Non sappiamo quanti sono, i Cavalieri, religiosi, militari o laici. Sappiamo che gli ordini riconosciuti sono sette. Il Vaticano ne custodisce quattro, tre fanno riferimento al Sommo pontefice. Per lo Stato italiano ne esistono tre e quelli esterni al colonnato di San Pietro, forse, sono i più agguerriti. Hanno mitologie, tradizioni, simbolismi e rituali che se non fanno pensare ai tempi massonici vuole dire che siete di fronte a un plagio d’autore.

San Gregorio Magno
Masi, Sarmi e Di Paola

Il collo va osservato. Nudo vuol dire povero. Il ricamo deve brillare, argento vivo. E il collo, pavoneggiante, deve sovrastare l’uniforme di panno verde, distesa sui pantaloni sempre di panno verde e velata di un fascione ancora d’argento. E lo spadino deve luccicare d’acciaio e i paramani devono incrociare simboli mistici, religiosi, esoterici. Così puoi riconoscere il Cavaliere di Gran Croce o il semplice Commendatore detto Commenda, eredi di quel gruppo di “personalità eminenti” che papa Gregorio XVI volle riunire dal 1 settembre 1831 per plasmare l’Ordine di San Gregorio Magno, il secondo per blasone in Vaticano, l’unico che rievochi la Legion d’Onore di Napoleone. Così, soltanto così, fra medaglioni rossi con santini e decorazioni militari d’impatto emotivo, puoi capire perché, in un salone rinascimentale e non certo in caverna, l’ex direttore generale Rai, Mauro Masi, potrebbe brindare con l’ex sottosegretario Paolo Peluffo. E l’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, potrebbe chiacchierare con il collega-fratello Arturo De Felice, il poliziotto a capo dell’Antimafia e l’ex ministro e ammiraglio, Giampaolo Di Paola. Benedetto XVI ha ringraziato e reclutato anche Gabriello Mancini, presidente della fondazione Monte dei Paschi di Siena. Mancini era stato generoso, la Fondazione aveva donato denaro utile e i giochetti contabili erano sacri, poteva e doveva entrare. Capita, al nunzio apostolico e persino al pontefice di sbagliare o di confondere i buoni e i cattivi. Un’inchiesta di qualche anno fa, a Napoli, mise insieme, vicini nei rapporti pubblici e privati, camorristi, poliziotti e imprenditori e una corrente di informazioni riservate perché c’era un Commendatore, che poteva sapere, chiedere e ottenere. In nome di San Gregorio Magno. Perché la gloria, che si manifesta con placche d’oro massiccio appese al petto, non passa soltanto per i posteri. Un alfiere di papa Gregorio XVI può domare piazza San Pietro a cavallo e può dormire il sonno eterno in una chiesa. Ma l’estremo privilegio fu concesso anche al boss Renatino De Pedis.

Costantiniano di San Giorgio
“Mons. 500 euro” e Berlusconi

Il labaro di Costantino, l’imperatore. La spada a forma di croce, vita o morte. La missione, proteggere la Chiesa. La beneficenza, poveri e malati. Un patrimonio di 600 milioni di euro, case e terre. E il sovrano, il Principe Carlo di Borbone e Due Sicilie, Duca di Castro. Militari religiosi, monsignori e politici, giuristi e burocrati: l’Ordine costantiniano di San Giorgio ha il piacere di includere per il vizio di escludere. Il circolo unisce don Nunzio Scarano, arrestato, che voleva importare 20 milioni di euro con un elicottero privato e l’intermediario Giovanni Caranzio. Non poteva mancare Silvio Berlusconi, e chissà se rispettò l’investitura e reclinò il capo per accogliere il mantello di velluto che si stringe con un collare d’oro. L’ex ministro Franco Frattini ha penato anni prima di poter ricevere, e poi sfoggiare, la feluca di feltro nera che si rivolge al Signore con un tripudio di piumette di struzzo color petrolio. La croce deve battere in petto, sempre, per avere addosso il peso di un compito storico, rivoluzionario e mitologico, un miscuglio di tradizione, rituali e deviazioni elitarie. A Napoli quel tipo di cintura e quel tipo di guanti fanno alzare la livella che rende uguali. Il cardinale Crescenzio Sepe, che gestiva bene il patrimonio immobiliare di Propaganda Fide e male le inchieste che l’hanno reso inquieto, detiene un posto, ma per un diritto più partenopeo che ecclesiale, più borbonico che vaticano. E di riflesso, per ragioni istituzionali, il governatore Stefano Caldoro. E per origini napoletane, l’ex prefetto Francesco La Motta, arrestato per i fondi al Viminale. Ma la Sicilia, la gamba mediterranea, non va mai trascurata. Anche Totò Cuffaro, ora in galera per mafia, ebbe l’onore di poter indossare i pantaloni di un blu fra la prugna e il curacao farciti di galloni in filo d’oro di 38 millimetri. I Cavalieri di Grazia o di Gran Croce hanno accolto il mite Corrado Calabrò (ex garante Agcom) che scrive poesie e l’inossidabile Pasquale De Lise, che non scrive poesie, ma ha occupato tante poltrone. Il presidente emerito Francesco Cossiga, appassionato di soldati e crociati, aeroplani (miniatura) e servizi (segreti), ne era affascinato.

Piano di Pio IX
Guardie svizzere per Bobo

Umberto Bossi non si piegherà, non si potrà mai genuflettere dinanzi al delfino ingrato che, per supremo desiderio di Benedetto XVI, fu nominato Cavaliere del Sacro Ordine Piano, il più antico, il più ambito e il più esclusivo. Roberto Maroni va chiamato eccellenza e merita il saluto d’onore di guardie svizzere e gendarmi impettiti. Quando attraversa il colonnato di San Pietro , discendente di quella corte laica e non armata che volle Pio IX il 17 giugno 1847, Bobo deve indossare lo stellone a otto punte che sostituisce la croce, una fascia rossa e azzurra, rigida perché sottoposta al blasone di una placca che segnala il grado: oltre l’oro non c’è nulla. I Cavalieri portano al petto uno scudetto che racchiude il motto ottocentesco: virtus et merito e la sigla Pius IX. Il prestigio non ha eguali, superiore per tradizione e benefici, Maroni potrebbe passeggiare per il Vaticano e ricevere l’attenzione e il riguardo che spetta ai vescovi o ai cardinali. Il fascismo aveva ottenuto il riconoscimento pontificio – fra i primi ci furono Benito Mussolini e Galeazzo Ciano – ma Pio XII soppresse la dote nobiliare che poteva far elevare per sempre le squadracce nere perché si poteva tramandare per generazioni. Il Sacro Ordine Piano ospita il presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga, che ne fu molto lusingato, seguirono Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Le istituzioni di più stretta osservanza politica non venivano ammesse, però il governo di Silvio Berlusconi ha conquistato tante stelle e tante medaglie: il Cavaliere per antonomasia, ovvio, poi Gianni Letta, Franco Frattini e Gianfranco Fini. Ma fu Massimo D’Alema a rompere l’embargo per i politici.

San Silvestro Papa
Boss e imbarazzi

Quando fu arrestato per associazione mafiosa, ‘ndrangheta esportata in Lombardia, il presunto boss Giulio Lampada chiamò a testimoniare il primo ministro vaticano, il segretario di Stato, il riflesso politico di Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone. Il salesiano, qualche anno prima (2009), aveva firmato la nomina di Lampada a Cavaliere per l’Ordine di San Silvestro Papa, la categoria che premia i cattolici che eccellono con l’arte musicale, pittorica, scultoria e che, condizione irrinunciabile, servono con benevolenza la Chiesa cattolica. L’imprenditore Lampada gestiva una sala giochi. L’onorificenza vaticana non viene conferita senza un’istruttoria interna che verifichi meriti e qualità morali. L’Ordine di San Silvestro Papa, istituito nel 1841 da Gregorio XVI, rivisitò la Milizia Aurata, subì riforme e correzioni finché Giovanni Paolo II introdusse il rango di dame e legittimò la presenza femminile. Il pontefice arruola i Cavalieri e li governa, soltanto l’erede di San Pietro può essere il Gran maestro. L’uniforme è abbastanza spoglia, seppur la decorazione sia vistosa e preziosa. La croce di Malta contiene una raggiera d’oro e un medaglione con l’effigie di San Silvestro, il protettore . I colori ricorrenti sono il rosso e il nero. Furono ammessi i luogotenenti dei Carabinieri, Roberto Lai e Fiorenzo Leandri; l’ex ministro Sergio Berlinguer, cugino di Enrico; Roberto Paolo Ciardi, storico.

Santo Sepolcro
La mafia e Contrada

Il conte Goffredo di Buglione liberò Gerusalemme , ma la crociata non è mai finita. L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, fra leggende e furori, deve proteggere la città santa e onorare Cristo. Un compito che spettò persino a Licio Gelli, la mente P2, che poteva offrire un elaborato apprendistato massonico. Sono militari e testimoni: “Il 17 giugno del 1099 l’esercito dei crociati – si legge sul sito ufficiale – dopo aver conquistato le città di Nicea e Antiochia, giunse a Gerusalemme, governata a quel tempo da Iftiker ad Daula, a capo di una guarnigione di arabi e sudanesi. Gerusalemme era ben fortificata, i crociati avevano scarse riserve d’acqua e non erano abituati al caldo della Palestina, che peraltro affrontavano vestiti di pesanti armature. Per poter espugnare la città, i crociati dovettero costruire delle enormi macchine da guerra in legno che consentirono loro di penetrare in Gerusalemme tra il 14 e il 16 luglio”. Il Vaticano e l’Italia riconoscono l’ordine laico nazionale che gestisce 60 parrocchie, 45 scuole, alleva 18.000 studenti e coccola 900 insegnanti, fa opera di carità e, in passato, faceva tanti errori. Vent’anni fa, il collaboratore di giustizia Vincenzo Calacaro dichiarò: “’Mi fu detto che si erano riuniti elementi della Cupola palermitana, tra cui Mariano Agate e zu Totò (Riina, ndr) ed elementi dell’ordine di Santo Sepolcro (a cui sono iscritti uomini d’onore di spicco). Anche monsignor Marcinkus faceva parte di quest’ordine. Mi fu spiegato che il Papa voleva fare dei cambiamenti che avrebbero danneggiato non solo ambienti del Vaticano, ma anche interessi di Cosa Nostra. Ambienti del Vaticano ovviamente corrotti e collusi con Cosa Nostra”. Negli anni Novanta, a Palermo, si chiacchiera tanto dei custodi del Santo Sepolcro. C’erano avvocati, magistrati e malavitosi. Anche Bruno Contrada, numero 2 del Sisde, ne faceva parte. L’anno scorso, poco prima di lasciare l’incarico e divenire emerito, papa Benedetto XVI nominò Gran maestro il cardinale americano O’Brien. I Cavalieri del Santo Sepolcro, alfieri che possono e devono proteggere la Terra Santa, si distinguono per un collare e la tipica mantella bianca con la croce rossa.

Cavalieri di Malta
Le poltrone in Vaticano

Il Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta ha la fortuna di non essere una propaggine vaticana. E fa nulla che Ernst von Freyberg, costruttore di fregate militari, sia il presidente dell’Istituto per le Opere religiose e un gran dignitario di un ordine internazionale che celebra la carità. L’inglese Mattew Festing, ex maresciallo in campo al servizio di sua maestà, fu ricevuto con gli onori istituzionali da Renato Schifani, allora presidente del Senato. E non c’è mai una convenzione sanitaria fra gli italiani e i maltesi che non abbia un brindisi di buon augurio. Così pare normale che la Guardia Costiera doni all’ordine una motovedetta in disuso, può sempre tornare utile. E ancora non sorprende che Silvio Berlusconi, grazie a sapienti suggerimenti di Gianni Letta, non mancasse mai a un pranzo dei Cavalieri. Fra i quasi 12mila affiliati che per il mondo offrono assistenza sanitaria, senza praticare troppo la teoria di volontariato, c’è anche Roberto Formigoni che ottenne l’agognata fascia per “l’instancabile attività, soprattutto in politica estera, di interventi umanitari”. L’ex governatore lombardo si commosse: “Voglio esprimere la mia gratitudine, so bene il significato di questa investitura”. E chissà se Formigoni sia un Cavaliere di giustizia, di onore e devozione, di grazia magistrale o un semplice donato di classe. Il mantello nero fa la differenza, i politici e i burocrati sgomitano per averlo. Ogni tanto, a ritmo regolare, c’è un’inchiesta che manda in galera furbacchioni che mettono in scena la cerimonia solenne. Anche la ballerina romena Ramona Badescu fu raggirata. Qualche anno fa, Bobo Craxi rivelò che i maltesi potevano aiutare suo padre Bettino, prima di morire in latitanza: “Ringrazio Andreotti perché si prodigò per far rientrare in patria mio padre: tentò di fargli avere un passaporto dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e ne parlò con Ciampi”. Il patrono è il cardinale Paolo Sardi, un porporato di primissimo livello. I Cavalieri, che “difendono la fede”, sono invincibili perché a volte sono religiosi, a volte sono laici, a volte sono entrambe le cose.

Da Il Fatto Quotidiano del 13.07.2013