L’Agcom andrà dunque avanti nella presentazione del già contestato regolamento sul diritto d’autore delle comunicazioni elettroniche e, nella migliore tradizione italiota dei governi balneari, vara lo schema di regolamento nell’ultimo Consiglio di luglio, ottenendo cosi, come primo risultato, che il dibattito sul diritto d’autore non ci sarà, se non sotto l’ombrellone.

Si tratta dell’ultima “furbata” del Consiglio dell’Agcom, che per arrivare a varare il regolamento sulla repressione del diritto d’autore su internet  ha “fatto di tutto”.

Eppure il presidente dell’Agcom Cardani (che non è un giurista) ostenta sicurezza, a differenza di Calabrò il poeta, giurista e scrittore, e presidente anche dell’Agcom nella scorsa consiliatura, nonché illustre magistrato amministrativo, che decise di soprassedere, dal momento che il Parlamento non aveva recepito le sue istanze di dotarlo di una legge ad hoc.

Aveva infatti spiegato in una lettera al Corsera Calabrò che” il Consiglio attenderà una norma di legge, perché “vogliamo conoscere per tabulas se il Governo, nella sua massima espressione, condivide la nostra interpretazione sulla legittimazione, la competenza e i poteri dell’Agcom” nell’azione di contrasto alla pirateria online”.

Ma per l’attuale  Consiglio dell’Agcom presieduto da Cardani, evidentemente questa autorevole presa di posizione in forma dubitativa, non conta.

In fondo – ha detto lo stesso  Presidente- lui sarebbe lieto di cedere il passo al Parlamento ove esso legiferasse, come peraltro, se il Parlamento potesse essere messo in mora, da un’autorità indipendente, che ha solo il potere di segnalare al Governo e al Parlamento e non certo quello di sostituirsi ad esso, in qualità di “commissario ad acta”.

Né certo l’Agcom ha i poteri di un giudice (oltretutto penale).

In realtà il presidente dell’Agcom ed i suoi consiglieri, che sembrerebbero più vicini alla tutela del diritto d’autore, ovvero Luigi Posteraro e Antonio Martusciello, mentre l’Avv. Antonio  Preto, (che già era stato protagonista di un semi-giallo a maggio di quest’anno per avere “esternato” sul punto -ed essere strato  poi prontamente smentito-, sembra essersi defilato), hanno lavorato a fari spenti in questi mesi.

Pur di assicurarsi il consenso attorno al regolamento e per evitare la levata di scudi della società civile avvenuta nel corso della precedente consiliatura, i consiglieri non hanno esitato in pubblico a  mostrarsi concilianti, salvo poi lavorare nel più stretto riserbo, per fare esattamente la stessa cosa di quello che il, Consiglio precedente aveva deciso di non fare.

Con l’importante differenza che questa volta l’Agcom si è dotato di alibi, presentandosi ad esempio presso le Commissioni parlamentari competenti ( senza dare copia  il regolamento),  con il volto delle colombe ed  assicurandosi l’appoggio di colui che  nella precedente consiliatura aveva fatto da sponda all’Agcom nel predisporre una norma che non vide mai la luce, per le forti critiche che la società civile, ovvero il  viceministro allo sviluppo Catricalà.

Tra le altre iniziative dirette ad ammantare di legalità l’azione dell’Agcom, vi è anche quello di incaricare una decina tra i “maggiori costituzionalisti”( i cui nomi peraltro non sono starti forniti né al Parlamento né all’opinione pubblica) di fare non si sa bene cosa, al fine di avvalorare in via preventiva la propria azione.

Verrebbe da domandarsi il perché un’autorità amministrativa indipendente con una variegata composizione al proprio interno, tra la quale anche un avvocato ed un costituzionalista, con un servizio giuridico, e validi uffici, che, tra l’altro hanno lavorato alla redazione dell’atto oramai da tre anni, debba poi incaricare un comitato esterno per avvalorare ciò di cui sono peraltro già convinti.

Eppure ad un certo punto il diavolo sembrava averci messo la coda.

L’audizione di Cardani presso le commissioni riunite infatti previsto per il 10 luglio salta per il concomitante blocco dei lavori parlamentari conseguente alla condanna del Tribunale di Milano di Silvio Berlusconi

L’audizione, quindi viene spostata al giorno 17 luglio scorso e riserva alcune sorprese.

Innanzitutto il Presidente Cardani ad un certo punto nel affibbia a coloro che  hanno assunto una posizione critica rispetto alla repressione amministrativa su internet ( e sono tanti) il termine di “negazionisti”.

Nemmeno è stato presentato lo schema che già Cardani rilancia dicendo che l’applicazione delle sanzioni avverrà secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza «nel contemperamento di tutti i diritti» e che un buon banco di prova sarebbe un ricorso al Tar, dopo un primo intervento dell’autorità in tal senso

Un bell’invito non c’è che dire, si lancia una consultazione pubblica senza fornire dettagli a nessuno, e prima ancora di fare vedere lo schema si annuncia che chi non fosse d’accordo, potrà rivolgersi al Tar.

Non resta che attendere quindi la consultazione pubblica che dovrebbe essere di 60 giorni, quando i media sono già in ferie, e l’opinione pubblica è pronta per l’ombrellone ed il secchiello, dando tempo ai partecipanti alla consultazione (in realtà) solo 30 giorni, ovvero i giorni di settembre.

Benvenuti nell’Italia balneare.