Dopo la chiusura delle indagini della Corte dei conti, svelata dal Fattoquotidiano.it, sulle interviste televisive comprate con i soldi pubblici dai consiglieri regionali dell’Emilia Romagna vengono a galla i nomi dei tre gruppi più spendaccioni. Nell’ordine Lega Nord, Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà. Il primato spetta di gran lunga al Carroccio: 70 mila euro in tre anni per comprare comparsate televisive nelle emittenti locali, usando, per pagare, fondi regionali in maniera illecita . È questa la cifra che la procura contabile contesta al partito di Maroni. Si tratta di una cifra spesa tra il 2010 e il 2012 finita sotto la lente della magistratura contabile e di quella ordinaria, nel merito della vicenda scoppiata alla fine dell’estate scorsa. Il grosso, quasi 40 mila euro, è stato speso dal gruppo padano nel 2011, nell’anno in cui peraltro il consigliere regionale Manes Bernardini, era candidato per il centrodestra a sindaco di Bologna.

Insieme al partito di Maroni, secondo le contestazioni della Corte dei conti, al secondo e al terzo posto ci sono il Partito Democratico, 16 mila euro, seguito da Sinistra Ecologia e Libertà con quasi 15 mila euro spesi sempre nel triennio 2010-2012. Tutti i partiti in Consiglio, eccetto l’Italia dei Valori, sono stati comunque coinvolti: a questi la Corte dei Conti contesta somme inferiori ai 10 mila euro.

Sono queste le cifre più significative raccolte dal fattoquotidiano.it dopo la svolta nelle lunghe indagini sulle interviste a pagamento. Cifre che non sorprendono visto che a febbraio scorso, nel pieno delle indagini preliminari affidate alla Guardia di finanza, il procuratore regionale della Corte dei Conti, Salvatore Pilato aveva anticipato che le spese contestate ai gruppi consiliari, in totale, si sarebbero aggirate tra i 100 e i 200 mila euro. Giovedì infine il procuratore Pilato aveva annunciato che le attività pre-istruttorie erano terminate. Il suo annuncio arrivava dopo che il Fatto.it aveva rivelato che gli inviti a dedurre (una specie di avviso di fine indagine) erano partiti dalla procura all’indirizzo di tutti i capigruppo in consiglio regionale (eccetto l’Idv). Andrea Defranceschi del M5S e Silvia Noè dell’Udc, cognata di Pierferdinando Casini, erano stati gli unici ad ammettere di avere ricevuto l’invito a dedurre: un avviso che consente ai soggetti chiamati in causa, entro 30 giorni di presentare memorie a propria difesa. Dopodiché il procuratore deciderà se portarli a giudizio.

Il capogruppo della Lega Nord, Mauro Manfredini peraltro fu anche il primo a essere ascoltato dalla pm Antonella Scandellari, che a inizio settembre 2012 aveva aperto un fascicolo per peculato nell’ambito di una maxi inchiesta in ambito penale (ancora in corso), seguita direttamente dal procuratore della Repubblica Roberto Alfonso e dall’aggiunto Valter Giovannini, e che comprende tutto il grande tema dei fondi regionali.

Manfredini (che interpellato sulla notizia qui pubblicata, non ha risposto) all’appuntamento in procura della Repubblica si era presentato tranquillo, almeno con i cronisti. “Noi ci siamo sempre comportati come prevedevano le regole, siamo abbastanza tranquilli – aveva dichiarato il consigliere – Al pm ho consegnato i contratti e le fatture, gli accordi con le tv li prendevo io e i contratti erano intestati al gruppo”. La pratica, aveva sottolineato prima dell’interrogatorio, “era una cosa consolidata”. Marco Monari, capogruppo del Pd si è trincerato dietro un no comment: “Al momento non ho ricevuto nulla e quindi non ho nulla da commentare”, ha detto. Per il momento non ha risposto al Fatto.it neppure il capogruppo di Sel, Gian Guido Naldi.

La vicenda era esplosa nell’agosto del 2012, quando erano venute a galla le fatture del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle nei confronti dell’emittente 7 Gold. L’ex pupillo di Beppe Grillo, Giovanni Favia, aveva ammesso di avere pagato per apparire sulle emittenti locali: “L’informazione non è libera, continuerò a pagare per andare in tv”, aveva detto Favia, che era stato pubblicamente rimproverato dal blogger genovese. Dopo di lui, però, la lista dei consiglieri regionali accusati di aver acquistato spazi televisivi su emittenti locali per partecipare ed essere intervistati nelle trasmissioni di informazione politica, spendendo (sono cifre della Procura) tra i 100 e i 200 mila euro, soldi pubblici, si era sensibilmente allungata. Oltre alla Corte dei conti e alla procura della Repubblica è intervenuto nella vicenda anche l’Ordine dei Giornalisti che nei mesi scorsi ha sanzionato diversi professionisti.

di David Marceddu e Annalisa Dall’Oca