“E’ completamente priva di fondamento la notizia sul presunto aumento delle spese della Camera rispetto all’anno scorso”, scrive Laura Boldrini, presidente dell’Assemblea di Montecitorio, sulla sua pagina Facebook. Il riferimento è a un articolo pubblicato nei giorni scorsi su ilfattoquotidiano.it, interamente basato sui bilanci ufficiali della Camera stessa. “È vero esattamente il contrario: nel 2013 le previsioni di spesa per beni e servizi risultano ridotte di 9 milioni di euro, cioè il 5,47% in meno in rapporto al 2012. Ai quali vanno aggiunti anche i 10 milioni già tagliati da me e dall’Ufficio di Presidenza sulle spese per gli uffici di segreteria, le indennità di carica dei deputati e alcune indennità dei dipendenti”. Ancora una volta la presidente, la cui elezione è stata accolta da più parti come una salutare ventata di novità, reagisce in modo stizzito alle critiche a cui la carica ricoperta la espone. Come quando la (sacrosanta) indignazione verso gli insulti ricevuti via web si è trasformata nella richiesta di una legge per il controllo di internet. Particolarmente indigeste, poi, le sono risultate le critiche alla convocazione di un’isolata seduta agostana per “incardinare” la discussione sul femminicidio

Quanto all’articolo di ilfattoquotidiano.it su costi, sono i bilanci ufficiali pubblicati della Camera che dimostrano un aumento di 4 milioni di euro tondi nelle uscite di Montecitorio. Non tutte imputabili al suo mandato, perché in parte contratti nei mesi precedenti la sua elezione, tant’è che nel testo il suo nome non compare neppure.  E’ vero che le previsioni dicono che entro la fine dell’anno la spesa per Montecitorio dovrà contrarsi di 9 milioni. Peccato che le previsioni non corrispondano allo stato dell’arte, perché nel primo semestre le spese sono aumentate rispetto allo stesso periodo di un anno prima di 4 milioni di euro che corrispondono al 4,7% del bilancio.  

Lo dimostrano gli importi citati nel nostro articolo, desunti direttamente dai bilanci ufficiali depositati alla Camera e pubblicati sul sito, con la complicanza che per vedere quelli della scorsa legislatura tocca andare a ripescarli nel vecchio sito, mentre quelli della legislatura corrente sono lì disponibili per tutti. Le spese che ilfattoquotidiano.it ha elencato possono essere verificate una per una: i 27mila euro al mese per l’acquisto di giornali (mille euro al giorno), i 50mila euro mensili di acquisto mobilio tra i quali spiccano bei divani di marca Frau, la fattura da 93mila euro al solito fotografo di corte, i costi strutturali come le spese per condizionamento delle sale di Montecitorio (1,4 milioni), le affittanze mostruose a beneficio dei soliti noti (23 milioni) e così via. 

Ma soprattutto si può fare la fatica di andare in fondo ai due elenchi, già giù fino alla voce “totale” e scoprire che un anno fa il primo bilancio della Camera si era chiuso con uscite per 105.833.653,26 (scarica il bilancio I/2012) e che nei primi sei mesi del 2013 le uscite sono state pari a 109.809.654,17 (scarica il bilancio I/2013).  Eccoli i quattro milioni tondi in più, ed è un fatto incontrovertibile. In definitiva è assolutamente auspicabile che al 31 dicembre del 2013 la Camera chiuda esibendo risparmi, ma che almeno il traguardo sia onesto: per dire che “ha risparmiato” non basterà più esibire una (previsione) di spesa inferiore del 5,47% che corrisponde ai “preventivati” 9 milioni di euro (ancora tutti sulla carta), ma toccherà spingersi oltre, tagliando un ulteriore 4,7% a copertura dei 4 milioni di euro già sforati nel primo semestre. Che non sono una previsione ma l’unico dato certo, ufficiale e pubblico. Restano soltanto quattro mesi per centrare l’obiettivo (quello vero).