E’ scontro alla Camera fra la presidente Laura Boldrini e il Movimento 5 stelle sulla seduta convocata in pieno agosto per la presentazione del ddl sul femminicidio. Boldrini aveva provato a stoppare le critiche, spiegando che la seduta era un “atto dovuto” e che le “polemiche pretestuose” nuocciono alle istituzioni. Ma il M5s ha insistito, parlando di un “inutile spreco”. E la polemica è degenerata anche fuori dall’Aula, con l’onorevole Colletti che su Facebook ha dato alla Boldrini dell’ “incapace” che “strumentalizza le tragedie umane”. 

“Io la capisco la Boldrini – ha scritto Colletti sulla sua pagina personale – Nella sua vita professionale ha sempre strumentalizzato le tragedie di poveri rifugiati. Ora che è diventata Presidente della Camera (non certo per meriti suoi visto che si dimostra spesso una incapace) giustamente strumentalizza omicidi di donne per farsi un po’ di pubblicità. Se questa è maturità preferisco di gran lunga l’immaturità”.

Il riferimento conclusivo è alle parole della presidente di Montecitorio, che al termine della seduta aveva dato degli immaturi ai deputati di M5s (e anche della Lega) che l’avevano attaccata: “Chi ha creato la polemica lo ha voluto fare in modo assolutamente pretestuoso, perché non aveva argomenti validi. Mi dispiace che questo sia accaduto, perché non è segno di maturità e va a discapito della nostra istituzione. Allora, chi come me sta cercando di fare un lavoro di recupero, di cercare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, si dispiace quando vede che non tutti hanno lo stesso obiettivo“, ha concluso la presidente della Camera.

In precedenza, Boldrini in aula aveva provato a spiegare le ragioni della convocazione: “La seduta odierna – ha affermato – è stata convocata come adempimento espressamente dettato dalla Costituzione; un obbligo che si svolge secondo i principi dettati dall’ordinamento”. Infatti il presidente della Camera ha ricordato che la seduta di oggi è prevista dall’articolo 77 della Costituzione. “Ci sono precedenti di convocazioni durante la pausa estiva o natalizia per l’annuncio della presentazione di decreti legge. Non vi è alcuna forzatura né può prestarsi a qualsiasi strumentalizzazione. Questi sono i fatti e le polemiche che sono seguite sono state del tutto pretestuose e nuocciono alle istituzioni”.

Argomenti che non avevano convinto i deputati del Movimento 5 stelle. “Quanto costa agli italiani la convocazione ‘formale’ del Parlamento di oggi? Tra i 150 e i 200 mila euro” aveva denunciato il deputato Walter Rizzetto. Affermazione che ha scatenato un nuovo battibecco con la presidente: “Ma lei ha capito che questo è un obbligo? Di cosa parla? Di sprechi? Questo è un esercizio democratico..”, ha replicato Boldrini. Il deputato Toninelli invece ha insistito sull’immediata ripresa dei lavori: l’assegnazione di un provvedimento alle commissioni – ricorda – ha “come conseguenze che le commissioni vengano convocate e che abbiano inizio i lavori. Di convocazione delle commissioni, però, ad oggi non c’è traccia, mentre è indispensabile che i lavori parlamentari siano immediatamente attivati”. “Chiediamo di rendere sostanziale la ripresa dei lavori e non una mera ritualità, altrimenti si fa solo credere ai cittadini che stiamo lavorando per loro, mentre invece non è così”.

Nonostante la convocazione e il richiamo della presidente Boldrini, la seduta è stata praticamente disertata dai parlamentari. In Aula erano presenti appena 104 deputati, meno di un sesto del totale: sui banchi del governo siede solo il ministro per i Rapporti con il governo, Dario Franceschini; l’unico leader politico presente è il segretario del Pd, Guglielmo Epifani. A chi gli chiedeva le ragioni dell’assenza in massa dei parlamentari del suo gruppo, Luigi di Maio, deputato M5s e vicepresidente di Montecitorio, ha risposto: “Abbiamo voluto evitare di venire qui a farci la foto ricordo o la passerella come ha fatto Epifani che è andato via dopo 5 minuti”.

L’appello del Movimento 5 stelle a riprendere al più presto i lavori sembra comunque aver portato a qualche risultato. Il deputato del Pd, Walter Verini, ha chiesto di anticipare dal 5 settembre al 26 agosto la riunione degli uffici di presidenza delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia per lavorare sul decreto legge riguardante il femminicidio, raccogliendo l’immediata disponibilità del M5s.

Oltre alle polemiche odierne in aula, già nei giorni scorsi il vicepresidente Di Maio, in quota M5s, aveva criticato la decisione della Boldrini, accusandola di vivere in una “medio-crazia”. Ma un affondo era arrivato anche dai banchi del centrosinistra: Dario Ginefra, deputato Pd, aveva annunciato la sua assenza, aggiungendo che “la Camera non dev’essere una vetrina istituzionale per nessuno, tanto più per la terza carica dello Stato”.