“Ne riparliamo domani”, ha risposto in tutta fretta il premier spagnolo alla stampa venerdì mattina: che l’ex tesoriere del suo partito, Luis Bárcenas, trascorresse la notte in carcere per “rischio di fuga e alterazione di prove”, non lo avrebbe di certo mai immaginato. Mariano Rajoy, che ha appreso la notizia a Bruxelles, proprio durante la riunione del Consiglio europeo, ha glissato su ogni commento, mentre poche ore dopo un comunicato, lungo tanto quanto un tweet, veniva emesso dalla segreteria generale del Partito popular.

L’ex tesoriere, indagato per frode fiscale, falsificazione di documenti, truffa e riciclaggio, è stato portato nottetempo dietro le sbarre del Soto de Real di Madrid. Il giudice Pablo Ruz ha ordinato il carcere incondizionato per l’ex senatore al centro dello scandalo più grave del Paese, dopo due ore di dichiarazioni ritenute “parziali, inconsistenti e insufficienti” in merito a dei sospetti spostamenti di denaro dai conti di Bárcenas in Svizzera verso paradisi fiscali. E per una “vaga” spiegazione su un viaggio in Argentina di sole 14 ore, realizzato quattro giorni prima di presentare una documentazione che cercava di giustificare un bonifico ricevuto nel conto della moglie, Rosalía Iglesias, di 560mila euro. La coppia disse che si trattava di una compravendita di opere d’arte, ma la pittrice argentina tirata in ballo, aveva dichiarato di non saperne nulla. Insomma l’ex tesoriere del primo ministro spagnolo, che pare abbia giocato per anni con il Fisco e si occupasse di far avere bustarelle mensili agli alti dirigenti del partito, possiede depositi in Svizzera per 47 milioni di euro, presumibilmente ricavati da commissioni illecite per contratti pubblici.

Dopo la decisione del magistrato, il vertice del PP è rimasto in silenzio, alle prese con la paura di nuove rivelazioni che Bárcenas, che ha controllato le finanze del partito per vent’anni, potrebbe decidersi a rilasciare. L’ex tesoriere ha infatti sempre minacciato di essere disposto a tutto, pur di non finire dietro le sbarre, anche a fare senza mezzi termini nomi e cognomi. Nel dicembre 2012 arrivò perfino a chiamare un notaio, quando il Fisco scoprì i primi 16 milioni in un conto di Ginevra, per dichiarare nero su bianco che aveva dei documenti compromettenti, molto più di quelli che il quotidiano El País pubblicò lo scorso 31 gennaio.

Insomma nella sede di via Génova nessuno sa adesso cosa potrebbe realmente accadere, e cosa l’ex faccendiere del partito potrebbe rivelare. D’altronde “Bárcenas conosce il partito meglio di qualsiasi altra persona e ha uno dei migliori avvocati della Spagna. Si sentiva potente, intoccabile. E adesso che è finito in carcere la sua reazione potrebbe essere imprevedibile”, spiegava un dirigente del partito alla stampa iberica.

Mentre il Pp quindi prendeva atto della decisione del giudice Ruz, il governo ha parlato solo attraverso il ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón. “Non c’è nessuno, né nel partito né in altri settori della società spagnola, che possa dirsi contro un’inchiesta o qualsiasi procedimento che la giustizia reputa di dover sottoporre a indagine”. L’incubo, cominciato già nel 2009 con l’affaire Gürtel, in sostanza, continua. Per Rajoy si prospetta un rientro di fuoco a Madrid. E non certo per l’empatia con l’amico Bárcenas, che è già rimasto senza sostenitori dentro il partito, soprattutto dopo che si scoprirono le sue enormi fortune personali che, secondo i dirigenti, nessuno sospettava. La preoccupazione del premier, infatti, riguarda tutte le cifre e i nomi che sarebbero riportati sulla presunta contabilità B. Anche se la posizione del Partito popolare ad oggi è di certo più chiara: Luis Bárcenas ha ingannato tutti, incluso Rajoy.