Giorni strani a Madrid. Da una parte il governo, la scorsa settimana, si è rifiutato di rimuovere un simbolo franchista dalla sede della Banca di Spagna di Alicante per il suo valore artistico. Dall’altra, il prossimo 11 luglio un tribunale della Capitale giudicherà l’operato dell’artista Eugenio Merino, accusato di “danno all’onore” del dittatore Francisco Franco.

Il suo delitto? Aver creato un fantoccio del Caudillo, con tanto di divisa militare e occhiali da sole, e averlo infilato in uno di quei frigoriferi da bar disegnati dalla Coca-Cola: “Always Franco”, appunto. L’opera, presentata nell’edizione 2012 di Arco, il festival internazionale di arte contemporanea di Madrid, non era piaciuta alla Fondazione Francisco Franco che ha citato Merino in tribunale, chiedendogli un risarcimento di 18mila euro per aver offeso e ridicolizzato la memoria di “un ex capo dello Stato, il che costituisce una provocazione a tutti gli effetti”.

“Non sono preoccupato per la sentenza. La cosa più grave è già successa”, racconta a ilfattoquotidiano.it l’artista spagnolo, che da dieci anni espone in tutto il mondo, da Basilea a New York, da Miami a Parigi, da Bruxelles a Milano. “Hanno ottenuto quello che volevano: che un artista sia costretto a difendere la libertà di espressione. Tutto con la complicità dei politici e degli organizzatori del festival. È da dieci anni che presento le mie opere ad Arco, quest’anno non mi è stato permesso di farlo”.

Nella denuncia presentata in tribunale, infatti, compare anche una lettera firmata dall’ex sindaco di Madrid, José María Álvarez del Manzano, attuale presidente di Ifema, luogo principale dove si svolge la Fiera di Arco, che approva il malumore della Fondazione Franco “perché – scrive – hanno ragione”. È “un’indignazione, l’autore voleva solo attirare l’attenzione”. E Merino veniva bandito da Arco.

Più che di attenzione però, a Madrid va di moda la censura, tanto più che la Fondazione stessa, che percepisce dei contributi pubblici e si prefigge come obiettivo principale la diffusione della memoria e delle opere di Franco, “dovrebbe essere illegale. È come se esistessero la Fondazione Hitler o Mussolini e avessero potere nei rispettivi paesi”, spiega.

In appoggio a Merino, dal 5 al 7 di luglio, nel quartiere di Vallecas, un gruppo di artisti ha deciso di riunirsi in una “Giornata contro Franco”. Una mostra ironica e critica sul retaggio del franchismo, con lo scopo di metter su la cifra che Merino potrebbe sborsare, se il giudice ritenesse fondata la sua colpevolezza. “Abbiamo l’impressione che queste tristi vicende possano accadere solo in una Paese come la Spagna, ancora oggi incapace di prendere coscienza delle funeste conseguenze della dittatura militare che ha controllato il Paese per quarant’anni”, si legge in un manifesto a favore di Merino e della libertà di espressione, firmato da oltre duemila artisti, scrittori e studiosi. “È difficile immaginare una presunta fondazione Adolf Hitler che perseguita in Germania l’opera di Gerhard Richter o di Maurizio Cattelan, per aver criticato il nazismo”.

Proprio Cattelan, lo scorso novembre, aveva presentato a Varsavia una delle sue sculture iperrealiste: un Hitler in ginocchio, in segno di perdono, in uno dei cortili dell’allora ghetto ebraico della capitale polacca, dove più di 100mila persone sono state uccise dai nazisti nel 1940. E il suo Hitler è finito anche al Guggenheim di New York, senza provocare nessuna conseguenza giuridica.

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