Privatizzare per fare cassa e alleggerirsi dal fardello del debito pubblico. “Non è escluso che il Tesoro decida di cedere quote di società pubbliche – incluse Eni, Enel e Finmeccanica – per ridurre il debito”, ha affermato Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, a margine dei lavori del G20 di Mosca. “Stiamo considerando che queste compagnie sono profittevoli e danno dividendi al Tesoro”, ha precisato in un’intervista a Bloomberg Tv, “così dobbiamo considerare anche la possibilità di usarle come collaterali per la riduzione del debito”.

Il ministro ha quindi spiegato che “ci sono un po’ di idee che dobbiamo prendere in considerazione”. E ha aggiunto: “Spero che prima della fine dell’anno possiamo avere chiara quale sia la nostra visione per una strategia compressiva per uno schema che consenta l’accelerazione della riduzione del debito”. Le dichiarazioni di Saccomanni hanno scatenato una pioggia di critiche. “La Cisl è del tutto contraria all’ipotesi ventilata oggi da Saccomanni di vendere le quote pubbliche di aziende come Eni, Enel, Finmeccanica e Poste che già da tempo sono nel mirino degli appetiti famelici e speculativi degli investitori stranieri”, ha dichiarato in una nota il segretario generale Raffaele Bonanni.

Saccomanni non si è limitato, tuttavia, a riaprire il dossier privatizzazioni. Affrontando il tema della crisi economica, il ministro ha spiegato che “ci sono indicatori che la ripresa si materializzerà tra il secondo e il terzo trimestre di quest’anno”, sottolineando che “anche Bankitalia prevede che il quarto trimestre sarà positivo”. Mentre, per quanto riguarda i debiti della pubblica amministrazione, ha detto che “ammonta già ad oltre 10 miliardi di euro la somma messa a disposizione per pagare i debiti accumulati dalla pubblica amministrazione”.

L’ipotesi di privatizzare per imboccare la via della ripresa, come spiega la Stampa, è sul tavolo del governo da alcuni giorni. Ecco perché ieri al vertice di maggioranza fra Enrico Letta, Angelino Alfano, Saccomanni e i capigruppo dei partiti si è parlato a lungo di questo. “In autunno il premier farà una sorta di road show per spiegare ai mercati come l’Italia attaccherà il debito pubblico”, ha spiegato Renato Brunetta, “una strategia che si basa sulla valorizzazione e le dismissioni del patrimonio pubblico”. In cima alla lista delle partecipate di cui lo Stato potrebbe cedere quote ci sarebbero Fincantieri, controllata da Cdp attraverso Fintecna, Ferrovie e Poste Italiane.

E anche il Wall Street Journal consiglia di muoversi nella stessa direzione. “Eni dovrebbe essere meno italiana”, avverte il quotidiano americano, “e un buon modo sarebbe quello di cedere Saipem, perché la sua proprietà senza controllo perpetua l’idea che la corporate governance del gruppo non è in grado di graffiare”. Il Wsj sottolinea il fatto che il gruppo italiano abbia mantenuto il rating “A” da parte dell’agenzia Standard & Poor’s nonostante il downgrading dell’Italia e mette in evidenza le buone prospettive economico-finanziarie che ha il gruppo. E conclude affermando che Eni ha le basi per raggiungere i livelli delle principali major petrolifere in termini di valutazione di mercato, ma per raggiungere questo obiettivo “abbandonare Saipem sarebbe un buon inizio”.