La Procura di Roma sta indagando su un’altra compravendita di parlamentari. La collezione di B. per la stagione invernale 2010-11, preludio alla fine del suo governo e all’avvento dell’era sobria di Monti. Due i protagonisti, oltre a Silvio Berlusconi. Il plurinquisito Denis Verdini e l’attore Luca Barbareschi, deputato finiano. Gli ‘approfondimenti’ dei pm della Capitale sono iniziati con la collaborazione dell’ex senatore del Pdl Sergio De Gregorio con i magistrati di Napoli, cui ha ammesso di essere stato “comprato” da B. nella breve legislatura 2006-2008, per tre milioni di euro. Il passaggio di De Gregorio dall’Idv ai berlusconiani fu propedeutico alla caduta di Romano Prodi. Le rivelazioni dell’ex dipietrista hanno toccato infatti anche la tenuta del centrodestra dopo lo strappo di Fli nel 2010. E Verdini avrebbe raccontato a De Gregorio le “modalità” per far rientrare Barbareschi nel Pdl. La storia si consuma tra gennaio e febbraio del 2011, ma partiamo dallo sfogo che B. ebbe tre mesi più tardi.

Era il 5 maggio di due anni fa. L’ennesima notte bianca a Palazzo Grazioli. Senza puttane però. Berlusconi ritrova l’amico Umberto Bossi, dopo una settimana di litigi sulla guerra alla Libia di Gheddafi, regime caro a B. ma anche alla Lega. L’allora premier, Bossi e un manipolo di colonnelli si mettono a tavola per la cena. Si parla di rimpasto, di nuovi sottosegretari. C’è da onorare la cambiale ‘firmata’ dal Cavaliere per la fiducia ottenuta il 14 dicembre 2010. Il giorno fatidico di Scilipoti, Razzi e tanti altri al posto degli scissionisti di Gianfranco Fini. B. ha disposizione almeno dieci caselle e ne riempie nove, pescando a piene mani tra i trenta Responsabili, divisi in sei sigle, che attendono la ricompensa da 142 giorni. Ci sono anche quattro finiani pentiti. Dal Pdl andata e ritorno nel giro di poche settimane. Catone, la Polidori, Bellotti, Roberto Rosso. Per loro una poltrona di sottogoverno. Ma nel suo sfogo con Bossi, insofferente per questa abbuffata Responsabile, Berlusconi cita un altro finiano pentito, che ha fatto una richiesta diversa. Questa la frase di B., raccontata al Fatto da un partecipante alla cena e riportata nell’edizione del 6 maggio: “Umberto non sai quanto mi fanno penare questi qui. Richieste su richieste, anche impossibili. Ti faccio un esempio: Luca Barbareschi mi è costato tre fiction”.

L’attore eletto in quota An nel 2008 ha recitato una scena perfetta e incredibile da voltagabbana. Primo ciak, 6 novembre a Bastia Umbra. Debutta Futuro e Libertà. Per la serie: un altro centrodestra senza B. è possibile. Barbareschi legge il Manifesto per l’Italia sulle note di C’era una volta in America. E’ emozionato. Dice: “Ho un incarico, il più grande che mi è stato affidato nella mia vita di spettacolo e politico: leggere il Manifesto per l’Italia”. La sua spinta propulsiva antiberlusconiana tocca il climax il 14 dicembre. Quando vede la Polidori ritornare tra le braccia di B. non si trattiene: “La Polidori è stata minacciata per le aziende. Le hanno detto che chiudevano le sue aziende”. Barbareschi si riferisce all’azienda dei Polidori, il Cepu. Si mormora anche della promessa di equiparare le università telematiche (il Cepu, appunto) a quelle non statali. In ogni caso, mai giudicare, mai tirare la prima pietra. Soprattutto quando c’è uno come Denis Verdini in agguato. Falco fidatissimo del Cavaliere, secondo De Gregorio è “il bomber di quella trattativa”. Verdini marca Barbareschi a uomo. E a De Gregorio spiega come “l’accerchiamento è andato in porto”. Fiction. Soldi, soldi, soldi. In un primo momento B. è pure scettico. Il prezzo dell’operazione è troppo alto. Ma Verdini va avanti, non molla.

Barbareschi ha una casa di produzione, la Casanova. Dal 2012 a oggi ha realizzato sette serie tv per la Rai. All’epoca dell’accordo sono due, secondo il piano della fiction approvato dal cda di Viale Mazzini proprio nel fatale febbraio del 2011. Nel suo sfogo con Bossi, B. le fa salire a tre. Tipico dell’uomo, abituato a ingigantire le cose o a sbagliare i numeri. Alla Casanova vanno 15 milioni di euro per produrre Nero Wolfe e un film sulle Olimpiadi. I mal di pancia di Barbareschi, ovviamente, scoppiano a febbraio. I colleghi di Fli lo beccano a votare in modo sbagliato sul caso Ruby. Il 5 febbraio, poi, c’è una riunione tempestosa con Fini. L’attore reclama un incarico, il presidente della Camera lo gela e lo chiama “pagliaccio”. Barbareschi urla e gli tira una penna addosso.

Due settimane dopo, il 20 febbraio, c’è l’addio. La trattativa, secondo De Gregorio, si conclude positivamente. L’attore ritorna nel Pdl e al Corriere della Sera dice: “Sono andato via perché ormai si respirava solo la diatriba personale. Così ho detto no alla morale giacobina sul caso Ruby, alla voglia di golpe contro Berlusconi, a un clima da piazzale Loreto”. Barbareschi mette anche le mani avanti: “Non vorrei che si pensasse male”. Già. Alle ultime elezioni l’attore non viene ricandidato. Barbareschi è stato uno dei deputati più assenteisti della scorsa legislatura. A gennaio, quando le Iene glielo fanno notare, lui s’infuria e prende a mazzate gli inviati della trasmissione di Italia1. Mediaset non trasmette il filmato. Nel frattempo c’è anche una querela della Polidori e così il 6 aprile scorso Barbareschi le chiede scusa con un avviso a pagamento sulla Stampa di Torino: “Sento il dovere di porgere pubblicamente le mie scuse all’On. Catia Polidori per averla ingiustamente offesa e diffamata allorché , in data 14 dicembre 2010, nell’immediatezza del voto di fiducia al governo Berlusconi, ho dichiarato alla stampa che il suo appoggio all’esecutivo era stato determinato dall’interesse di proteggere il Cepu, sua azienda di famiglia, poiché ella aveva ricevuto minacce sulla chiusura di tale azienda se avesse votato in modo contrario. In tale contesto, aggiungevo di essere convinto di tali affermazioni e che in tale condotta avrebbe potuto ipotizzarsi corruzione di pubblico ufficiale”. Barbareschi precisa anche che la Polidori non ha interessi nel Cepu. Corruzione. Mai giudicare, mai tirare la prima pietra.

da Il Fatto Quotidiano del 1 luglio 2013