E’ stato bocciato all’unanimità da tutti i partiti eletti in Regione il pacchetto emendamenti “anti – casta” presentato dal Movimento 5 Stelle al progetto di legge sul funzionamento dei gruppi assembleari. Dal Partito Democratico al Popolo delle Libertà, dall’Udc alla Lega Nord, nessun consigliere ha infatti votato a favore della proposta che vorrebbe cancellare in toto alcuni dei privilegi oggi attribuiti a chi occupa le poltrone della Regione Emilia Romagna. Soldi pubblici, insomma.

Così, mentre l’assemblea legislativa annuncia alla città il via libera a un ulteriore taglio delle spese relative ai costi della politica, approvando un nuovo testo unico di semplificazione burocratica e riduzione dei costi che porta la spesa procapite per il funzionamento del consiglio regionale da 8 euro a 7,50 euro, “scelta effettuata non per volontà di un’Emilia Romagna virtuosa – chiarisce il M5S – ma sulla base del decreto del 2012 che l’ex premier Mario Monti varò sull’onda dello scandalo che travolse la Regione Lazio”, si salvano le auto blu e i compensi extra per “i vicepresidenti dell’Assemblea Legislativa, i capigruppo, i questori segretari, i presidenti e i vicepresidenti di commissione”. Così come si salvano anche i rimborsi spese forfettari “per l’esercizio del mandato”, che Andrea Defranceschi, unico ‘grillino’ rimasto da quando Giovanni Favia preferì Antonio Ingroia a Beppe Grillo, voleva sostituire con rimborsi a piè di lista, erogati cioè sulla base del denaro effettivamente speso.

“E’ dall’inizio di questa legislatura, quindi da tre anni che provo a far approvare questi emendamenti, in pratica rappresentano il primo progetto che ho presentato appena eletto Assemblea, era il 28 maggio 2010 – racconta Defranceschi – ogni volta li ripropongo, li discuto in commissione e ripresento in aula, ma niente da fare, la maggioranza fa fatica a recepirli”.

Il Movimento 5 Stelle aveva incluso nel pacchetto anche la proposta di ridurre, dal 50% al 10%, l’indennità per chi si trova sottoposto a misure restrittive, “per legge – spiega – la voce non può essere tagliata in toto, ma in questo caso, con me, ha votato a favore solo Gian Guido Naldi, presidente di Sinistra Ecologia e Libertà”; e di estendere il divieto, in vigore per i politici della Regione, di assumere in viale Aldo Moro non solo coniugi e parenti, ma anche “conviventi”. Tutte misure bocciate dall’aula, “nella più totale indifferenza” da una “maggioranza composta da Pd e Pdl, e naturalmente tutte le altre forze politiche al seguito, senza uno straccio di dibattito – attacca il consigliere – e figuriamoci, men che meno di pudore”.

Il risparmio per i cittadini, se il pacchetto “anti – casta” fosse passato, sottolinea Defranceschi, sarebbe stato cospicuo: ad oggi, come pubblicato sul sito della Regione Emilia Romagna, oltre al proprio stipendio come consigliere regionale, 6.104, 47 euro lordi al mese più un rimborso spese forfettario per l’esercizio di mandato, pari a 2.258,65 euro, un eletto che ricopre la carica di presidente o vicepresidente dell’assemblea legislativa, presidente o vicepresidente di una commissione consiliare, consigliere segretario, questore del consiglio o capogruppo, percepisce un’indennità mensile di funzione che varia a seconda dell’incarico. Nello specifico, 3.052,24 euro al mese per il presidente dell’assemblea, 2.014,48 per il vicepresidente, 1.159,85 per il presidente della commissione consiliare, 427,31 per il vicepresidente, 1.159,85 euro per il consigliere segretario, il questore del consiglio e il capogruppo.

“E’ questa la voce che ho proposto di tagliare assieme al rimborso spese forfettario per l’esercizio di mandato che ognuna di queste figure riceve, pari a 2.258,65 euro, rimborso che vorrei trasformare in un indennizzo erogato sulla base di scontrini e fatture, delle spese effettivamente sostenute, insomma” continua il consigliere a 5 Stelle “ma non c’è stato nulla da fare, nemmeno questa volta”. “Con che faccia – conclude quindi Defranceschi – i partiti continueranno a parlare di tagli dei privilegi sui giornali e ai loro elettori?”.