Gli organizzatori del Festivaletteratura di Mantova, in programma dal 4 all’8 settembre, sono stati travolti da una valanga di richieste da parte di persone desiderose di entrare a far parte della squadra dei volontari, vera e propria spina dorsale su cui si regge la rassegna letteraria. 1200 in tutto, provenienti da tutta Italia e del resto d’Europa. “Un record assoluto in diciassette anni di Festival – spiega Alessandro Della Casa, responsabile della gestione dei volontari –, credo anche a livello nazionale. Abbiamo ricontato più volte le schede per esserne certi. Purtroppo possiamo accettarme soltanto 650, massimo 700. Sarà doloroso dire no a tutti gli altri, ma non possiamo fare altrimenti”.

Negli anni scorsi il numero delle domande non ha mai varcato la soglia delle 900. Ma quest’anno cosa è successo? Una spiegazione prova a darla Luca Nicolini, presidente del comitato organizzatore del Festivaletteratura: “Crediamo che l’impennata di richieste sia legata all’aumento delle persone disoccupate. Soprattutto giovani tra i 25 e i 35 anni, molto presenti fra le magliette blu (così sono chiamati i volontari del Festival, dal colore della polo di riconoscimento che indossano, ndr)”. A questo si aggiunge un altro fattore: “Fare il volontario qui – prosegue Nicolini – fa curriculum e, in alcuni casi, è tenuto in considerazione perché visto dalle aziende come un percorso di formazione”. Le magliette blu, infatti, fanno proprio di tutto: biglietteria, logistica, trasporto di materiale, accompagnamento degli autori, gestione della mensa, giornalisti e fotografi per la estemporanea redazione che aggiorna on line la rassegna stampa. E le aziende vedono questa capacità di adattarsi a svolgere diverse mansioni come una dote positiva. I criteri con cui i volontari sono scelti non sono meritocratici, per cui un ‘no’ non equivale a una bocciatura definitiva, e l’anno prossimo si può ritentare.

“Ogni anno – spiega Della Casa – cerchiamo di garantire un 30% di nuovi ingressi, mentre per la provenienza territoriale facciamo in modo che due terzi siano mantovani. Del terzo rimanente fanno parte persone provenienti da quasi tutte le altre regioni, oltre ad alcuni volontari che arrivano dall’estero. Quest’anno ne abbiamo ricevute una quindicina, complessivamente, provenienti da Svizzera, Norvegia, Germania, Spagna e l’Olanda. Senza dimenticare che arriveranno studenti di Ferrara, Mestre, Fidenza, Roma e Mirandola con i quali il Festival ha sottoscritto un accordo”. Ma dove dormono e mangiano nei cinque giorni della manifestazione? “Ogni anno attrezziamo palestre degli istituti superiori della città a dormitori con brandine e tutto l’occorrente – dice Della Casa – e per i più maturi, che magari necessitano di maggiore privacy, abbiamo la disponibilità di alcuni pensionati collegati alle parrocchie di Mantova. Una piccola parte, poi, è ospitata da famiglie che mettono a disposizione le loro case per l’occasione. Per mangiare c’è la mensa dove vanno anche molti degli scrittori ospiti, si mangia benissimo”.

Quella del festival di Mantova è una macchina organizzativa di volontari che funziona e che qualcuno vorrebbe copiare. Chi? L’organizzazione di Expo 2015. “L’assessore alla cultura della Regione Lombardia Cristina Cappellini – spiega Annalisa Baroni, vicepresidente della Commissione Cultura dello stesso ente –  è rimasta stupita da tanta efficienza e partecipazione. Per questo la riteniamo un valido modello da portare all’Expo 2015”.