Monsanto dovrà ripagare i veterani sudcoreani della guerra in Vietnam. La Corte suprema di Seul (Corea del Sud) ha infatti ammesso che la causa dell’acne chimica di 39 ex militari è strettamente legata al loro contatto diretto con l’agente arancio, il defoliante usato dall’aviazione americana sul Vietnam tra gli anni ’60 e ’70. 

Quella dei veterani sudcoreani è però una vittoria a metà: nella stessa sentenza la Corte suprema ha chiesto il riesame di una sentenza dell’Alta Corte di Seul del 2006 secondo la quale la multinazionale americana avrebbe dovuto ripagare 63 miliardi di won (circa 60 milioni di dollari) a 6795 ex militari sudcoreani ammalati di cancro. La causa dei tumori, dice la nuova sentenza, sarebbe molto “complessa” e non ci sarebbero prove sufficienti a provare il legame con l’agente arancio. In totale furono 320mila i soldati sudcoreani impegnati a fianco degli americani nella in Vietnam. Le associazioni di reduci stimano in 150mila i casi di soldati affetti da patologie legate al potente defoliante.

Il 18 luglio scorso, centinaia di membri dell’Associazione dei veterani vittime dell’agente arancio è scesa in piazza. Kim Sungwok, segretario generale dell’associazione delle vittime sudcoreane dell’agente arancio, lo aveva annunciato appena una settimana prima a Stars and Stripes, l’organo di informazione dell’esercito americano. “Se gli Stati Uniti fossero veramente nostro alleato a amico, avrebbero preso in considerazione la nostra posizione”, aveva aggiunto Kim, temendo una deriva anti-americana di molti suoi ex commilitoni.

Dal 1999, oltre 16mila militari sudocoreani sono ricorsi per vie legali oltre che contro Monsanto, contro Dow Chemicals un altro colosso Usa della chimica produttore dell’Agente arancio. La vicenda ha subito una svolta nel 2006, quando l’Alta Corte di Seul ha condannato Monsanto a pagare circa 60 milioni di dollari in danni agli ex volontari che in seguito all’esposizione alla sostanza defoliante si sono ammalati di tumore. Era la prima volta che un organo giudiziario sudcoreano si pronunciava contro le aziende produttrici del defoliante a base di diossina. Ora è quasi tutto da rifare.

I reduci ce l’hanno soprattutto con il governo di Seul che nel 1984, ha ricordato il quotidiano Hankyoreh, aveva fatto sapere ufficialmente a Washington che non c’erano state vittime per l’agente arancio. Mentre infatti in Australia e Nuova Zelanda in quello stesso anno da Washington erano arrivati 180 milioni di dollari in riparazioni per i danni alla salute creati ai soldati dall’esposizione diretta alla diossina. Di quei soldi a Seul non è mai arrivato nulla.0

Anche Hanoi attende il suo turno. Si stima infatti che, ancora oggi, quasi 5 milioni di vietnamiti, quasi tutti civili, soffrano di patologie che vanno dalle malformazioni neonatali ai disordini nervosi, per arrivare a forme tumorali a causa del contatto con la diossina dell’agente arancio.

Se oggi Monsanto e Dow rifiutano ogni assunzione di colpa, Washington sembra avere tutt’altra idea. Il 9 agosto 2012, l’ambasciatore americano in Vietnam, David Shear, ha inaugurato nella base Usa di Danang, nel centro del Paese affacciato sul Mar Cinese meridionale, un progetto di bonifica dei territori maggiormente contaminati dall’agente Arancio. ”Abbiamo lavorato insieme molti anni per raggiungere questo traguardo”, ha affermato Shear, sponsorizzando il programma di bonifica finanziato da governo vietnamita e l’agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid).

di Marco Zappa