ottomila metri quadrati adibito allo smistamento dei pacchi, alcuni uffici amministrativi e alcuni mezzi che erano parcheggiati nel cortile davanti al capannone. Il rischio, ha spiegato un caposquadra dei vigili del fuoco sul posto, era che le fiamme “lambissero non solo una ditta e uno studentato vicini ma anche dei depositi di carburante presenti nella grande area di movimentazione delle merci”. Secondo l’esperto “è possibile che staremo qui ancora uno o due giorni“.

All’interno del capannone c’erano muletti per la movimentazione dei pacchi ma non camion. Quando le fiamme si sono propagate, si sono sentiti diversi scoppi del materiale che ha preso fuoco. Da accertare le cause del rogo, tenendo in considerazione anche gli attentati dolosi accaduti in Germania che si sono ipotizzati essere sabotaggi di matrice russa.

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